Dr Eben Alexander: la “Mappa” del Paradiso descritta dopo il coma

È in coma profondo, dato per spacciato, in ospedale e sotto costante monitoraggio cerebrale. Tuttavia, il paziente, il neurochirurgo Eben Alexander, è “in viaggio” fuori dal corpo e in altri universi. Una esperienza che, tornato in vita inspiegabilmente, lo ha trasformato.

La storia di questo neurochirurgo e della sua incredibile vicenda di coma profondo e rinascita-guarigione dopo 7 giorni, è abbastanza nota, grazie anche alla stesura del libro “Milioni di farfalle” da lui scritto dopo il coma. Col secondo libro “La Mappa del Paradiso” il dr Alexander è recentemente ritornato sotto i riflettori. Eccone qui di seguito un estratto.

Sono stato adottato quando ero un ragazzino. Sono cresciuto senza ricordare niente della mia famiglia di origine e senza sapere che avevo una sorella biologica, di nome Betsy. Molti anni dopo, mi sono messo alla ricerca della mia famiglia biologica, ma per Betsy è stato troppo tardi: era morta. E questa è la storia di come mi sono riunito a lei, in Paradiso.

Prima di cominciare, dovrei spiegare che sono uno scienziato, che ho passato la vita a studiare il funzionamento del cervello. Mio padre adottivo era un neurochirurgo ed io seguii la sua strada, diventando io stesso un neurochirurgo ed un accademico, che insegnava la scienza del cervello alla Harvard Medical School.

Anche se cristiano, ero lo stesso scettico quando i pazienti mi descrivevano esperienze spirituali. La conoscenza che avevo del cervello mi aveva reso sicuro del fatto che esperienze fuori dal corpo, incontri angelici e cose simili, fossero allucinazioni che si presentavano quando il cervello soffriva di un trauma.

Poi, in circostanze molto drammatiche, ho avuto la prova che mi ero sbagliato. Anni fa, mi svegliai una mattina con un feroce mal di testa. In poche ore, entrai in coma: la mia neocorteccia, la parte del cervello che ha a che fare con tutti i processi di pensiero che ci rendono umani, cessò di funzionare.

A quel tempo, lavoravo al Lynchburg General Hospital in Virginia, dove fui portato in emergenza. I dottori accertarono che avevo contratto la meningite: un raro ceppo di batteri di “E. coli”, si trovava nel mio liquido cerebrospinale e come un acido stava mangiandosi il mio cervello. Le mie chance di sopravvivenza erano pari a zero.

Ero in un coma profondo, in uno stato vegetativo, e tutte le funzioni superiori del mio cervello erano… scollegate. Le scansioni che mi fecero non mostravano alcuna attività cosciente; il mio cervello non era malfunzionante… era completamente scollegato. Malgrado ciò il mio sé interiore continuava ad esistere, in barba a tutte le leggi note alla scienza.

Per sette giorni, mentre giacevo in quel coma non responsivo, la mia coscienza fece un viaggio attraverso una serie di “Regni”, uno piu’ straordinario dell’altro: un viaggio oltre il mondo fisico ed un viaggio che fino a quel momento avrei solo definito impossibile. Per migliaia di anni, le persone normali, ma anche gli sciamani e i mistici, hanno descritto degli attimi brevi, meravigliosi nei regni eterei. Non sono, quindi, il primo ad aver scoperto che la coscienza esiste oltre il corpo.

Ciò che nel mio caso è unico, è che sono – per quel che raccontano i dati raccolti – la sola persona ad aver viaggiato in questa dimensione paradisiaca, con la corteccia completamente sotto osservazione minuto per minuto. E i dati medici del mio coma indicano l’assenza totale di attività cerebrale. In altre parole: per quel che può dire la neuroscienza a riguardo, il mio “viaggio” non è stato qualcosa che è successo nella mia testa.

Molti scienziati, ovviamente, mostrano difficoltà davanti a questa affermazione. La mia esperienza minaccia tutto il loro sistema di credenze. Ma un luogo dove io ho trovato totale accettazione è nella chiesa, dove la mia storia spesso corrisponde alle aspettative della gente.

Ecco cosa è stata la mia storia: una “mappatura” del Paradiso. Dopo un mal di testa devastante, che mi portò al coma, gradualmente diventai cosciente di essere in uno stato primordiale e primitivo, come se fossi sepolto in terra. Ma non si trattava di una terra ordinaria, dato che percepivo e a volte udivo e vedevo altre entità intorno a me. In parte era orribile, in parte familiare e confortante. Mi sentii come se fossi sempre stato parte di quelle tenebre originarie.

Mi si chiede spesso: “Questo era l’inferno?” Io mi sarei aspettato che l’inferno fosse un po’, come dire, interattivo, mentre questa fu un’esperienza completamente passiva. Avevo dimenticato cosa significasse persino essere umano, ma una parte importante della mia personalità era tuttavia molto all’opera. Avevo un senso di curiosità. Chiedevo: Chi? Cosa? Dove? E non c’era mai nessuna risposta.

Tuttavia, dopo un certo lasso di tempo – sebbene non possa supporre quanto lungo fosse – una luce scese dall’alto lentamente, gettando intorno meravigliosi filamenti di argento e brillantezza dorata. Si trattava di una entità circolare, che emetteva una meravigliosa musica celeste, che ho chiamato “La Melodia Roteante”.

La luce avanzava come lacerando il tessuto di quel regno grossolano e aprendosi la strada verso una vallata piena di verde fertile e lussureggiante, dove le cascate cadevano in pozze di cristallo. C’erano nubi, come fossero morbidi “marshmallow” rosa e bianchi. Dietro di loro, il cielo era di un blu scuro intenso. Questo mondo non era indistinto, era profondamente vivo e pungente, vivido quanto l’aroma del pollo fritto e accecante come il bagliore del sole sulla carrozzeria metallica di una macchina e sorprendente come l’impatto del primo amore.

So benissimo quanto strano possa sembrare il mio racconto e comprendo bene coloro che non possono accettarlo. Come molte cose nella vita, che sembrano totalmente inverosimili fino a che uno non ne fa esperienza in prima persona. Nonostante le scannerizzazioni del mio cervello dicessero che esso non stava funzionando, io stavo avendo invece vivide esperienze.

C’erano alberi, campi, piante animali e persone. C’era anche l’acqua che scorreva nei fiumi o scendeva come pioggia. La nebbiolina saliva dalle superfici pulsanti di queste acque e i pesci scivolavano al di sotto. Come la terra, l’acqua era molto familiare. Era come se i più bei panorami d’acqua mai visti sulla terra, fossero riuniti lì… era un’acqua vivente. Con lo sguardo fisso volevo viaggiare sempre più in profondità dentro ciò che vedevo. Quest’acqua sembrava più pura di qualsiasi cosa avessi mai visto prima, come se fosse più vicina alla Sorgente originale.

Ero stato davanti a oceani e fiumi in America, dalle spiagge della Carolina alla West Coast e li avevo ammirati, ma improvvisamente sembravano essere solo versioni minori, come fratelli e sorelle minori di questa acqua vivente. E non lo dico per denigrare laghi, mari e temporali, che ho ammirato tutta la vita, ma anzi per dire che ora vedo tutte le acque terrestri in una nuova prospettiva, così come vedo tute le altre bellezze naturali in modo nuovo.

In Paradiso, tutto è più reale, meno denso, ma allo stesso tempo, più intenso. Il Paradiso è vasto, vario e popolato come la Terra, anzi… molto di più. Ma in tutta questa ampia varietà, non c’è quel senso di “alterità” che caratterizza il nostro mondo, dove ogni cosa è sola in se stessa e non ha direttamente nulla a che fare con ciò che la circonda. Nulla è isolato in Paradiso. Nulla è alienato. Nulla è disconnesso. Tutto è Uno.

Ero come un puntino di consapevolezza sulle ali di una farfalla, tra sciami pulsanti di milioni di altre farfalle. Potevo vedere cieli di velluto di un incredibile blu scuro, con sfere di luce dorata che piombavano in picchiata, con cori angelici che lasciavano tracce scintillanti contro fluttuanti nuvole. Quei cori producevano inni di vario tipo, ben al di sopra di tutto ciò che avevo ascoltato sulla terra.

Il suono, poi, era “gigantesco”: faceva un’eco che sembrava infradiciarmi, senza bagnarmi. Tutti i miei sensi si erano fusi. La vista e l’udito non erano funzioni separate. Era come se potessi sentire la grazia e l’eleganza della creature dell’aria e vedere la musica spettacolare che schizzava fuori da loro.

Ancor prima di cominciare a chiedermi chi e cosa fossero, compresi che facevano quella musica perché non potevano contenerla. Era la musica della pura gioia. Non potevano trattenerla, così come non si possono riempire i polmoni senza mai espirare. Fare esperienza di quella musica era come unirsi ad essa. Era l’unità del Paradiso: sentire un suono era esserne parte. Tutto era collegato al resto.

Oltre il cielo, inoltre, c’era una vasta gamma di “universi maggiori”, che ho poi definito “sovrasfere” e dove sono salito fino a raggiungerne il Nucleo, quel “Santuario del Divino”, più profondo di un nero cupo infinito, colmo di amore incondizionato indescrivibile, strabordante. In quel luogo, incontrai la deità infinitamente potente, onnisciente, che chiamai “OM” a causa di quel suono che vibrava in tutto il regno. Là appresi lezioni di una tale profondità e bellezza, da essere al di là della mia capacità di spiegazione.

Durante questo viaggio, avevo una guida. Era una donna straordinariamente bella, apparsa mentre cavalcavo come un puntino di consapevolezza, sull’ala di quella farfalla. Non avevo mai visto prima questa donna, non sapevo chi fosse. Tuttavia, la sua presenza fu sufficiente per guarire il mio cuore, rendermi completo in un modo che non credevo fosse possibile.

Il suo volto era indimenticabile, con i suoi occhi blu profondo e gli zigomi alti. Il volto era circondato da capelli bruno-miele. Vestiva un vestito semplice, come quello di una contadina, fatto di puro colore: indaco, blu, con toni pastello di arancione e color pesca. Quando mi guardò, sentii una tale abbondanza di emozioni, che anche se nulla di buono mi fosse mai accaduto prima di quel momento, la mia vita assumeva valore solo nel vivere quella espressione dei suoi occhi.

Non si trattava di un amore romantico. Non era amicizia. Era ben oltre tutti quei compartimenti di amore che abbiamo sulla terra. Senza parlare, mi fece capire che ero amato, che ci si prendeva cura di me oltremisura, e che l’universo era un luogo molto più vasto, migliore e bello di quello che potessi immaginare. Io ero una parte insostituibile del tutto, (come tutti noi) e tutta la paura e la tristezza di cui avevo sofferto, erano il risultato del fatto che avevo dimenticato questi fatti essenziali.

Il suo messaggio mi attraversò come un alito di vento, difficile da spiegarsi a parole, ma l’essenza fu questa: “Sei caramente amato e adorato, per sempre. Non c’è nulla che devi temere. Nulla che tu possa fare di sbagliato”. Fu una esperienza incredibilmente meravigliosa.

All’improvviso… ritornai sulla terra, dove mi trovavo in coma ormai da 7 giorni, senza mostrare segni di miglioramento. I medici stavano decidendo se continuare con il supporto per tenermi in vita… quando improvvisamente ripresi conoscenza. I miei occhi semplicemente si spalancarono… ero tornato!

Non avevo memorie della mia vita terrena, ma sapevo benissimo dove ero stato. Dovetti reimparare tutto: chi, cosa e dove ero. Dopo giorni e settimane, come neve che cade dolcemente, la mia vecchia conoscenza terrena pian piano ritornò. Parole e linguaggio ritornarono in pochi giorni. Con l’amore e le dolci attenzioni della mia famiglia e degli amici, altre memorie riaffiorarono.

Dopo otto settimane, ritornò completamente anche la mia precedente conoscenza della scienza, incluse le esperienze e l’apprendimento di oltre vent’anni, passati come neurochirurgo e come insegnante. Per la scienza moderna, questa ripresa totale resta un miracolo senza spiegazione.

Ora ero una persona diversa, da quella che ero stata. Le cose che avevo visto e di cui avevo fatto esperienza mentre me ne stavo fuori dal mio corpo, non erano svanite, come succede invece per le allucinazioni e i sogni. Erano invece rimaste. Soprattutto, mi era rimasta impressa l’immagine della donna straordinaria che mi aveva fatto da guida. E poi, quattro mesi dopo essere uscito dal coma, ricevetti una immagine per posta.

Come risultato delle mie precedenti indagini per entrare in contatto con la mia famiglia biologica, un parente mi mandò una foto di mia sorella Betsy: la sorella che non avevo mai incontrato. Lo shock nel vederla fu totale. Era il volto della donna che mi aveva accompagnato nel mio viaggio ultraterreno. Nel momento in cui mi resi conto di questo, qualcosa in me si cristallizzò.

Quella foto fu la conferma di cui avevo bisogno. Era la prova, oltre ogni dubbio, della realtà oggettiva della mia esperienza. Da quel momento in poi, ritornai man mano nel vecchio mondo terreno che avevo lasciato prima che andassi in coma, ma ora ero, sinceramente, una nuova persona. Ero rinato. E sapevo anche con certezza di non essere assolutamente l’unica persona ad aver avuto uno sguardo sull’aldilà, e sulle meraviglie che lì vi sono”.

Tratto da: “Map of Heaven: A Neurosurgeon Explores the Mysteries of the Afterlife & The Truth About What Lies Beyond”, by Dr Eben Alexander, published by Piatkus. © 2014 Dr Eben Alexander.

Fonte originale: http://www.dailymail.co.uk/sciencetech/article-2797764/what-heaven-s-really-like-leading-brain-surgeon-says-s-read-testimony-scoff-just-shake-beliefs.html

Traduzione di Cristina Bassi per www.thelivingspirits.net

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