La Cina ora lancia i petro-yuan: l’era del dollaro verso la sua fine?

IMG_0570A partire dalla fine della seconda guerra mondiale, nulla ha rappresentato maggiormente il simbolo della leadership statunitense quanto il ruolo dominante, a tratti egemonico, giocato dal dollaro nell’economia planetaria: la moneta nazionale statunitense rappresenta tuttora una vera “unità di misura” della potenza geopolitica di Washington ed esercita un peso significativo nelle dinamiche economiche planetarie. L’ordine monetario internazionale risulta fortemente sbilanciato a favore dei Paesi occidentali, e in particolare la posizione di forza del dollaro è ulteriormente evidenziata dal suo ruolo di principale valuta di riserva e di denominazione degli scambi internazionali di beni, servizi e materie prime.

Trump contro lo “Stato Profondo”
I principali fautori di un’evoluzione in senso multipolare del sistema monetario internazionale sono, allo stato attuale delle cose, i Paesi del gruppo BRICS, dato che lo stesso Presidente russo Vladimir Putin ha affermato, nel corso del vertice dell’organizzazione tenutosi a inizio settembre, di considerare prioritaria la necessità di impostare “un’evoluzione del sistema in grado di superare l’eccessiva dominazione da parte di un numero limitato di valute di riserva”: in tal senso, la più dirompente risposta alle richieste di Putin è venuta dalla Repubblica Popolare Cinese, che ha di recente annunciato la sua volontà di mettere in circolazione una serie di contratti petroliferi futures denominati in yuan, sancendo di fatto la nascita della prima, concreta alternativa all’egemonia del “petro-dollaro”.

Sotto il turbante una democrazia partecipativa
La nascita del “petro-yuan”, che rappresenta forse la maggiore dimostrazione concreta della volontà di Pechino di agire come reale superpotenza nell’agone mondiale, rappresenta una svolta decisiva negli equilibri di potere dell’economia mondiale. La mossa cinese rappresenta inoltre un passo di primaria importanza verso la de-dollarizzazione del sistema internazionale e un’opportunità per numerosi Paesi di districarsi in maniera ottimale in un sistema decisamente più democratico. La nascita del “petro-yuan” farà sì che “la Russia, al pari dell’Iran, altro nodo cruciale dell’integrazione euroasiatica, potrà bypassare le sanzioni statunitensi commerciando le fonti energetiche nella propria valuta nazionale o in yuan. La mossa si preannuncia come una mossa win-to-win: secondo molti esperti, lo yuan sarà convertibile in oro nelle borse di Shangai e Hong Kong”, facendo così della triade oro-yuan-petrolio la base della nuova architettura valutaria a trazione cinese.

La mossa di Pechino si inserisce in un contesto che vede una forte spinta alla de-dollarizzazione del mercato petrolifero mondiale, manifestatasi in maniera decisa nel momento in cui, a metà del mese di settembre, il Presidente venezuelano Nicolas Maduro ha deciso di avviare la transizione dal biglietto verde a un paniere di monete incentrato sul rublo e sullo yuan al fine di lenire l’effetto delle sanzioni commerciali imposte unilateralmente da Washington nel tentativo di condizionare le dinamiche interne alla Repubblica Bolivariana. Se, come riportato da Michele Crudelini su Gli Occhi della Guerra il 14 ottobre scorso, al Venezuela dovesse aggiungersi l’Arabia Saudita, la nascita del “petro-yuan” potrebbe causare una vera e propria slavina: non è infatti un mistero che numerose compagnie di investimento cinesi siano in prima linea per gestire la fase iniziale dell’IPO borsistica della compagnia petrolifera statale di Riyadh, Saudi Aramco, parte del piano di riforma Saudi Vision 2030 con cui l’erede al trono Mohammad bin Salman punta a aumentare gli investimenti esteri e il peso del settore privato nell’economia del Paese.

La Cina, entrando a gamba tesa nelle dinamiche per la determinazione degli equilibri di potere dell’economia planetaria, non intende certamente mettere nell’angolo gli Stati Uniti o costringerli a battere in ritirata: la leadership di Pechino, fresca di rinnovo dopo l’importantissimo Congresso del Partito Comunista, punta a ritagliare per la Cina quell’importante ruolo che, come sottolineato dal Presidente Xi Jinping, le spetta in virtù della sua accresciuta influenza economica e della sua notevole proiezione geostrategica ma non ambisce certamente a soppiantare completamente Washington. La Cina punta all’edificazione di un ordine mondiale effettivamente multipolare: l’inconciliabilità tra questo obiettivo e il mantenimento dell’ordine monetario basato sul predominio del dollaro è notevole. La nascita del “petro-yuan” potrebbe essere una prima avvisaglia di un cambiamento epocale: l’era dell’egemonia del dollaro si avvia verso il viale del tramonto, e per gli Stati Uniti sarà meglio prendere al più presto consapevolezza della necessità di una completa ridefinizione della loro strategia geopolitica ed economica, capace di mediare in maniera pragmatica con la natura multipolare del sistema internazionale.

fonte: occhidellaguerra

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