Trump, Netanyahu e Mohammad Bin Salman: i distruttori dell’ordine mondiale neoliberista

DI FEDERICO PIERACCINI

strategic-culture.org

L’ordine mondiale neoliberista è in crisi da alcuni anni, senza segni di ripresa. La vittoria di Trump è un’espressione di una rottura della fiducia tra il popolo americano e le élite nazionali.

La tempesta perfetta. Così appare la situazione in Medio Oriente. Sempre più eventi sembrano condurre verso un cambiamento epocale nel delicato equilibrio di potere della regione.

Quest’ultimo è stato rapidamente modificato dopo la vittoria sul terrorismo in Siria da parte di Damasco e dei suoi alleati. Il nuovo ruolo di Mosca garantisce all’Iran uno spazio di manovra virtualmente illimitato nella regione. Le nuove basi militari iraniane in Siria si abbinano all’accordo tra Russia ed Egitto per la creazione di comuni aree di cooperazione contro il terrorismo.

In questo complicato contesto, Donald Trump emerge come un distruttore degli interessi USA nella regione. Osservando la cooperazione tra le forze democratiche siriane curde (SDF) e gli americani in Siria, possiamo vedere la genesi di tutti i problemi tra Ankara e Washington. La Turchia era solita impiegare l’Islam politico (Fratellanza Musulmana) come mezzo per destabilizzare il Medio Oriente e il Nord Africa, una volta una delle strategie centrali anche di Obama e del Dipartimento di Stato. La Turchia ora gravita verso l’ambiente multipolare di Mosca, Pechino e Teheran. Il ruolo conferito da queste tre nazioni consente ad Erdogan di manovrare abilmente tra nazioni alleate e fomentatori di estremismo islamico come il Qatar.

La Turchia è solo un esempio del delicato equilibrio su cui poggia la regione. Mosca è diventata l’unico mediatore per tutte le parti, e non sembra avere cattive relazioni con alcuna di loro. I sauditi compreranno il sistema S-400 dai russi; Netanyahu è costretto a cercare di influenzare Mosca per mantenere un qualche tipo di potere sull’Iran, ma con scarsi risultati. Mohammad bin Salman (MBS) è andato oltre, grazie a Trump ed al via libera del genero, arrestando dozzine di autorità e finanzieri sauditi (molto vicini a Clinton ed Obama), intraprendendo un genocidio contro gli yemeniti, armando i terroristi islamici wahhabiti in ogni angolo della regione, ed interrompendo ogni rapporto con il Qatar in una quasi-guerra che si sta rivelando manifestamente inefficace.

In questo caos incontrollato, e tra le fazioni leali verso gli Stati Uniti, Netanyahu sta vedendo missili israeliani, lanciati dall’incontestato spazio aereo libanese, venire abbattuti in Siria. MBS non riesce nemmeno a costringere il suo allievo Hariri a dimettersi; e persino Saleh nello Yemen è stato ucciso dopo aver tradito ed abbandonato gli Houthi. Abu Dhabi e Riyadh sono sotto il fuoco delle forze di Houthi, affrontando le conseguenze delle loro insensate scelte militari più vicine a casa. In Israele, il governo Netanyahu sta annegando sotto un mare di scandali di corruzione, con manifestanti nelle strade che chiedono le sue dimissioni. Le rivoluzioni colorate sono tornate a mordere la mano del padrone? Affinché l’Arabia Saudita eviti uno scenario simile, aggravato da una carenza di benessere a causa del calo dei prezzi del petrolio e delle casse svuotate dalle guerre, MBS ha deciso di arrestare e derubare tutti i suoi avversari. Trump non sembra preoccuparsi delle conseguenze di queste azioni, occupato com’è dal coordinare gli eventi ai massimi livelli con Xi Jinping in Asia e Putin in Medio Oriente.

Trump ha fatto una scelta saggia, rinunciando all’impossibile obiettivo di raggiungere l’egemonia globale, puntando invece a risolvere i problemi domestici. È impegnato a mantenere le promesse elettorali e, a tal fine, cerca di estrarre quanto più denaro possibile dai suoi alleati per riavviare l’economia statunitense, puntando ad una rielezione nel 2020.

In questo senso, la mancanza di interesse da parte dell’amministrazione americana in alcune aree del globo è emblematica. Da un lato la chimica tra Trump e Modi sembra essere buona, dall’altro le tensioni tra India e Cina, accresciute dalle dispute sui confini, sembrano essersi alla fine dissolte. Dopo il fallimento neocon di dividere Russia e Cina, anche le tensioni tra India e Cina sembrano essere ora in via di estinzione. Inoltre, in Ucraina, anche la decisione di inviare armi letali a Kiev è stata minimizzata, ed il paese ora affronta un contro-golpe guidato da Saakashvili (sì, ancora lui). L’Ucraina è un paese in disordine, che vive in prima persona le conseguenze di un cattiva atteggiamento atlantista, con le sue viziose politiche anti-Russia.

Il resto del mondo, con crescente smarrimento, osserva mentre ogni decisione viene presa senza alcuna spiegazione logica, come il riconoscimento di Gerusalemme come capitale d’Israele. Gli unici a perdere in questo scenario sono naturalmente i più stretti alleati degli Stati Uniti: Israele e tutti i paesi arabi uniti dietro lo stato saudita (o, meglio, il suo denaro), che ora sono obbligati a difendere la causa palestinese. Che si tratti di incompetenza o di un’incapacità strategica di prendere posizione, poco importa il motivo per cui queste decisioni vengono prese. Trump, MBS e Netanyahu sono esattamente ciò di cui la regione ed il mondo avevano bisogno. Perché? Perché queste tre figure, grazie alle loro azioni, hanno riunito l’asse della resistenza in Medio Oriente, hanno fortificato la presenza russa nella regione ed hanno aperto la porta ai soldi asiatici per la ricostruzione, che poi si integrerà nella Nuova via della seta. Questi tre tirapiedi hanno aperto la porta alla sconfitta totale grazie alle loro decisioni sconsiderate.

Le nuove tecnologie, come la blockchain, ma anche la rivalutazione dell’importanza dell’oro, si accompagnano agli sforzi inesorabili di sganciarsi dal dollaro USA. Il potere militare americano è in crisi, ma il dollaro rimane la principale valuta di riserva del mondo. Oltre a consolidare le alleanze con gli avversari trasformandoli in amici, Mosca e Pechino puntano a creare un nuovo ambiente economico basato sul valore reale (valute supportate dall’oro) per minare la bolla speculativa finanziaria provocata dal dollaro, dalle banche centrali e da tutti quei sistemi finanziari che hanno creato un’economia totalmente fittizia, completamente sconnessa dalla realtà.

Trump si concentra sugli Stati Uniti e sembra non interessato agli affari globali, il che è un vantaggio per la stabilità globale a lungo termine. Nel frattempo, Russia, Turchia ed Iran stanno provando, con nuove soluzioni economiche e militari, a governare una regione che è l’epicentro del caos globale. La cooperazione nelle aree contese potrebbe raggiungere un nuovo livello con i soldati egiziani e cinesi che lavorano come forze di pace. Questo sembra essere un altro capolavoro russo per accelerare la pacificazione della regione ed ampliare lo spettro delle nazioni coinvolte militarmente nel nuovo ordine mondiale multipolare.

La crisi del sistema neoliberista-neocon è evidente, anche se i suoi media, sempre utili per la propaganda, cercano di ritrarre una realtà falsa ed artificiale. Il senso di disperazione si intensifica quando i media mainstream cercano di vendere al pubblico mondiale la fiaba dei malvagi russi che hanno cercato di influenzare le elezioni americane. Tuttavia, altre diffamazioni fatte, senza prova alcuna, coinvolgono la squadra olimpica nazionale russa e le accuse di doping. Le loro piccole vittorie, come la censura contro RT, mostrano il vero volto malvagio del vecchio ordine mondiale neoliberista.

MBS, Netanyahu e Trump rappresentano tutto ciò che c’è di sbagliato in Occidente e in Medio Oriente. Più cercano di sopravvivere e più danneggiano gli interessi delle élite neoliberiste, servendo solo a rivelare la loro vera faccia genocida (come in Yemen o Palestina) o addirittura ammettendo pubblicamente che ogni loro mossa politica è intesa a favorire gli Stati Uniti (la dottrina “America First” lo espone abbastanza apertamente e chiaramente).

L’ordine neoliberista si basa su un inganno deliberatamente perpetrato dai media mainstream. Nascondono le notizie per dare una visione specifica e parziale degli eventi. Per chi è  fermamente contrario a tale deriva guerresca e disumanizzante, si deve approfittare dell’opportunità presentata dall’improbabile trio MBS, Trump e Netanyahu. Spazzando via l’ipocrisia neoliberista, è più facile mostrare la brutalità dell’élite dominante occidentale. Questo trio improbabile ha persino ottenuto l’effetto più che inaspettato di unire quasi tutte le forze contrarie a questo ordine mondiale bellicoso, consolidando alleanze ed amicizie in varie aree geografiche.

Dal Nord Africa al Medio Oriente, passando per Sud America ed Asia, Washington non è più l’unica voce a dettare tutte le decisioni. A differenza del passato, D.C. non sceglie più per gli altri, ma preferisce invece non partecipare per evitare di rendere evidente la propria debolezza militare ed economica. Anche il ritiro dalla scena mondiale è una strategia, soprattutto se viene promossa come se fatta di propria volontà, piuttosto che essere costretta dalle circostanze.

Federico Pieraccini

Fonte: www.strategic-culture.org/

 

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di HMG

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