Francia, giubbotti gialli: “nazionalismo” contro “sovranismo”

Dopo una settimana di proteste, i gilets jaunes, come volevasi dimostrare, stanno ancora manifestando oggi in tutto il paese. E non si fermeranno. Fanno sul serio. Hanno creato un movimento. Le loro rivendicazioni? Meno tasse e via Macron. Qualcuno parla di tornare alle urne.

Alcuni sindacati di polizia si sono schierati con il popolo, dichiarando il loro imbarazzo per le azioni di repressione che alcuni di loro sono stati portati a compiere. Grazie all’intervento “fortunato” dei black-blocks infatti, Macron, ha colto l’occasione per uscire da un silenzio stampa tanto assordante quanto cinico e sordo per ribadire le sue accuse alle violenze dei manifestanti che poi sono solo quelle di qualche BB felicemente infiltrato (https://www.huffingtonpost.fr/2018/11/24/macron-dit-sa-honte-face-a-la-violence-des-gilets-jaunes_a_23599408/).

Vi chiederete: come mai tanta ostinazione (e sto parlando del pupazzo di Parigi) nel non volere ascoltare le trippe del popolo? Semplice, la finanza internazionale, di cui lui è il fantoccio, malata di narcisismo patologico, ha un sogno: quello di potere venire allo scoperto e di potere apertamente prevaricare i popoli della terra senza doversi più nascondere, ma come in un gioco sadomaso, che la cosa sia richiesta e apprezzata dal popolo, che esso la ringrazi, e ne chieda ancora!

Purtroppo non tutti amano il sadomasochismo, c’è ancora una parte di umanità sana che dice no. Ogni volta che la casta monecratica mette i suoi emissari, come Macron, il malcontento sale nonostante i potentissimi mezzi di corruzione di cui dispone per corrompere tutta la società: lo strumento monetario fiat e debito.

Oggi egli è troppo occupato a fare dichiarazioni vacue su Brexit ed Europa mentre la sua casa brucia e quella europea si scalda.

Alcuni si chiederanno. Ma la Francia, avendo il trattamento privilegiato da parte delle politiche europee, di cui abbiamo parlato in alcuni articoli, come mai brucia?

Vorrei pertanto sottolineare l’importanza fondamentale della distinzione tra, da una parte, la sovranità di uno Stato – che può sfociare come nel caso francese in nazionalismo e prevaricazione dei popoli di altri paesi – e dall’altra la sovranità di un popolo, di ognuno di noi. In un mondo normalmente democratico la sovranità del popolo dovrebbe dipendere in qualche modo anche dalla sovranità di un paese, perché le sue istituzioni dovrebbero essere la fedele rappresentazione del volere di un popolo, ma sappiamo che così non è.

In Francia la sovranità del paese, che è nazionalismo, è squilibrata, neocoloniasta, prepotente, sfocia nel volere di una elite depravata e psicopatica che sta usando le istituzioni della République a suo uso e consumo arrivando a tracimare al punto da schiacciare la seconda sovranità, quella del popolo, quella di ognuno di noi.

Nel paese che più di tutti al mondo è vissuto nella dicotomia e nella propaganda ipocrita, inculcata sin da piccini, di presentarsi al mondo come la culla dei diritti universali fino a quando il comitato d’affari misto pubblico privato al vertice della République aggrediva “solo” altri continenti, e drogava il popolo francese con aiuti e sovvenzioni a non finire, tutto ok Madame la Marquise. Ma il popolo francese è per l’appunto, e grazie al cielo, un popolo viziato, abituato al guanto di velluto di Mitterand che non disdegnava di utilizzare specie con le colonie il pugno di ferro fuori.

E non è solo la goccia del caro benzina ad avere fatto traboccare il vaso, in Francia. E’ qualcosa nelle trippe, un cortocircuito tra mente e viscere che è saltato: un popolo crassamente manipolato a pensare di essere la culla dei diritti umani, non può neanche lontanamente sopportare il trattamento che gli è riservato dall’élite, non può rassegnarsi a capire che è stata tutta propaganda menzognera. Donde la determinazione dei nostri vicini: è la propaganda di cui il loro dna è fatto che si ritorce come un boomerang.

Purtroppo la massa critica non è ancora arrivata all’idea che “sovranismo” nel mondo senza Stati, che è quello che la casta mondialista ha in mente di propinarci, significherebbe che ognuno fosse libero di organizzarsi in comunità e fosse sovrano. Essere sovrani significa che la moneta che hai in tasca, l’hai in virtù del fatto che un essere umano ha diritto ipse facto di vivere dignitosamente, come ci insegna proprio quella Dichiarazione dei diritti dell’uomo di cui la Francia si fa a parole campionessa, senza costringerti a prostituirti e soprattutto è tua e non è debito nei confronti di nessuna casta di privati. Ecco perché la casta dei falsari monetari odia il sovranismo, non sopporta il populismo, e li fa coincidere con nazionalismo e fascismo. Perché un popolo che si sa sovrano, non accetta più la legge fallace del do ut des, e del mors tua vita mea, rivendica la sua sovranità riprendendosi la moneta e riprendendosela, sia chiaro, non in quanto singolo cittadino ma in quanto comunità organica.

“Sovranismo” non è nazionalismo. Nazionalismo è spingere per la sovranità di una nazione, fatta di Stato, popolo, territorio nei confronti degli altri Stati, trarre il proprio benessere dal predominio e lo sfruttamento delle risorse appartenenti ad altri popoli, come fa per l’appunto la Francia con il CFA. Sovranismo è un fatto interno, è spingere per la sovranità dei cittadini, cioè degli uomini e delle donne, all’interno dello stesso paese, ed è un fatto universale. Nazionalismo invece è una conseguenza dell’internazionalismo apolide, quello che spinge per il globalismo perché è proprio con la complicità di alcune nazioni, USA, Francia, Norvegia, Olanda, Danimarca, Gran Bretagna, Cina, più “sovrane” di altre e con il sofisma che il loro nazionalismo sarebbe “patriottismo” legittimo che si perpetua il neocolonialismo finanziario in tutte le sue forme.

Un cittadino sovrano ha il dovere di difendersi dalla casta organizzandosi in COMMUNITAS, perché solo uniti potremo esercitare la nostra sovranità, e fino a quando tale communitas è lo Stato, dobbiamo farne la nostra casa e la nostra cassa, con una compartecipazione agli utili che esso accentra da trasferire ad anonimi creditori, che creano la moneta che prestano, con un gioco di scrittura contabile.

Lo Stato in poche parole va depersonalizzato e strumentalizzato a nostro servizio e non viceversa come è successo da quando abbiamo dato la personalità giuridica a società per azioni ed enti pubblici.

Infine, quando Macron dice che patriottismo non è nazionalismo, lo fa come al solito per rovesciare le parole, lo fa per giustificare quel nazionalismo insano e neocoloniale della Francia nel mondo, che ai francesi hanno inculcato come “rayonnement” nel mondo, per far loro accettare il nazionalismo spietato del loro paese, chiamato, in modo “mignon” “chauvinisme”.

Se così non fosse, il popolo francese direbbe assieme a Marine Le Pen:
“La Banca di Francia, (il franco CFA) è un dramma, un dramma per le colonie africane e per noi. Tiene l’economia africana in asfissia. E’ un modo per uccidere economicamente l’Africa, quindi io sono fondamentalmente contraria a questo modo di fare.
Tutti le nazioni hanno il diritto di avere la loro moneta, la sovranità monetaria. Sono coerente, i diritti che reclamo per il mio paese e il mio popolo devono essere validi per tutti i paesi e i popoli del mondo.
Sarebbe importante che gli africani iniziassero a far rispettare le loro regole.”

N. Forcheri 25/11/2018

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La zona Franco: appannaggio del signoraggio coloniale della Francia

Fonte: nicolettaforcheri

Tratto da: scenarieconomici

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