Il confine invalicabile tra “prendersi cura” e controllare

Esiste una grossa differenza tra prendersi cura di qualcuno e volerlo gestire. Questo è un concetto che purtroppo non è chiaro a tutti e ne sono spettatrice quando mi soffermo a osservare molti rapporti di coppia o legami genitore-figlio che non vertono sull’accudimento e l’amore incondizionato ma su un vero e proprio bisogno di gestire e controllare l’oggetto dell’amore.

Presa questa consapevolezza, ti chiedo: riesci a immaginare come sarebbe la tua vita se le persone che affermano di amarti si soffermassero di più su quelli che sono realmente i tuoi bisogni piuttosto che sul loro bisogno di gestirti o controllarti?

Quello che molti genitori non capisco è che esiste una grossa linea di confine tra prendersi cura di un figlio e controllarlo. Questo è vero per i genitori ma anche per le coppie.

Per farti comprendere meglio come l’amore, l’accudimento e il controllo vengono spesso confusi nei legami, ti riporto alcuni esempi pratici.

I genitori di Sara sono entrambi medici. Sara si è iscritta alla facoltà di Medicina per seguire le orme dei genitori… quando al secondo anno ha capito che non le piaceva e non è questo il futuro che voleva per se stessa, ha deciso di iscriversi alla facoltà di Architettura. I genitori di Sara si sono irrigiditi e hanno deciso di non pagarle più gli studi affermando che con il percorso accademico in Medicina avrebbe avuto la strada spianata. L’atteggiamento dei genitori di Sara ti sembra dettato più dal bisogno di controllo o dall’amore incondizionato?

Passiamo ai rapporti di coppia.

Una mia cara amica adora giocare a tennis e… per fortuna sono una donna perché dopo il suo fidanzamento, il partner l’ha indotta a giocare solo con donne ed evitare singoli con gli uomini. Mi sono subito chiesta se questa amica si è sentita amata o controllata per l’interesse che ha dimostrato il suo fidanzato

Questi sono esempi molto estremi di come il prendersi cura si confonde con il bisogno di controllo ma il confine, talvolta, può essere così sottile da far sentire confusa la vittima del controllo.

«Cosa succede se nella tua vita sei circondata da troppe persone che ti controllano mentre affermano che si stanno prendendo cura di te?»

E’ una domanda facile: finirai per pensare che chi usa la sua autorità lo fa perché si sta preoccupando di te, perché prova interesse e vuole il tuo bene. Finirai per avere un’idea distorta dell’accudimento e dell’interesse. Finirai per essere vittima di manipolazioni e malcontenti. Finirai per accettare troppi compromessi che, a lungo andare, renderanno la tua vita difficile.

Genitori guardiani e partner gestori

Tutto ha inizio quando siamo bambini e con il primo legame che instauriamo con la figura di accudimento.

Per un genitore, il pensiero di fondo è questo: “io sono la madre/il padre, loro sono i miei figli” eciò significa che “io stabilisco cosa fare, come vivere, come essere…“. E, in effetti, per le prime fasi della vita del bambino è in parte così, ma fai attenzione! Esistono ruoli differenti, non esiste una gerarchia.

L’approccio educativo gerarchico è indubbiamente il più tradizionale ma ha una controindicazione: irrigidisce l’ego del genitore conferendogli un’illusione di potere.

Il genitore inconsapevole del suo ruolo, può varcare il confine di cure e amore e sconfinare nel territorio del potere e del controllo a tutti i costi.

Mentre tu cresci, in tuo madre o tuo padre, è ancora viva quella gerarchia, che si aggrava fortemente in presenza di dipendenza affettiva, ambivalenza o altri disturbi della sfera emotiva o della personalità.

Un genitore attento e consapevole non dovrebbe comportarsi da guardiano, dovrebbe allontanarsi dal pensiero egoico e abbandonare ogni pretesa sul figlio. La pretesa di come un figlio dovrebbe agire in determinate circostanze, la pretesa di come dovrebbe comportarsi o cosa dovrebbe essere.

Le pretese di un genitore finiscono per negare al figlio il diritto di essere ciò che è veramente. Finiscono per ammutinare ogni forma di espressione dell’essere. Così, da adulto, quel bambino troverà un partner che invece di esprimere cure e amore, finisce per mostrargli controllo, autorità e potere.

L’amore dovrebbe essere il valore più alto nelle nostre esistenze, l’amore verso se stessi, l’amore verso un partner… purtroppo non tutti apprendono questo valore e si genera una grossa confusione.

I bambini vengono confusi con frasi del tipo “lo faccio per il tuo bene” quando il realtà il genitore non è mosso da un reale senso di protezione ma dalle sue aspettative.

In Perù c’è un modo di dire raccapricciante che giustifica un buon numero di prevaricazioni: “Te pego perque te amo”, questo significa letteralmente “ti colpisco perché ti amo“. Questo modo di dire è molto comune nei rapporti di coppia e nei legami tra genitori e figli. E’ l’emblema vivente di come la società vive in modo del tutto distorto il concetto di cure e amore.

Quanto sentirai una frase simile a “lo faccio per il tuo bene” impara a rifletterci su e impara a sentire e assecondare i tuoi veri bisogni. C’è una netta linea di confine tra prendersi cura, volere bene ed esercitare controllo e prevaricazione.

Quando qualcuno piange per te, assicurati che lo faccia realmente mosso da amore incondizionato e non perché sta perdendo potere sulla tua vita.

Una madre potrebbe mostrare reale sofferenza se sua figlia dovesse uscire dalla sua area di controllo tanto da indurre sensi di colpa nella stessa figlia. Questi legami non sono basati su cure e amore incondizionato ma sul controllo. Quindi impariamo a tracciare salde linee di confine.

Pensa come sarebbe bella la tua vita se chi dice di agire per il tuo bene lo facesse considerando i tuoi bisogni e non le sue aspettative!

Nota bene: se sei un genitore e ti rendi conto di “controllare tuo figlio” piuttosto che educarlo alla piena autonomia e espressione di sé, ti invito a leggere il mio articolo: accetta tuo figlio così com’è, genitorialità consapevole.

via Psicoadvisor

Tratto da: aprilamente

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