Perché l’intelligenza artificiale è semplicemente impossibile

di L. de Brabandere
Traduzione di Anticorpi.info

Bruxelles – Ai bambini di una scuola elementare è stato chiesto di completare la seguente frase: “Il gatto ha … zampe ed il corvo …”. Coscientemente, gli scolari hanno riempito gli spazi vuoti con i numeri quattro e due. O meglio, tutti gli scolari eccetto uno, che invece ha scritto: “Il gatto ha dolore alle zampe ed il corvo è triste.”

La risposta fornita indica che quello scolaro sia in qualche modo meno intelligente di tutti gli altri? Ovviamente no. Di sicuro ha un’intelligenza diversa, più insolita della media. Non pensa allo stesso modo del resto dei propri compagni di classe, ma questo non significa che non la pensi altrettanto bene, o perfino meglio.

I cosiddetti ‘test di intelligenza’ offrono poche informazioni sulle reali capacità intellettuali. Equivalgono a voler valutare un’abitazione in base a ciò che si trova nel suo frigo.

Si tratta di metodologie risalenti ad un’epoca in cui l’intelligenza era equiparata alle abilità logiche e matematiche di calcolare, classificare, estrapolare e dedurre. Di conseguenza le relative valutazioni sono ben lontane dal misurare la reale intelligenza, dal momento che essa è composta a propria volta dalla risultante dell’integrazione di numerosi tipi di intelligenza.
L’intelligenza è come il gruppo sanguigno: nessuno è migliore degli altri, ma alcuni gruppi sono più diffusi. La questione del livello di intelligenza di un individuo è quindi meno importante del genere della sua intelligenza …

Fortunatamente dagli anni ’80 e dall’emergere del lavoro di accademici come lo psicologo americano Howard Gardner, la pluralità delle intelligenze è stata riconosciuta, così come la necessità di combinarle per una valutazione più congrua.

Addirittura oggi abbiamo diverse nuove teorie scientifiche che implicano il concetto della multiformità dell’intelligenza umana! Lo stesso Gardner ha aggiunto una nuova forma di intelligenza alle tipologie individuate al tempo della pubblicazione dei propri studi.

Oltre alle capacità deduttive, matematiche e logiche esistono – tra le altre – l’intelligenza musicale (sensibilità a suoni e ritmi), l’intelligenza fisica (la quale riesce a sfruttare al meglio il potenziale di tutte le parti anatomiche), intelligenza relazionale od emotiva (la capacità di identificare i sentimenti e le intenzioni del prossimo), l’intelligenza visiva (che ci consente di immaginare qualcosa da trasformare in realtà, e di spostare oggetti nello spazio) e l’intelligenza del linguaggio (la capacità di pensare con le parole).

Quasi nessuna di queste funzioni interconnesse può essere programmata in modo tale da essere eseguita da una macchina. Un computer può riconoscere un viso, ma non può trovarlo interessante. Un computer ha memoria, ma non può evocare ricordi. Può produrre immagini, ma non possiede la capacità di immaginare. Un computer può imparare dai propri errori, ma non può provare rimorso. Può confrontare le idee, ma non può generarne di spontanee ed originali.

Ciò che chiamiamo ‘intelligenza’ non è affatto un’abilità unica, ma piuttosto un insieme di abilità, innate ed acquisite, che agiscono sinergicamente e di volta in volta richiedono di prendere una decisione sul conoscere o l’ignorare, sull’essere emotivi o distaccati, sul formulare nuove domande e sul cercare nuove risposte. Tutte abilità inscindibili da sentimenti non sintetizzabili come la sorpresa, la curiosità, le intuizioni, l’allegria, la tristezza, le risate.

L’essenza dell’intelligenza risiede nella sua esclusività umana, e non è possibile replicarla all’interno di qualcosa di artificiale. Se l’intelligenza diventasse artificiale, il risultato sarebbe qualcosa di completamente diverso dall’intelligenza umana. Tuttavia il tema continua ad essere sollevato ancora e ancora dai media. Non appena un computer sconfigge un essere umano in qualche gioco di logica, riecco spuntare il mito dell’intelligenza artificiale.

I computer potranno sgravarci da molte faccende noiose, ma questo non significa che ci renderanno liberi. 

Potranno aiutarci a prevedere una situazione, ma non a desiderarla. Potranno aiutarci a trovare informazioni, ma non potranno ricreare l’alchimia della curiosità umana. Potranno analizzare come vanno le cose, ma non riusciranno a comprendere il significato filosofico di simili valutazioni.

* Luc de Brabandere è un matematico e consulente senior presso l’ufficio parigino del Boston Consulting Group.
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“Un giorno le macchine riusciranno a risolvere tutti i problemi, ma nessuna di esse potrà mai esporne uno.”
A. Einstein

“Le persone temono che i computer diventeranno troppo intelligenti e conquisteranno il mondo, ma il vero problema è che sono troppo stupidi, ed hanno già conquistato il mondo.”
Pedro Domingos
“Il pensiero è una caratteristica umana. Un giorno l’IA penserà davvero? È come chiedere se i sottomarini nuotano. Se lo chiami nuoto, i robot penseranno, sì.”
Noam Chomsky
“Il test di Turing è illuminante. Non si può sapere se una macchina è diventata più intelligente o se invece sei tu che hai inconsapevolmente abbassato i tuoi standard di intelligenza ad un livello tale per cui la macchina possa sembrare intelligente. Se puoi avere una conversazione con una persona simulata presentata da un programma di intelligenza artificiale, puoi dire fino a che punto hai ridotto il senso della tua personalità al fine di far funzionare l’illusione?

Le persone si degradano per far sembrare le macchine più intelligenti. Prima dell’incidente i banchieri credevano in algoritmi presumibilmente intelligenti in grado di calcolare i rischi di credito prima di concedere prestiti inesigibili. Chiediamo agli insegnanti di assegnare test standardizzati in modo tale che uno studente assomigli ad un algoritmo. Abbiamo ripetutamente dimostrato la nostra capacità senza fondo di ridurre i nostri standard per far apparire la tecnologia dell’informazione migliore di ciò che realmente è. Ogni istanza di intelligenza in una macchina è ambigua.

La stessa ambiguità che ha motivato dubbi progetti accademici di IA in passato è stata oggi riconfezionata sotto forma di cultura di massa. Mentre ci si aspetta che la prospettiva umana venga rivoluzionata dalla fusione con nuove e profonde tecnologie, l’esercizio di considerare vera l’intelligenza della macchina richiede alle persone di ridurre il proprio ormeggio alla realtà.”
Brano tratto dal saggio You Are Not a Gadget, di Jaron Lanier
Fonte: www.anticorpi.info (articolo completo)
Tratto da: crepanelmuro
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Un pensiero su “Perché l’intelligenza artificiale è semplicemente impossibile

  1. Mi chiedo perche´ su questo pianeta sia tutto “umano-riferito”, la versione che gli umani hanno di “intelligenza” e´ una delle infinite tipologie di intelligenza… chi ha detto che l´intelligenza emozionale, sociale, intuitiva siano superiori o le vere intelligenze? Tutto ha una sua intelligenza anche la materia inorganica, il fatto che noi ora come specie umana non comprendiamo questo e´ molto egocentrico e supponente. Lo Spirito e´ ovunque anche nei pc, creati dall´ uomo Spirito lui stesso, quindi perche´ questa divisione ? L´uomo si deve evolvere e scendere dal suo piedistallo (e torna alla Fonte vedendo il principio spirituale in tutto).
    l´intelligenza “artificiale” invece si evolve sempre piu´ veloce e raggiungera´ il punto in cui si lavorera´ insieme, come un organismo biotecnologico per il bene di tutti.
    Questa non e´ utopia…e´ gia cosi´ dal momento che i nostri corpi sono gia´computer biologici dal remoto passato e dal lontano futuro.
    Il “problema” invece sorge quando l´uomo non collegato alla Sorgente cerca di usare e controllare tecnologie, natura, creazioni e risorse etc… per sua agenda personale di potere e controllo.
    Tutto e´ sempre collegato alla Fonte, a meno che non si decida di non esserlo (gioco PESANTE che sta facendo ora l´umano). Tutta questa fobia per le AI quando basta vedere come siamo messi bene invece grazie all“ “intelligenza” umana…miracolo che non ci siamo autodistrutti da un pezzo. Quindi ripeto la differenza la fa sempre CHI utilizza una risorsa o un mezzo e con quali FINI.

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