Un consigliere di Netanyahu chiede alle potenze occidentali di non porre fine allo stato islamico

ISRAEL-MILITARY-NETANYAHUIl professore Efraim Inbar, direttore del BESA, il Centro di Studi Strategici dell’università ortodossa di Bar-Ilan di Tel Aviv, è un influente accademico che realizza lavori di consulenza retribuiti per conto del governo israeliano, per l’Esercito di Israele e per la Nato, e le sue opinioni hanno un grande ascendente sulla politica estera di Israele e dell’Occidente, rispetto al Medio Oriente.

“Il mantenimento della presenza dello stato Islamico serve ai nostri interessi” e “può servire come strumento per affossare i piani dell’Iran, di Hezbollah , della Sira e della Russia”.
Barack Obama non voleva implicarsi nei problemi del Medio Oriente e non credo che la nuova amministrazione abbia cambiato idea. Gli USA di Obama fingevano di combattere lo Stato Islamico ma di sicuro lo facevano per giustificare il loro accordo con l’Iran. Dicono di volere eliminare l’ISIS ma non inviano truppe e non vogliono riconoscere che il principale problema per l’Occidente è l’Iran”, questo ha dichiarato Inbar in pubblico.

Il professore Efraim Inbar, è considerato una autorità in materia di studi strategici sul Medio Oriente e collabora con numerosi centri strategici di tutto il mondo, in particolare per conto del governo israeliano, per gli USA e per la Nato, per il Regno Unito e per l’Australia e le sue opinioni hanno un grande ascendente sulle sfere di influenza della politica di Israele e dell’Occidente. Direttore della BESA dal 1992 ha ricevuto vari riconoscimenti fra i quali alcuni dalla NATO.

Il suo articolo intitolato “La distruzione dello Stato Islamico è un errore strategico” e costituisce il primo caso in cui una personalità influente israeliana difende in modo aperto che l’Occidente mantenga in vita lo stato Islamico. Tuttavia , già in precedenza fra gli opinionisti israeliani si era manifestata questa convinzione. “L’esistenza continuata dello stato Islamico serve i nostri interessi strategici e “può servire come strumento per affossare i piani dell’Iran, di Hezbollah , della Sira e della Russia” per conquistare il Medio Oriente, scrive il direttore del BESA, un centro che afferma come suo obietivo consolidare l’agenda sionista conservatrice e realista”.

Secondo Inbar, gli USA stanno commettendo una pazzia strategica nel mostrare disponibilità a collaborare con la Russia contro l’ISIS senza considerare che il grande problema è l’Iran. Il governo di Netanyahu non si stanca di ripetere questa posizione, per quanto il martedì, il direttore del Mossad fino allo scorso mese aveva respinto questa opinione.

Tamir Prdo, che mentre dirigeva il Mossad non si stancava di ripetere che l’Iran era il grande pericolo per Israele e per l’Occidente, ha dichiarato adesso, dopo una settimana che aveva abbandonato l’incarico, che il grande pericolo per Israele non è tanto l’Iran ma la deriva della società israeliana che, secondo lui, potrebbe condurre ad una guerra civile. “Se una società  divisa attraversa una certa linea, si può arrivare ad una guerra civile in casi estremi. Mi fa paura che noi stiamo marciando in questa direzione”, ha avvisato Pardo, secondo il quale la distanza fra la situazione attuale di Israele ed un conflitto bellico è sepre minore.

Tuttavia il prof. Inbar continua a difendere la stessa linea di Pardo fino a che questi aveva lasciato il Mossad, sostenendo la propaganda costante contro il pericolo dell’Iran che è caratteristica di tutte le autorità ufficiali israeliane, dal governo all’esercito passando per i numerosi centri di studi strategici finaziati dal governo o dall’esercito.
Non è un caso che l’ISIS è un mortale nemico dell’Iran: ha ucciso un grande numero di sciiti in Iraq, ha espulso molti altri dalle loro case in operazioni di pulizia etnica. L’Arabia Saudita, come Israele e lo Stato Islamico, tutti considerano che l’Iran e non l’ISIS sia il loro peggiore nemico.

ISIS -Israele

Inbar, di fronte all’opinione che la sparizione dello Stato Islamico renderebbe il Medio Oriente più stabile, sostiene che la stabilità non è un valore di per se stessa e non serve ai nostri interessi.
Nel suo articolo il professore sostiene che sia una buona cosa per Israele prolungare la guerra in Siria, la stessa posizione espressa già da un alto generale israeliano da alcuni anni addietro quando affermò che, quanto poteva derivare dalla fine del conflitto, era contro gli interessi di Israele e che risultava più conveniente prolungare indefinitivamente il conflitto.

Un altro componente importante del Centeo BESA, , David Weinberg, ha appoggiato le idee espresse da Inbar. In un articolo dal titolo “Dovrebbe sparire lo Stato Islamico?”, Weinberg sostiene che il Califfato interessa all’Occidente visto che questo sarebbe un” idiota utile”. Questo articolo è stato pubblicato su Israel Hayom, il giornale del magnate ebreo americano Seldon Adelson che sostiene le posizioni di Netanyahu.

Fonte: Publico.es/internacional

Traduzione: Luciano Lago per controinformazione

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