FC2F5429-C4CF-48C7-B413-478AF280DFFAdi Luciano Lago

Medio Oriente cambiano gli Scenari. Analisi.

L’ISIS (Daesh in arabo), sconfitto in Siria ed in Iraq riappare in Egitto sotto forma di un sanguinoso attacco contro la comunità sufi, un gruppo di confessione islamica pacifico e tollerante che è diffuso nella zona della penisola del Sinai. L’attacco terroristico, uno dei più sanguinosi mai verificatosi, ha lasciato sul terreno 235 morti e centinaia di feriti, quasi tutti civili, fedeli che erano per la preghiera del Venerdì nella moschea.
La confessione Sufi viene vista come eretica dalla visione radicale wahabita e salafita dell’Islam propugnato dall’ISIS e diffusa dagli Iman dell’Arabia Saudita, ispiratori del wahabismo, religione professata a Rijad.

L’attacco sembra ispirato da una regia e da mandanti esterni che hanno come obiettivo la destabilizzazione del regime di Al-Sisi al Cairo, il generale a capo del governo che ha condotto una dura repressione contro i gruppi radicali islamici vicini ai F.lli Mussulmani di cui era espressione il presidente presidente al Morsi, in passato appoggiato dagli USA e dal Qatar.

Come è stato appurato dagli avvenimenti in Siria, l’ISIS è uno strumento utilizzato da chi ha interesse a destabilizzare paesi ed a operare un “regime change” e, in questo suo modus operandi, riceve appoggi, finanziamenti ed armi per renderlo efficace. Di conseguenza seguendo il flusso dei finanziamenti e delle armi si trovano i mandanti dell’ISIS. Guarda caso questo flusso porta a Rijad, a Washington, a Doha.

Sembra strano, magari una casualità, che l’ISIS riappaia adesso in Egitto dopo aver subito le pesanti sconfitte sul terreno dove era riuscito a creare un proprio stato, con il beneplacito di Arabia Saudita, USA ed alleati che gli avevano consentito di diventare anche un esportatore di petrolio (nella lista fra i primi 10) estratto dai pozzi presenti nei territori occupati.
L’intervento di Russia ed Iran ha messo fine al commercio di petrolio ed allo Stato Islamico “tollerato” fino ad allora dalla coalizione diretta dagli USA che si limitava a bombardare il deserto, come testimoniato da alcuni piloti dell’aviazione USA.

Nel frattempo in Siria, con la caduta dell’ultimo bastione delI’SIS ad Abu Kamal, con l’estensione dell’area di territori liberati dalla presenza terrorista fra la Siria e l’Iraq, si può mettere la parola fine sul dominio dello Stato Islamico e dei gruppi ad esso collegati. La vittoria sul terrorismo islamista è dovuta all’offensiva condotta dagli eserciti di Siria e dell’Iraq e dai loro alleati, Hezbollah, e le milizie sciite di el Hashid al Shaabi , una forza formidabile costituita da centinaia di migliaia di combattenti che hanno messo fine non solo allo Stato Islamico ma anche alle ambizoni dell’Arabia Saudita ed Israele interessate a rovesciare il Governo di Damasco ed a smembrare la Siria, creando un califfato sunnita sotto protettorato USA come risulta dai piani di Washington enunciati e messi nero su bianco nei loro documenti ufficiali.

 

Milizie sciite di Hashd al-Shaabi
Questa vittoria ha creato un cambiamento strategico nella regione aprendo uno scenario ove si è creata per la prima volta una rotta via terra che si estende dall’Iran fino alla Siria attraverso l’Iraq. Trascurando gli importanti riflessi economici di accesso ai prodotti e beni dell’Iran e dell’Iraq fino al Mediterraneo , questa via unificherà tutti questi paesi ed è destinata a cambiare l’equazione del conflitto con Israele, visto che questo collegamento creerà un gruppo di paesi con affinità politiche e relazioni economiche liberi dall’influenza di Israele e degli USA nella regione.

Israele ha affermato che non permetterà la presenza iraniana in Siria, ma questo piano eccede di molto la capacità reale dell’entità sionista, dovuto precisamente alla nuova rotta ed alla comunicazione stabilita fra questi paesi. Israele non sarà in grado di aggredire l’insieme di queste forze che hanno costituito un asse della Resistenza che include Hezbollah, la Siria, l’Irán e l’ Iraq.
In questo caso i dirigenti israeliani sanno che dovrebbero fare fronte a decine o centinaia di migliaia di combattenti di molti paesi, se dovesserro optare di lanciare un attacco contro il Libano o la Siria.

Il collegamento terrestre presuppone anche che le rotte di comunicazione tra le forze dell’asse della resistenza si manterranno anche nel caso di una grave tensione o conflitto, quando le rotte aeree o marittime siano più facili da interrompere o limitare. In questo modo, la stessa esitenza di una rotta terrestre costituisce un fattore di dissuasione dei paesi della zona di fronte ad una aggressione israeliana, nello stesso modo di come lo è il programma balistico o delle rampe mobili di missili di cui dispongono l’Iran ed Hezbollah.

La rotta terrestre inoltre potrà permettere più facilmente anche l’arrivo di rifornimenti militari russi e iraniani in Siria e potrà fortificare la capacità del paese di combattere contro i gruppi terroristi inviati dall’estero.
In questo modo l’ultima vittoria della Siria ad Abu Kamal si è trasformata nella vittoria più importante di questa guerra. Questa limita la possibilità di una aggressione israeliana contro la Siria ed il Libano, visto che la stessa Israele è consapevole della limitatezza delle sue opzioni e dell’enorme prezzo che dovrebbe pagare Israele nel caso che commetta qualsiasi errore non calcolato.

Sarà per questo che le centrali che dirigono alla destabilizzazione stanno oggi cambiando obiettivo ed adesso puntano a scatenare gli attacchi dell’ISIS sull’Egitto di Al-Sisi.

Fonte: Controinformazione

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