Primo scontro tra Putin e Trump

comedonchisciotte-controinformazione-alternativa-landscape-1463240370-trump-putin-graffiti-660x330DI ISRAEL SHAMIR

unz.com

Breve riassunto dell’attacco siriano: una forza esterna ha spinto i leader di Russia e Stati Uniti allo scontro; Putin e Trump, come due cavalieri riluttanti a combattere, non sono riusciti ad evitare la carica. Il meglio che potevano fare, l’hanno fatto: si sono evitati l’un l’altro.

Questa è stata la conclusione un po’ inaspettata dello scontro attentamente pianificato. La montagna ha partorito un topolino.

L’ultima cosa che voglio è incoraggiarne un altri. I due presidenti hanno già mostrato coraggio, limitando i danni al minimo. È ingiusto criticarli per non aver sconfitto il proprio avversario.

Sul versante americano, Trump è stato criticato da noti filantropi, tra cui Mohammed (fratello del defunto Zahran) Alloush, leader di Jaysh al-Islam, gruppo combattente jihadista moderato, sostenuto e pagato da quel principe progressista che risponde al nome di Mohammed bin Salman. I raid aerei sono stati “una farsa”, ha detto. Anche Israele è scontenta dal fatto che il presidente americano “abbia fatto il minimo indispensabile”.

Se Trump non è stato ancora scuoiato dai falchi di Washington, è perché ha giudiziosamente portato nel proprio accampamento i peggio guerrafondai, John Bolton e Nikki Haley, come scudi umani nel caso di un attacco neocon: nessuno può accusare un uomo il cui consigliere per la sicurezza è Bolton e l’ambasciatrice ONU è la Haley di essere morbido verso Putin. Come si dice nell’esercito, è meglio averli dentro la tenda a fare pipì fuori, piuttosto che averli fuori a fare la pipì dentro.

Alcuni sono comunque critici. Vil Mirzayanov, l’esperto russo che aveva spiato lo sviluppo di Novichok ed è poi immigrato negli USA, nel suo blog ha scritto ai suoi ex maestri della CIA: “[con questo attacco], Trump ha confermato di essere un agente di Putin! La povera Nikki [Haley] dovrebbe sbattere la porta ed andarsene, una persona onesta non può rispondere ad un agente del Cremlino”.

Gli agenti del Cremlino reale, o, in alternativa, i dissidenti occidentali, hanno presentato l’attacco come una “grande vittoria per Putin”. Questo è l’unico terreno comune tra Putin ed i suoi critici: qualunque cosa il sovrano del Cremlino faccia, deve essere presentato come una sua grande vittoria.

Sarebbe però sciocco dipingere l’attacco come un successo per il presidente russo. Il Cremlino ha cercato di evitare del tutto l’attacco. Ha sì parlato di una dura risposta, di “portaerei” colpite, di Satan 2.0 e di inverno nucleare, ma le parole non si sono tradotte in azione. Nessun aereo britannico o americano è stato abbattuto o colpito. I russi non hanno usato i sistemi SAM S-300 o S-400, sostenendo che i missili americani non si sono avvicinati alle basi russe. Punto controverso: Putin si è fermato all’attacco a Damasco, che non è una base russa. Ammettiamolo: Vlad non ha fermato l’attacco e non ha obbligato il trasgressore a pagare il prezzo per questa palese violazione del Diritto delle Nazioni.

L’ex generale Leonid Ivashov, importante osservatore militare russo, ha detto che l’attacco ha smascherato il bluff di Putin sulle sue potenti nuove armi e, peggio ancora, lo ha dimostrato indeciso ed incapace di rispondere a modo. Siamo andati via con la coda tra le gambe, ha continuato. I risultati della Russia in Siria sono stati cancellati da questa vergognosa inerzia.

Quel che è peggio, l’attacco di Trump ha distrutto ciò che restava della struttura del diritto internazionale stabilita da Roosevelt, Churchill e Stalin. Questi tre giganti hanno creato l’ONU ed il suo Consiglio di Sicurezza per evitare tali eventualità, vietando l’aggressione. L’attacco invece è stato sicuramente un atto di aggressione nei confronti di uno stato sovrano, condotto nonostante l’obiezione di un membro permanente del Consiglio, la Russia. Ora le porte dell’inferno sono aperte e la legge internazionale demolita, e questo perché Putin ha accettato di accogliere l’attacco di Trump, ha detto Ivashov.

Sebbene i media russi ufficiali parlino di una grande vittoria, visto che nessun soldato è stato ucciso, molti russi concordano con la visione di Ivashov. La domanda principale è se questa avversione russa al combattimento incoraggerà gli americani a compiere futuri attacchi, o se Trump riuscirà a contenere i suoi avversari.

Come fatto notare dall’ottimo Pepe Escobar, è difficile accettare la versione ufficiale russa, che dice che i sistemi SAM siriani hanno intercettato il 70% dei missili in arrivo. Questo sarebbe un risultato clamoroso anche per i sistemi più aggiornati. Il risultato insignificante dell’attacco si può spiegare più facilmente con la decisione di Trump di minimizzare il danno, come dice l’esercito israeliano.

Gli esperti militari russi qui a Mosca mi hanno detto che su un centinaio di missili sparati dagli Stati Uniti e dai loro alleati, solo uno o due erano moderni missili da crociera. E sono stati proprio questi a distruggere l’istituto di ricerca di Barzeh. Non un “centro di armi chimiche”, solo un istituto di ricerca chimica; la sua distruzione è stata peraltro un copia-incolla del bombardamento di una fabbrica farmaceutica in Sudan, voluto da Clinton con un pretesto simile.

Tutti gli altri missili erano vecchi ed a fine servizio, dovevano essere utilizzati in qualche modo. Alcuni di loro potrebbero anche esser stati abbattuti dal fuoco antiaereo siriano, altri sono caduti senza infliggere molti danni. La difesa aerea siriana non è in grado di far saltare in aria i moderni missili da crociera; le sue richieste di essere rifornita di moderni sistemi SAM sono stati rifiutate su richiesta di Israele (Netanyahu è andato a Mosca dicendo che l’S-300 in mani siriane trasformerebbe tutta Israele in una no-fly zone; Putin ha concordato con lui, e quindi ai siriani sono stati negati i moderni SAM). Si spera ora che questi sistemi possano arrivare all’esercito siriano.

Gli esperti russi in contatto con l’esercito americano mi hanno detto che l’esercito USA ha sfruttato l’occasione per riqualificare i piloti di riserva; quello che chiamano “un procedimento di routine”. Questa combinazione di vecchi missili e piloti meno esperti ha contribuito a ridurre l’efficienza dell’attacco. Ed ambo le parti, russa ed americana, hanno ammesso che la linea di de-escalation è sempre stata operativa.

Parlando invece della storia delle armi chimiche, questa fa acqua da tutte le parti. L’avvelenamento di Skripal s’è concluso con la vecchia spia in buona salute; con Boris Johnson sorpreso a mentire; con l’OPCW che si rifiuta di collegare il veleno di Skripal a Mosca; e con gli inglesi che tengono la figlia in isolamento, lontana dal compagno e dal resto della famiglia, chiaro segno che la storia sta crollando. Si spera che Corbyn sappia sfruttare la débâcle della May a proprio vantaggio.

Anche la parte siriana di questa storia è crollata, dopo che Robert Fisk, uno dei migliori analisti britannici di Medio Oriente (assieme a David Hirst) ha visitato Duma ed ha riportato le dichiarazioni di un protagonista, un medico della clinica ripresa dai White Helmets. Ha scritto:

“Di notte, ci sono sempre stati bombardamenti a tappeto [da parte delle forze governative], ed aerei sopra i nostri cieli. Quella notte però c’era anche vento, e così enormi nubi di polvere sono entrate nelle cantine delle varie case. La gente ha cominciato ad arrivare qui soffrendo di ipossia, cioè mancanza di ossigeno. Poi, qualcuno alla porta, un “Casco Bianco”, ha urlato “gas!”, ed è scattato il panico. Hanno cominciato a gettarsi l’acqua l’uno sull’altro. Sì, il video è stato girato qui, è autentico: quel che si vede però sono persone che soffrono di ipossia – non di intossicazione da gas”.

I russi hanno effettivamente individuato alcune delle persone visibili nel video, e dicono che è una messa in scena (i media occidentali dicono che sono stati minacciati a dire quel che hanno detto). Ho più fiducia nel report di Fisk che in quello russo, ma potrebbe essere un mio pregiudizio. Ad ogni modo, entrambe le versioni non si escludono a vicenda, ed entrambe minano la falsa storia che ha fornito la scusa per l’attacco.

Una notizia interessante, che prova che sono stati fatti dei preparativi prima del presunto attacco, è stato pubblicato dal blog della comunità bancaria di Cipro. Dicono che la base aerea britannica di Akrotiri, a Cipro, abbia urgentemente rafforzato il proprio perimetro (lavoro fatto dalla compagnia britannica Agility) il 5 aprile, cioè prima del presunto attacco gas di Duma. La seconda base aerea britannica, Dhekelia, ha portato avanti lavori simili il 12 aprile, una settimana dopo, prima che il governo britannico avesse deciso di attaccare. I lavori di Dhekelia sono stati eseguiti con grande rapidità ed urgenza. Per costruire le strade, si è dovuto prelevare le attrezzature dai vicini villaggi di Xylotympou ed Ormideia. Il pagamento dei lavoratori locali è stato effettuato tramite la HSBC di Hong Kong, dicono. Ed in effetti queste basi (trattenute con la forza dalla Gran Bretagna) sono state usate per l’attacco alla Siria.

L’OPCW potrebbe dissolvere i dubbi su ambo i casi, quello di Skripal e quello di Duma, ma non fatevi troppe illusioni. Sembra che l’OPCW, come qualsiasi altro organismo internazionale, faccia parte del meccanismo dei Maestri del Discorso. Il suo rifiuto di consentire alla Russia di prender parte alle indagini sul caso Skripal, nonostante il suo statuto parli chiaro, rende la sua conclusione dubbia, nella migliore delle ipotesi. L’incapacità degli ispettori di entrare a Duma, nonostante tutti gli sforzi di Damasco e Mosca per facilitarne l’ingresso, ci dice che non hanno alcuna voglia di indagare a fondo; proprio come non erano desiderosi di entrare a Khan Sheykhun l’anno scorso.

Nel frattempo, i media occidentali ed i gruppi jihadisti sul terreno sono impegnati a tessere una nuova rete di bugie al posto di quella vecchia. Ora dicono che il report di Fisk è sospetto perché i russi gli hanno concesso di entrare. Dal seguente tweet, possiamo capire il loro pensiero:

“Salih @ Salih90119797 Apr 17

In risposta a @Elizrael

Salutiamo Israele, nonostante i loro crimini in Palestina. Speriamo che continueranno i loro attacchi in ogni parte della Siria; il regime iraniano deve crollare”

Questi “ribelli islamici” in realtà sembrano piu tirapiedi di Israele che guerrieri del Profeta.

I due presidenti, a mio avviso, hanno compiuto sforzi eroici per salvare i propri paesi e l’umanità intera dalla distruzione; entrambi hanno rischiato la propria reputazione per raggiungere tale obiettivo. Trump ha minimizzato il bombardamento, Putin la risposta.

Entrambi hanno però commesso degli errori. Putin ha sbagliato a dare ad Israele carta bianca per bombardare la Siria ogni volta che vuole. Gli attacchi israeliani (e ce ne sono stati più di cento lo scorso anno) hanno creato quell’aria di permissività che ha permesso a Trump di fare altrettanto. Se Israele bombarda la Siria ed i russi non reagiscono, perché non può Trump? Israele ha creato il precedente, gli USA l’hanno seguito.

Ho chiesto al senatore Alexey Pushkov, capo del comitato per le relazioni estere, se pensa che, col senno di poi, non sia stato un errore. Ha giustificato la scelta dicendo che la Russia è giunta in Siria per combattere gruppi jihadisti, ISIS, al-Qaeda ed altri, non Israele. La Russia è amichevole con Israele, Iran e Turchia, e non vuole risolvere i conflitti locali. Pushkov ha sottolineato che Mosca ha sempre condannato i raid israeliani contro la Siria, ancorché non li abbia mai bloccati. In realtà, ammesso e non concesso che abbia criticato Israele, l’ha fatto molto, molto dietro le quinte. L’unica condanna pubblica è stata fatta proprio ora, visto che l’attacco israeliano è avvenuto in un momento molto teso.

Trump, di contro, ha sbagliato a lanciare i missili invece di concentrarsi su Mueller. Grazie comunque per aver limitato i danni. Provi a completare il ritiro dalla Siria, già che c’è.

Il problema è che le forze che spingono verso la guerra sono ancora attive. Sembra ci sia una grande ondata che porta le navi russe ed americane verso la collisione con le rocce. I leader, per ora, sono riusciti ad evitare lo scontro. L’onda però è ancora lì, e la prossima volta potremmo essere meno fortunati.

Siamo entrati in una nuova fase della coscienza umana, dove milioni di utenti di social network possono esprimere la propria opinione. i nostri nemici sanno però come manipolarle. A meno che non ci sia uno sforzo serio per mettere da parte i sentimenti distruttivi, l’umanità perirà, e non avremo nessuno da incolpare se non noi stessi.

È necessario contrastare lo scontro USA-Russia con un’azione positiva. Lo spargimento di sangue a Gaza fornisce una buona opportunità in tal senso. Uno sforzo congiunto tra i due paesi per alleviare l’assedio di Gaza potrebbe cambiare l’agenda del mondo. Allontanerebbe anche la mente dei guerrafondai da Siria e Mosca.

 

Israel Shamir

Fonte: http://www.unz.com/

Link: https://www.unz.com/ishamir/first-joust/

Traduzione per comedonchisciotte a cura d HMG

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