Il fiasco missilistico di Trump. Il Pentagono si è accordato con Mosca su quali obiettivi colpire?

DI MIKE WHITNEY

unz.com

I missili in Siria del 14 aprile servivano a mettere a tacere i critici del presidente. Gli attacchi, coordinati con Mosca, non hanno fatto fuori alcuna truppa da combattimento russa, siriana, iraniana o di Hezbollah. Non hanno ucciso alcun civile siriano. Non hanno ostacolato l’offensiva militare dell’esercito siriano e non hanno annullato alcuna delle recenti conquiste territoriali a Ghuta est. Non hanno neanche distrutto alcuna infrastruttura critica. In pratica, gli attacchi non hanno portato a nulla, se non, forse, a calmare temporaneamente i guerrafondai media occidentali ed i loro burattinai.

Il fatto che Trump si sentisse obbligato a lanciare gli attacchi addirittura prima che gli ispettori dell’OPCW avessero raggiunto Damasco, dimostra che a Washington non sente neanche più il bisogno di giustificare le sue aggressioni criminali. Le accuse infondate contro Assad provengono da organizzazioni legate ai jihadisti sul campo, noti per le loro false flag. Non sprecheremo il nostro tempo a parlare di queste assurdità. Basti dire che le informazioni di queste organizzazioni, finanziate dagli americani, sono invariabilmente inaffidabili. Il loro unico compito è creare una scusa per sempre maggiori carneficine.

Per quel che riguarda le armi chimiche: l’intero stock è stato distrutto nel 2014, come da accordo tra Stati Uniti e Siria. Secondo Ahmet Uzumcu, direttore generale dell’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche:

“Mai prima d’ora un intero arsenale di una categoria di armi di distruzione di massa è stato rimosso da un paese che stava vivendo uno stato di conflitto armato interno; e la cosa è anche avvenuta in tempi ristretti”.

In altre parole, le armi chimiche di Assad non esistono, come quelle di Saddam o come il programma nucleare iraniano. Tutte e tre sono mere invenzioni delle élite occidentali, in cerca di una scusa per saccheggiare e controllare le nazioni situate strategicamente in Medio Oriente.

Alcuni lettori ricorderanno che Trump ha rivelato tacitamente le sue motivazioni per gli attacchi in un tweet scritto pochi giorni prima dell’incidente. Ecco cosa aveva detto l’11 aprile:

“Gran parte dei cattivi rapporti con la Russia è causata dall’indagine in corso, guidata da lealisti Democrat e da gente che aveva lavorato per Obama. Mueller è il più corrotto di tutti (a parte Rosenstein e Comey). Non c’è stata alcuna collusione!” – The Real Donald Trump

Quel che Trump sta dicendo è che il suo vero nemico è Mueller, non Putin. Sono Mueller, i pezzi grossi Dem ed i media che fomentano questa russofobia isterica. E questo è ciò che ha accelerato lo scenario ‘wag the dog’ svoltosi il 14 aprile. Con quella mossa, il presidente ha cercato di alleggerirsi dei nemici, incenerendo alcuni edifici vuoti in Siria. Ed aveva quasi funzionato, se non che ora stanno iniziando a venir fuori informazioni che potrebbero danneggiare sia lui che i suoi principali luogotenenti.

Quali informazioni?

Il Pentagono ha aperto un’indagine sull’efficacia degli attacchi missilistici. I piani alti sono visibilmente preoccupati per i report provenienti da Mosca, secondo i quali le difese aeree russe hanno intercettato 71 dei 103 missili lanciati. Ecco un estratto da un articolo su Southfront:

“Fonti informate vicine al Pentagono dicono che l’esercito americano sta per lanciare un’indagine interna, per capire come le forze di difesa aerea siriane siano riuscite ad intercettare una parte dei missili usando i vecchi sistemi di difesa” (“Pentagon Is Concerned About Results Of Syria Strike, Prepares To Launch Internal Probe”, South Front).

Ancor più inquietante è la notizia che il Pentagono si è accordato con Mosca sui siti che sarebbero stati presi di mira nell’attacco (il che spiegherebbe il motivo per cui non ci sono state vittime). Il Capo di Stato Maggiore Congiunto, generale Joseph Dunford, ha negato l’accusa, ma ci sono numerose dichiarazioni circolanti su Internet che sembrano credibili. Date un’occhiata a questo estratto di un articolo di The Hill:

“Gli americani hanno chiamato i russi prima dei raid aerei di venerdì in Siria, ma non hanno detto loro quali obiettivi stessero prendendo di mira, ha detto venerdì sera il generale dell’esercito statunitense.

‘Abbiamo specificamente identificato questi obiettivi per limitare il rischio che forze russe rimanessero coinvolte, ed abbiamo usato i nostri soliti canali di de-escalation – quelli attivi questa settimana – per risolvere i problemi di spazio aereo’, ha detto Dunford in un briefing al Pentagono. ‘Non ci siamo accordati con i russi sugli attacchi, e non li abbiamo notificati loro…

‘Le uniche comunicazioni avvenute prima dell’attacco riguardavano la normale de-escalation dello spazio aereo’, ha affermato. “Non abbiamo coordinato gli obiettivi coi russi’”. (The Hill)

Veramente? I russi non sono stati informati prima? Allora come si spiega questo estratto da RT:

“‘Prima di colpire, gli Stati Uniti hanno chiamato la Federazione Russa per ridurre il pericolo di vittime civili o russe”‘ ha dichiarato Jon Huntsman, ambasciatore USA in Russia, sostenendo che ‘tutti gli obiettivi erano legati al programma illegale di armi chimiche di Assad’…

L’ambasciatore americano in Russia ha dichiarato che gli attacchi sono stati coordinati con la Russia per evitare uno scontro più grande”. (RT)

L’analista militare Publius Tacitus è ancor più esplicito in un post sul sito del colonnello Pat Lang, Sic Semper Tyrannis. Scrive:

“Alla Russia è stato detto dove stavamo per colpire. Questa a propria volta ha avvertito i siriani. Siriani e russi hanno evacuato personale ed attrezzature chiave dai siti bersaglio. Non abbiamo causato danni seri, è una fantasia totale”.

Anche su Twitter fonti affidabili dicono che la Russia è stata informata in anticipo. Maxim A. Suchkov, analista politico e redattore russo di Al Monitor, scrive:

“Gli USA dicono pubblicamente di non aver informato i russi, ma la (mancata) risposta russa indica diversamente, avendo del personale a Damasco ma non avendo attivato le difese aeree. Ciò suggerisce che fosse a conoscenza della posizione degli attacchi” (Twitter)

Scrive Russian Insider:

“Americani e russi si stanno parlando. Intensamente. Il portavoce di Putin ha detto alla stampa che la linea diretta tra i due eserciti è ancora attiva ed “utilizzata da ambo le parti”…

Entrambe le parti hanno tracciato le proprie linee guida, e nessuna delle due sarebbe contenta di perdere la faccia. Trump ha detto che i missili stanno arrivando, mentre il generale russo Gerasimov ha promesso che sparerà a qualsiasi nave od aereo che possa mettere a rischio i propri uomini.

In circostanze del genere, negoziare in anticipo i dettagli dell’attacco imminente è sia saggio che pragmatico… potrebbe essere l’unico ed il miglior modo per evitare che questo si trasformi in qualcosa di ancor più terribile… Ne dovremmo essere tutti grati…” (“US and Russia Are Talking Around the Clock to Choreograph Trump’s Coming Syria Strikes”, Russia Insider)

Sono totalmente d’accordo con l’autore su questo punto. Se Dunford ha preso l’iniziativa e concordato con la Russia quali obiettivi bombardare, allora dovremmo essergli tutti grati. Potrebbe aver evitato un’altra guerra mondiale. Spero solo che il suo ruolo in questa faccenda non venga sbugiardato nell’imminente indagine del Pentagono. Dovesse essere così, dovrà sicuramente affrontare una severa punizione.

In ogni caso, abbiamo capito che gli attacchi del 14 aprile sono stati una flessione di muscoli, per calmare i rivali interni di Trump, piuttosto che per punire Assad per dei crimini mai commessi (vale la pena ricordare che lo scorso anno, molto probabilmente, gli Stati Uniti hanno usato sostanze proibite nell’assedio di Raqqa). Il fatto che Putin abbia limitato la sua risposta ad una sbrigativa denuncia, suggerisce che Trump abbia raggiunto il suo obiettivo (cioè evitare la Terza Guerra Mondiale). Ecco parte di quanto detto dal presidente russo:

“La Russia condanna con la massima fermezza l’attacco alla Siria, dove il nostro personale militare sta dando assistenza al legittimo governo nei suoi sforzi anti-terrorismo.

Con le sue azioni, gli Stati Uniti rendono ancor peggiore la già catastrofica situazione umanitaria in quel paese. Gli americani, di fatto, assecondano i terroristi che stanno tormentando il popolo siriano da sette anni, provocando un’ondata di rifugiati in fuga da questo paese e dalla regione.

L’attuale escalation intorno alla Siria è distruttiva per l’intero sistema delle relazioni internazionali” (Cremlino)

Putin ha ragione. Il sostegno di Washington agli estremisti sunniti in Siria ha prolungato la guerra e trasformato il paese in una landa fumante. Sfortunatamente, non sembra che gli Stati Uniti getteranno la spugna a breve. L’aggiunta di falchi come Bolton e Pompeo alla squadra di sicurezza nazionale suggerisce anzi che Trump stia pianificando un’ulteriore escalation nel prossimo futuro. Il presidente si è allineato con la frangia dell’estrema destra sionista, che intende il conflitto come una guerra per procura contro l’Iran. Questa deve essere vinta, per stabilire l’egemonia regionale israelo-statunitense e mantenere una stretta sulle risorse vitali e sui corridoi degli oleodotti. L’attacco missilistico di Trump è solo una piccola scaramuccia in quella ben più ampia guerra.

Mike Whitney

Fonte: http://www.unz.com

Link: https://www.unz.com/mwhitney/trumps-missile-fiasco/

17.04.2018

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di HMG

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