Trump si allea con l’Italia per scardinare l’Unione europea

conte trump usa

Da una parte le sempre più evidenti divergenze con l’Unione europea. Dall’altra parte un idillio con gli Stati Uniti che sembra non doversi interrompere. I primi mesi del governo targato Lega e Movimento Cinque Stelle sono caratterizzati soprattutto da questa nuova forma di politica estera, molto più orientata all’Atlantico che all’Europa. Una strategia diversa dagli ultimi governi. E che a Washington, ma soprattutto a Donald Trump, piace tantissimo.

Non è un mistero che il presidente americano consideri il governo italiano uno dei suoi maggiori alleati europei. L’empatia nata fra il leader Usa e il capo del governo italiano è stata chiara sin dal loro primo incontro nel G-7 canadese. Ed è un rapporto positivo confermato anche dall’incontro avvenuto alla Casa Bianca e ribadito in una serie di vertici istituzionali fra i più alti funzionari italiani e quelli statunitensi.

A Trump questo governo piace. E i motivi sono evidenti. L’Italia rappresenta non solo uno storico alleato degli Stati Uniti, quindi affidabile e perfettamente inglobato nel blocco Nato, ma anche un prezioso partner in questa particolare fase dei rapporti fra Washington e Unione europea, in cui la rottura fra le due sponde dell’Atlantico appare sempre più evidente.

L’attuale governo italiano, critico nei confronti dell’Unione europea e fortemente orientato a interrompere la supremazia dell’asse franco-tedesco sull’Europa, è un alleato perfetto per un governo come quello Trump che ha da sempre l’obiettivo di scardinare la leadership tedesca sul Vecchio Continente. E questa corrispondenza d’amorosi sensi fra Roma e Washington nasce soprattutto dall’esigenza americana di avere un’ariete di sfondamento affidabile all’interno del sistema Europa.

L’Italia non è l’Ungheria né un altro Paese del Gruppo Visegrad, che hanno pesi specifici tutto sommato inferiori rispetto ad altri Stati europei. E non è neanche il Regno Unito che, uscendo dall’Unione europea di fatto ha già abdicato al ruolo di ariete di sfondamento dell’Europa a trazione franco-tedesca. A differenza di questi Paesi, l’Italia è una potenza dell’area euro-mediterranea, è fra i Paesi fondatori dell’Unione europea ed è fra le prime economie del continente. Proprio per questi tre fattori, il governo italiano garantisce una perfetta proiezione dei desideri di Washington mantenendo intatti i propri interessi nazionali. Un connubio di idee che fa sì che Conte sia considerato dalla Casa Bianca l’interlocutore perfetto.

Se l’Italia garantisce agli Stati Uniti che gli interessi dell’attuale presidenza siano tutelati da un Paese europeo, dall’altro lato gli Stati Uniti sono necessari al governo italiano per continuare la sua sfida all’Ue proposta dalla maggioranza Lega-Cinque Stelle.

In rotta di collisione con i vertici di Bruxelles, con Emmanuel Macron e con Angela Merkel, Giuseppe Conte e i suoi ministri possono contare sull’appoggio dell’amministrazione Usa per continuare a perseverare in uno scontro che da soli è impossibile mandare avanti. E da Washington il sostegno è arrivato, come dimostrato anche dalle ultime dichiarazioni dell’ambasciatore a Roma Lewis Eisenberg, che ha definito l’esecutivo italiano “la quintessenza della democrazia in azione”.

Sono parole importanti, ma soprattutto non casuali. Se infatti si uniscono queste dichiarazioni alle innumerevoli prese di posizione di Steve Bannon in favore del governo giallo-verde, si intuisce che esiste un filo conduttore ideologico, oltre che strategico, che unisce la diplomazia americana e la presidenza Trump con i partiti che compongono l’esecutivo italiano. Dall’America sanno perfettamente che il governo Conte rappresenta un ottimo strumento per consolidare quella piattaforma sovranista/populista legata agli Stati Uniti e critica con l’Unione europea.

Per l’Italia chiaramente ci sono pro e contro di notevole importanza. È chiaro che a livello politico, come detto sopra, avere l’appoggio americano è fondamentale. Molte delle nostre politiche, in questo momento, possono essere a rischio isolamento. E gli Stati Uniti, nonostante le presunte guerre contro Trump da parte dell’Europa, sono ancora la potenza leader del blocco occidentale. Lo si è visto anche in Libia, dove il sostegno Usa alla strategia di Roma sta garantendo la buona riuscita della conferenza interazionale di Palermo di novembre.

Ma dall’altro lato, è chiaro che essere gli interlocutori privilegiati degli Stati Uniti è un’arma a doppio taglio: perché rischia anche di saldare i destini italiano a quelli statunitensi rendendoci legati a doppio filo con i desiderata di Washington. In questo senso, ci sono alcune importanti dinamiche da tenere a mente. Dall’ascesa del governo Conte, l’Italia ha aumentato in maniera esponenziale l’importazione di petrolio dagli Stati Uniti.

Inoltre, l’impegno per la diversificazione delle fonti di approvvigionamento di gas ha dato il via a una serie di progetto per acquistare Gnl americano e soprattutto per confermare la costruzione dei gasdotti che evitano di dipendere dall’oro blu che arriva dalla Russia. È un prezzo da pagare per avere gli Stati Uniti come potenza alleata: ma è difficile mantenere l’equilibrio evitando di rimanerne soggiogati. Ed è forse questa la sfida più difficile del governo Conte.

Fonte: occhidellaguerra

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