SVEZIA. Il “laboratorio” fallito dell’Utopia Mondialista

di Luciano Lago

Il successo relativo  del partito della estrema destra “populista” in Svezia era previsto e non meraviglia più di tanto, anzi al contrario risulta inspiegabile che ancora una larga fetta dell’elettorato svedese, sebbene fortemente ridimensionata (34,8% in coalizione con DC e moderati) , continui a dare fiducia ai socialdemocratici del fronte mondialista che hanno così profondamente  devastato il paese scandinavo con le loro politiche remissive, tanto da essere considerati traditori e rinnegati della loro patria.
Ancora un fatto inspiegabile che così tanta gente presti ascolto ad una classe politica squalificata che, pur di conservare le sue prerogative, si è immedesimata con le direttive ed con programma della elite mondialista anche quando questo presupponeva uno stillicidio di vite dei cittadini svedesi, vittime delle aggressioni e delle violenze scatenate dalle masse di migranti islamici che ormai dettano legge in varie aree del paese.

Questa violenza viene di fatto accettata e nascosta (quando possibile) dalle autorità in modo imbarazzante quale “male minore” che si può tollerare.
Come ha scritto di recente Robert Bridge, ” fiduciosi nella convinzione di essere rappresentanti della “superpotenza morale” del mondo, il popolo svedese continua il suo pericoloso flirt con ogni nuovo esperimento culturale sotto il sole. Questa politica è davvero ‘progressista’, o è la strada per la rovina nazionale?

Sembra che una buona parte degli svedesi opti per questa ultima strada e risulta che accettino acriticamante il messaggio sociale trasmesso dalle autorità che prescrive ai suoi cittadini di essere tolleranti verso ogni nuova moda culturale – dall’esperimento del multiculturalismo all’accettare di far impiantare il micro-chip sotto la pelle (ultima trovata dei mondialisti) per permettere ai bambini di quattro anni di essere indottrinati in età prescolare con il nuovo concetto di transgenderismo.

“Gli svedesi sono diventati molto attivi nel microchip, con scarso dibattito sulle questioni relative al suo utilizzo, in un paese appassionato di nuove tecnologie e in cui la condivisione delle informazioni personali è considerata un segno di una società trasparente”, osserva AFP .

Svezia proteste mussulmani

La “sperimentazione culturale” svedese è iniziata con il multiculturalismo più folle, accettando le masse islamiche senza possibilità di integrazione nel sistema del paese e neppure termina con il microchip. Nel regno del comportamento umano e della sessualità, le autorità stanno diffondendo la nuova ideologia del gender che procede abbattendo le barriere stabilite da lungo tempo con la determinazione di convincere lo svedese medio anche ad abbracciare il movimento transgender. La distruzione delle famiglie tradizionali è l’effetto indotto dalla diffusione di questa ideologia.

L’utopia mondialista del paese multiculturale è il primo fallimento di questa “nuova società” e cozza contro la triste realtà di un fortissimo aumento delle violenze contro le donne, degli stupri e degli omicidi che hanno per protagonisti regolarmente i migranti di religione islamica, salafita, sobillati nelle moschee dagli iman wahabiti che provengono dall’ Arabia Saudita (grande alleato dell’Occidente).

La maggioranza sociale degli svedesi si era arresa al più stupido dei dogmi: la semplicistica e codarda bigotteria imposta dalla religione del “Nuovo Ordine”,con l’accettazione della sua stessa distruzione etnica , come parte dell’ordine stabilito, la rinuncia a qualsiasi ideale o principio distinto da quelli stabiliti dalla dittatura del “pensiero unico”. Oggi qualche cosa inizia a cambiare ma non è ancora sufficiente per dare una svolta alla situazione.
Attualmente, mentre le scuole svedesi stanno promuovendo modelli di ruolo di genere neutro per i loro figli, bande di migranti molto brutali stanno rendendo alcune parti della Svezia praticamente “off limits” per la popolazione generale.

I paramedici e i vigili del fuoco a volte hanno bisogno di scorte di polizia prima di entrare in “aree vulnerabili”, in particolare in alcuni quartieri di Malmö, la terza città svedese. Il tutto minimizzato dalle autorità che si sono limitate a rilasciare dichiarazioni scontate e frasi sterilizzate circa “la necessità di combattere il disordine”, tuttavia hanno continuato senza cambiare la loro politica delle porte aperte e dell’occultamento dei responsabili.

Non è stato un caso quando la ministra svedese della Cultura, Lena Adelsohn Liljeroth ha minacciato di ritirare le sovvenzioni ai media informativi che criticavano l’immigrazione, quello che stava facendo codesta ministra era eseguire alla lettera la strategia globalista di criminalizzare la possibile creazione di una coscienza collettiva contraria ai precetti ufficiali sul multiculturalismo. Accade in tutti i paesi europei, anche in Italia (vedi proposte leggi Fiano).

Svezia, attacchi bande migranti

Tuttavia una sana reazione di ripulsa da parte di un largo settore della società svedese c’è stata con la impetuosa crescita di un partito anti-establishment, una nuova formazione politica, che ironicamente ha preso il nome, di “democratici svedesi”, un partito con presunte “radici neo-naziste”(secondo i suoi detrattori) che vuole congelare l’immigrazione e tenere un referendum sull’adesione della Svezia all’Unione Europea.

L’ascesa dei “democratici svedesi”, sostenuti dal sentimento anti-immigrazione, rispecchia le conquiste per i partiti di destra, populisti e anti-establishment in altri paesi europei come Italia, Francia, Germania, Polonia, Ungheria, Slovenia e Austria. Una onda lunga di ripulsa delle politiche globaliste in tutta Europa che sarà difficile arrestare per gli apologeti del mondialismo.

I “democratici svedesi” sono ancora dietro al Partito socialdemocratico (che ha perso la sua maggioranza di consensi) ma questo è stato superato dai principali moderati dell’opposizione in molte aree del paese nordico . Tutti i partiti tradizionali hanno escluso di lavorare con loro e questo rende la Svezia ingovernabile, un pò meno nordica e più simile ai paesi mediterranei.

Alla luce di questi risultati apparentemente inconciliabili, in questa nazione nordica “progressista”, è necessario porsi la domanda: quanto possono durare gli “esperimenti culturali” in un paese che ne viene investito,  quanti danni irrimediabili possono lasciare, prima che il laboratorio si esaurisca?

Di Luciano Lago

Fonte: controniformazione

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