Anteprima “Progetto Rinascita” e comunicazioni da UnUniverso

Voglio chiedere scusa a tutti per la ridotta attività del blog UnUniverso in questi ultimi tempi: questo blog non era nato per essere soltanto un copia e incolla di articoli scritti da altri ma doveva vedere la partecipazione diretta mia e di tutti i lettori. Per motivi personali prima, lavorativi poi ho dovuto, malvolentieri, ridurre la mia dedizione a questo blog; mentre ora sono totalmente intento nella scrittura del mio nuovo libro da non riuscire a dedicare le dovute attenzioni a UnUniverso. Ringrazio tutti quelli che mi hanno seguito fino ad ora e spero vivamente che continuiate a farlo, prometto che UnUiverso tornerà più forte che mai, nell’attesa voglio donarvi un estratto del mio nuovo libro che, probabilmente si chiamerà “Progetto Rinascita”, come il mio primo “Lo specchio del pensiero”, un romanzo che ha come  sfondo  tematiche molto serie che tutti dovrebbero conoscere. Progetto Rinascita, in particolare è un romanzo di fantascienza stile Matrix ispirato a tematiche scientifiche e agli scritti gnostici. Vi prego di leggere le recensioni di “Lo specchio del pensiero”  delle quali vado particolarmente orgoglioso Amazon  ; Macrolibrarsi ; you tube

Ecco a voi Progetto Rinascita

Nicola Zegrini

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Ma facciamo un bel passo indietro, indietro nel tempo, talmente tanto indietro da portarci a quella che, per il mondo di sotto, fu la nascita stessa del tempo. 

Niente di tutto quello che chiamate realtà esisteva allora, non la materia, non la mente pensante, non lo spazio, né tantomeno il tempo.

Vi era la Fonte, essenza originaria e, subito sotto di essa, la schiera degli Eoni: esseri dalle potenzialità infinite, creatori di quasi tutti gli scenari che esistono ed esisteranno al di fuori di questo. La loro capacità creativa non aveva, né ha, pari all’interno del nostro universo. 

Tra gli Eoni vi era Sofia, di un’intelligenza eccelsa e dall’esuberanza impareggiabile; un maestro supremo che vive e vivrà per sempre nei nostri cuori. Sofia, con la sua irrefrenabile immaginazione creativa, ipotizzo qualcosa che, per chi leggerà, potrebbe apparire impossibile, inconcepibile: la scissione del finito dall’infinito. 

Per quanto difficile possa essere proverò a spiegare. In un mondo dalle infinite potenzialità, dove tutto ciò che è ipotizzabile diventa, ed è, reale, dove si è sempre in ogni luogo perché l’essere stesso si realizza nella spazialità, dove c’è soltanto l’adesso e l’immagine di ciò che avrebbe potuto essere, visto che il tempo lineare a voi tanto familiare qui non ha luogo, Sofia cominciò con il creare dei limiti che altro non sono se non regole. Creò il tempo, il cui scorrere poteva realizzarsi solamente in una direzione e sempre, inesorabilmente, alla stessa velocità. Creò lo spazio, anch’esso un limite: nella realizzazione di Sofia non si poteva essere in due o più luoghi contemporaneamente proprio perché esistevano i luoghi stessi e lo spazio. Non solamente il tutto, il qui e ora, che si conoscevano prima della sua emanazione. Sofia ipotizzò poi l’individualità: l’essere essenza distinta dalla totalità e questa sua visione, lasciatemelo dire, si rivelerà come la principale causa di tutte le difficoltà che sorgeranno lì sotto. Questa visione darà genesi alla paura, l’emozione più devastante per l’essere umano ma, ancor peggio, darà vita a qualcosa di  tanto atroce da essere considerato l’essenza stessa del male, ma di questo non mancheremo di parlare in seguito. 

Questa fu la sua scommessa primaria: la realizzazione di una dimensione in cui esistono limiti di spazio, di tempo e di essenza. Pose quindi dei limiti e creò alcune, le più fondamentali, tra quelle che chiamate “leggi fisiche” quelle che rendono possibile la vita in un ambiente costituito da materia solida; ma questo fu solo l’inizio, altre leggi verranno formulate in seguito e, tuttora, se ne creano di continuo, come emanazione diretta di Sofia o, per mezzo dei primi embrioni della sua creatura: gli Umani, 

Ed eccoci a parlare dell’Umano, la creatura prediletta di Sofia, esso fu la base, la sua creazione primaria, tutto il resto venne in seguito; come le dimostrazioni di amore senza fine che una madre dona ai propri figli. Sofia creò l’ambiente perfetto affinché l’umano potesse sperimentare appieno la sua creazione e ne fosse, allo stesso tempo, artefice. L’umano doveva incarnare la consapevolezza propria delle anime del Pleroma all’interno della realtà limitata di sua creazione. Donò quindi a tale essere una consapevolezza di sé stessa simile alla nostra ma limitata nello spazio e nel tempo e questo fece si che esso dovesse imparare di nuovo, ad ogni nascita, quante più informazioni possibili al fine di rendere la propria esperienza nel mondo di sotto abbastanza appagante, per come era stata concepita da Sofia. Non sto parlando solamente di informazioni statiche, il costringere la consapevolezza in limiti di spazio e di tempo fece si che il compito più arduo per l’essere umano fosse quello di ritrovare sé stesso e la sua qualità di essere infinito e senza limiti.  

Ed ecco che entriamo in gioco noi: le anime del Pleroma. Nella visione di Sofia, l’essere umano doveva essere il mezzo mediante il quale l’anima o, come avviene ultimamente, parte di essa, poteva addentrarsi in quella bizzarra realtà che lei, Sofia, aveva creato, e sperimentare, così, un esperienza di limitatezza. 

Questo il disegno principale: che potrebbe apparire semplice, quasi basilare, un esperienza differente da vivere per poi tornare alla propria realtà. 

Sofia credeva tanto nel suo progetto che decise di esserne parte essa stessa, e non una parte qualunque, ma lo stesso terreno in cui si sarebbe svolta la sperimentazione: Sofia si allontanò dal Pleroma per portarsi in un luogo molto lontano, oltre i confini del conosciuto, dove l’energia della Fonte arriva a stento, per trasformarsi nel pianeta nel quale si sarebbe svolto il suo esperimento. Così è tuttora.

 Il mondo di sotto quindi è Sofia.

 Esso ha rischiato di estinguersi innumerevoli volte nel corso della sua storia ma, se è ancora rimasto in piedi, lo si deve principalmente alla sua caparbietà e alla sua instancabile ottemperanza. L’Eone Sofia ha continuato, nel corso del tempo, a mutare se stessa per adeguarsi ai cambiamenti che avvenivano sulla sua superficie: ha modificato il clima, la quantità e qualità dei gas e liquidi  presenti nella superficie ad anche la sua esposizione verso la stella che le fornisce energia, tutto questo per amore di tutte le creature che, grazie al suo sogno, hanno conosciuto la vita.

Come potrete immaginare, questo, non fu senza traumi. Sofia si trovò di fronte a difficoltà che non aveva mai affrontato e, cogliendo la sua disperazione, alcuni Eoni, sempre  vigili sulla creazione di Sofia, decisero di accorrere in suo aiuto. Tra i tanti, un intervento fu particolarmente degno di nota: quello dell’Eone Cristo che, in tempi remoti, venne in aiuto di Sofia per aiutarla a gestire le forme di vita primigenie che vivevano nel conflitto e nel caos. Cristo aiutò Sofia a portare armonia tra le creature e così fece: la sua intromissione fece sì che tutti gli esseri presenti nel mondo di sotto, grazie ad essa, vivano in perfetto ordine e concordia, ognuno nel rispetto, a supporto ed in sinergia con l’altro e, allo stesso tempo con l’ambiente circostante, ovvero Sofia. 

Questo l’aiuto che Cristo diede a Sofia e il suo gesto rappresentò la salvezza per un pianeta la cui vita, altrimenti, rischiava di estinguersi ma, anche andandoci vicino, purtroppo quest’intervento non riuscì a raggiungere a pieno la perfezione. Una creatura tra tutte rimarrà, infatti, per sempre fuori dall’armonia che Cristo e Sofia avevano sognato. Questa creatura fu proprio il figlio prediletto di Sofia, l’umano. Esso non riuscirà mai ad adeguarsi in pieno con la vita nel pianeta e ne rimarrà sempre un agente estraneo. L’umano non risulterà in grado di vivere nel proprio habitat in maniera rispettosa ed amorevole come fanno tutte le altre creature; sarà portato, immancabilmente, a distruggere l’ecosistema di cui fa parte e questo sarà un grande rammarico per Sofia, per gli Ioni e per tutte le anime che l’hanno assistita e l’assisteranno nella sua creazione. Tante ipotesi sono state fatte sul comportamento  dell’umano nei confronti del proprio ambiente come di tutte le creature con cui dovrebbe condividerlo: così distruttivo, prepotente ed egoista, purtroppo l’unica realtà è che, la mente dell’umano, data la sua complessità, finisca per essere, con facilità, la preda prescelta dalle forze del male, quei parassiti, amanti del caos, che rappresentano l’aberrazione nella creazione di Sofia che prende vita. 

Andiamo allora più nel dettaglio e vediamo come si generò l’errore fatale di Sofia, la fonte di tutti guai, dalla quale ebbe origine tutto il dolore di cui il mondo di sotto, da sempre, non riesce a liberarsi. 

L’allontanarsi dal Pleroma fu per Sofia un trauma, qualcosa che né lei, né nessun altro, avevano mai sperimentato; la separazione dalla fonte, dall’energia dell’amore universale, poi, creò un senso di vuoto a cui essa non seppe porre rimedio. Quel senso di vuoto si trasformò pian piano in quella che, nel mondo di sotto, conoscete come paura. Un terrore cieco prese allora ad attanagliare Sofia, al punto da far si che essa si sentisse addirittura privata della sua forza vitale, si sentì svuotata. Per la prima volta provava solitudine; ed ecco allora che Sofia, sopraffatta dal senso di abbandono, intrisa nel rimpianto della pienezza del Pleroma ma, allo stesso tempo, in preda al più vivo terrore, diede i natali all’aberrazione numero uno: la nascita del male, ovvero la forza antagonista e, con essa, di quelli che sono gli artefici stessi del male, gli Arconti con il loro dio demente, il Demiurgo.  

Gli arconti, come furono chiamati in epoca remota, sono esseri inorganici, costituiti di pura energia antagonista, non hanno una forma propria, se non si considera quella presa in prestito dalle loro vittime. Essi sono il risultato della paura di Sofia e di questa paura quindi sono costituiti. Quindi, mentre tutta la creazione visibile è espressione dell’energia amorevole della Fonte, di essa si nutre e da essa si genera, al contrario gli arconti, che furono generati dalla paura e dalla mancanza dell’energia dell’amore, si nutrono di questa energia al negativo, antagonista come la chiamiamo e, per la loro stessa sopravvivenza, sono obbligati a generare quanta più paura sia possibile che, come sarà facile intuire a questo punto, non è altro che un energia contraria a quella dell’amore: mentre la seconda è quell’energia che unisce e porta a compimento tutte le cose, la paura è la contro energia che divide e porta distruzione e conflitto.

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(…)

Importante a questo punto precisare che il mondo di sotto oltre al secondario nonché sopravvenuto scopo di scuola di evoluzione e crescita ha anche quello primario di fungere da laboratorio vivente per la sperimentazione. In quello strano luogo la realtà non è malleabile e mutevole come da noi; lì tutto ciò che viene creato resta per lungo tempo, forse per sempre. Per questo facciamo spesso riferimento a quello che vediamo li sotto nell’immaginare il nostro scenario. Le due realtà quindi finiscono per rispecchiarsi a vicenda più e più volte: ciò che creiamo qui, che ha più possibilità di realizzazione, presto o tardi, viene ad esistenza anche nel mondo di sotto e, tutto ciò che esiste nel mondo di sotto, finisce per essere un punto di riferimento per noi che assistiamo, un punto fermo cui ancorarsi per trovare stabilità in una realtà fin troppo variabile. Per questo gli scenari ed i paesaggi che vediamo nel mondo di sotto, spesso vengono ricalcati qui nel Pleroma. Per questo, inoltre, molti di noi osservano con grande interesse quello che succede in Sofia; quella dimensione è per noi, in un certo senso, il posto in cui le idee prendono forma e dove ne testiamo la fattibilità e l’aspetto estetico, per poi riappropriarcene, se troviamo di nostro gradimento l’effetto che tali idee riescono ad avere. 

Dopo aver convinto i propri amici a recarsi ancora una volta nel mondo di sotto tutti loro dovevano pianificare, nei minimi dettagli quella che sarebbe stata la loro grande avventura.

Molto di quello che accade lì è infatti deciso qui da noi: come si dice, lasciamo molto poco al caso e quasi niente all’improvvisazione. Quindi, tutti gli eventi ordinari, di poca rilevanza sono lasciati all’autodeterminazione; ma gli eventi più importanti che capitano nella vita di ogni individuo, quelli che fanno da preludio ad una fondamentale scelta che modificherà, da quel momento in poi, l’esistenza di una data persona, sono sempre decisi con largo anticipo e in concerto tra tutte le anime che saranno protagoniste dell’avvenimento.

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