Bagnai, batti un colpo!

comedonchisciotte-controinformazione-alternativa-1517328879512-alberto_bagnai___cosi_si_esce_dall_euro_senza_pagare_pegno_-610x330DI MORENO PASQUINELLI

sollevazione.blogspot.it

Alla fine, con l’elezioni dei Presidenti di Camera e Senato abbiamo avuto la conferma che le carte le danno Di Maio e Salvini, e che i berluscones hanno dovuto abbassare la cresta.
La ragione è semplice: hanno vinto le elezioni e da soli godono di una solida maggioranza in entrambi i rami del Parlamento. Sono quindi loro che dettano le regole del gioco.

La partita dei Presidenti delle due camere fa storia a sé oppure è propedeutica alla formazione del governo? La risposta per chi scrive è sì, poiché tutto congiura a favore della tesi che ci sia già un patto tra Salvini e Di Maio per dare vita ad un governo giallo-verde. Ciò che, fino a prova contraria, conferma quanto abbiamo detto e previsto.

E’ meglio o è peggio? Come avevamo scritto, rebus sic stantibusè meglio per almeno tre ragioni: un governo giallo-verde, spingendo all’opposizione Pd e Forza Italia, i due alfieri dei poteri forti euristi, è la sola maniera per evitare che questi l’abbiano vinta ancora una volta. Meglio perché sarebbe la sanzione che la Seconda Repubblica è morta e sepolta. Meglio perché si aprirebbe una fase nuova. Per questo, come i nostri lettori sanno, noi abbiamo scommesso (PERCHÉ SÌ AD UN GOVERNO M5S-LEGA di P101).

Se ci sbagliamo, ove il patto tra Salvini e Di Maio prevedesse la subordinata d’imbarcare nel governo i berluscones malgrado non ci sia bisogno del loro sostegno, lo sapremo presto. Sarebbe una sciagura, sarebbe il segnale che i vincitori non vogliono davvero un governo contro i poteri forti euristi, che non vogliono ingaggiare la lotta della risovranizzazione.

Molto sapremo, a questo proposito, dalla composizione del governo.

Vada pure Di Maio come Presidente del Consiglio. La posta in palio vera —ove non si ricorresse a nuovi aleatori spacchettamenti—è chi sarà il Ministro dell’economia e delle finanze (MEF). Lì sono infatti puntati i riflettori di Bruxelles, Berlino e Francoforte, ergo, dei “mercati”. Da chi prenderà il posto di Padoan sapremo molte cose, anzi, sapremo quasi tutto. Sapremo se il governo giallo-verde resterà prigioniero della gabbia eurista o se ne vuole davvero uscire fuori, almeno adottando politiche monetariste e mercantilistiche che pongano fine all’austerità e alla deflazione salariale.

Per questo, tra tutte le figure possibili, Alberto Bagnai sarebbe senza dubbio il migliore Ministro dell’economia di un governo giallo-verde.

I sovranisti duri e puri ci diranno che per salire sul carro di Salvini, Bagnai – come segnalammo per primi il 14 febbraio scorso – ha messo nel cassetto l’uscita dall’euro e si è rimesso a vaticinare che è la Germania che se ne deve andare e che l’euro potremmo tenercelo noi. Una tale baggianata che preferiamo pensare sia solo una tattica dissimulatoria. Facciamo a capirci, non pensiamo affatto che il patto tra Salvini e Di Maio contenga la cosa più giusta da fare, l’uscita dall’euro e dall’Unione. Al massimo vorranno andare a battere i pugni sul tavolo di Bruxelles.

Bene: mandiamoci Bagnai a batterli, che di competenze ne ha più di tanti pseudo ministri economici. Se la farà sotto? Farà la fine di Tsipras? Tutto è possibile, facciamo in modo che non accada. E per farlo non si può stare alla finestra né, tantomeno, fare i gufi. Per farlo occorre che i battupugnisti sentano alle spalle tutto l’appoggio e la determinazione popolare. Occorre, va da sé, che Salvini e Di Maio tengano la schiena dritta.

Poi, se tra un pugno e l’altro, tra una pausa e l’altra delle riunioni europee, Bagnai vorrà fare accademia, amichevolmente tentando di convincere la Merkel che è la Germania a dover tornare al marco, faccia pure. Questo, detto con franchezza, non interessa a nessuno.

Quel che interessa, se parliamo del tavolo europeo, sono, a spanne, quattro cose da cui tutto per adesso dipende: che non sia rispettato il pareggio di bilancio, che la spesa pubblica aumenti e sia stracciata la regola del 3%, che siano cancellate le clausole di salvaguardia, che siano infine abolite le recenti anti-italiane normative sulle crisi bancarie.*

Non ci vorrà molto tempo per capire l’andazzo. Il DEF (Documento di programmazione economica finanziaria), come regola, dovrà essere presentato al Parlamento entro il 10 aprile. Anche ammesso che ci sia una deroga (i tempi sono stretti e gli euro-oligarchi sono in agguato) con quello si capiranno molte cose.*

Quindi: Alberto, se ci sei batti un colpo!

Moreno Pasquinelli

Fonte: http://sollevazione.blogspot.it

Tratto da: comedonchisciotte

24.03.2018

*Le teste d’uovo dell’establishment, augurandosi che il governo giallo-verde schianti presto sotto il peso delle difficoltà, insistono che tra reddito di cittadinanza e flat tax non è facile trovare la mediana. Vero. La mediana la si potrebbe trovare, appunto, ad una sola condizione: l’aperta violazione dei trattati capestro europei.

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