Quel che i media non dicono sulle prove missilistiche della Corea del Nord

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Lunedì scorso, la RPDC ha lanciato un missile balistico Hwasong-12 su Hokkaido. Il missile è atterrato nelle acque oltre l’isola, non provocando danni.

I media hanno immediatamente condannato la prova come un “atto audace e provocatorio”, una prova del disprezzo del Nord contro le risoluzioni ONU e contro “i suoi vicini”. Trump ha duramente criticato i test dicendo:

“Azioni minacciose e destabilizzanti non fanno altro che aumentare l’isolamento del regime nordcoreano, nella regione e nel mondo. A questo punto, tutte le opzioni sono sul tavolo”.

Quel che i media non hanno menzionato è che nelle ultime tre settimane Giappone, Corea del Sud e Stati Uniti hanno compiuto grandi esercitazioni militari ad Hokkaido ed in Corea del Sud. Questi giochi di guerra, inutilmente provocatori, vogliono simulare un’invasione della Corea del Nord ed un conseguente regime change (leggi: uccidere). Kim Jong-un ha ripetutamente chiesto agli americani di porre fine a questi esercizi militari, ma gli altri hanno rifiutato. Gli Stati Uniti si riservano il diritto di minacciare chiunque, in qualunque momento ed in qualsiasi luogo, anche in casa altrui. È quel che li rende eccezionali. Leggete questo estratto da un articolo di Fox News:

“Più di 3.500 truppe americane e giapponesi hanno dato inizio ad un esercizio militare congiunto contro l’eventualità di una Nord Corea ancor più minacciosa. L’esercitazione, nota come Northern Viper 17, avrà luogo ad Hokkaido, la principale isola settentrionale del Giappone, e durerà fino al 28 agosto…”.

“Stiamo migliorando la nostra preparazione non solo in àmbito aereo, ma anche come team di supporto logistico”, ha dichiarato in un comunicato il colonnello R. Scott Jobe, comandante della 35esima Fighter Wing. “Siamo in posizione privilegiata in caso di bisogno e questo esercizio ci preparerà nel caso in cui si verifichi effettivamente uno scenario di conflitto” (“Truppe giapponesi ed americane iniziano un’esercitazione militare congiunta stante la minaccia della Corea del Nord”, Fox News).

Il test missilistico di lunedì (che ha sorvolato l’isola di Hokkaido) è stato condotto poche ore dopo la fine dei giochi di guerra. Il messaggio era chiaro: il Nord non verrà pubblicamente umiliato senza risposta. Invece di mostrare debolezza, la Corea ha dimostrato di esser pronta a difendersi contro l’aggressione straniera. In altre parole, il test NON è stato un “atto audace e provocatorio” (come i media hanno affermato), ma una risposta modesta e ben ponderata da parte di un paese che ha vissuto 64 anni di prepotenze, sanzioni, demonizzazioni e sconvolgimenti da Washington. Il Nord ha risposto perché le azioni del governo americano richiedevano una risposta. Fine della storia.

E lo stesso vale per i tre missili balistici a corto raggio che il Nord ha testato la scorsa settimana (due dei quali apparentemente sono scomparsi poco dopo il lancio). Questi test sono stati una risposta alle tre settimane di esercitazioni militari in Sud Corea che hanno coinvolto 75.000 truppe di combattimento, accompagnate da centinaia di carri armati, mezzi da sbarco, una flottiglia navale al completo e sorvoli di squadroni di combattenti e bombardieri strategici. Il Nord avrebbe dovuto restare con le mani in mano mentre questa mostruosa esibizione di forza bruta militare avveniva proprio sotto il suo naso???

Ovviamente no. Immaginate se la Russia avesse intrapreso un’operazione simile al di là del confine in Messico, e la sua flotta avesse condotto esercizi “live fire” 5 km fuori della baia di San Francisco. Quale pensate sarebbe stata la reazione di Trump?

Avrebbe spazzato via quelle navi in un battibaleno, no?

Perché dunque il doppio standard quando si tratta di Corea del Nord?

La NK dovrebbe essere applaudita per aver dimostrato di non esser intimidita. Kim sa che qualsiasi scontro con gli Stati Uniti finirebbe male, ma ciononostante non si è fatto mettere all’angolo dai bulli della Casa Bianca. Bravo, Kim.

A proposito, la risposta di Trump ai test missilistici di lunedì è stata a malapena riportata dai media mainstream. Ecco cos’è successo due giorni dopo:

Mercoledì, un gruppo americano di fighter F-35B ed F-15 e di bombardieri B-1B ha condotto operazioni militari su un campo d’esercitazioni ad est di Seoul. I B-1B, che sono bombardieri nucleari a bassa quota, hanno sganciato le loro bombe sul sito e poi sono ritornate alla loro base. Lo spettacolino era un messaggio per Pyongyang: Washington non è contenta dei test dei suoi missili balistici ed è disposta ad usare armi nucleari in caso di bisogno.

D.C. è dunque disposta a bombardare il Nord se non riga dritto?

Sembra proprio così, ma chi lo sa davvero? In ogni caso Kim non ha altra scelta che restare sulle proprie posizioni. Se mostra qualche segno di debolezza, sa che finirà come Saddam e Gheddafi. E questo, naturalmente, è ciò che guida la retorica aggressiva del dittatore; il Nord vuole evitare lo scenario di Gheddafi a tutti i costi. E comunque, il motivo per cui Kim ha minacciato di lanciare missili nelle acque che circondano Guam è perché Guam è la casa della base aerea militare di Anderson, il punto di origine dei bombardieri con capacità nucleare B-1B che da qualche tempo compiono pericolosi sorvoli della penisola coreana. Il Nord sente di dover rispondere a quella minaccia.

Non sarebbe d’aiuto se i media accennassero a questo fatto? Oppure si confa maggiormente alla loro agenda far sembrare che Kim stia dando di matto, abbaiando ai “totalmente innocenti” Stati Uniti, un paese che cerca solo di preservare la pace ovunque va?

Ma per favore!

È così difficile trovare qualcosa nei media che non rifletta la parzialità e l’ostilità di Washington. A sorpresa, c’era un articolo abbastanza decente su CBS News la scorsa settimana, scritto da un ex agente dell’intelligence occidentale con decenni di esperienza in Asia. È l’unico articolo che ho trovato che spiega con precisione cosa stia realmente accadendo aldilà della propaganda. Ecco qua:

“Prima dell’inaugurazione di Trump, la Corea ha fatto sapere di essere disposta a dare alla nuova amministrazione americana il tempo per rivedere la propria politica e fare meglio di Obama. L’unica cosa era che se gli Stati Uniti fossero andati avanti con i loro esercizi congiunti con la Corea del Sud, il Nord avrebbe fortemente reagito.

Gli americani li hanno fatti e quindi i nordcoreani hanno reagito.

Ci sono stati degli abboccamenti nel dietro le quinte, ma non si è riusciti a farli decollare. In aprile, Kim ha lanciato nuovi missili come avvertimento, senza alcun effetto. Il regime ha lanciato i nuovi sistemi, uno dopo l’altro. L’approccio di Washington non è tuttavia cambiato”. (“Analisi: il punto di vista di Pyongyang sulla crisi Corea del Nord-U.S.A.”, CBS News).

Okay, quindi adesso sappiamo la verità: il Nord ha fatto del proprio meglio ma senza risultati, soprattutto perché Washington non vuole negoziare, preferirebbe minacciare (Russia e Cina), aumentare l’embargo e minacciare la guerra. Questa è la soluzione di Trump. Ecco di più dallo stesso pezzo:

“Il 4 luglio, dopo il primo lancio di ICBM della Corea andato a buon fine, Kim ha fatto sapere che il Nord è disposto a mettere “da parte” i programmi nucleari e missilistici se gli americani cambiassero il proprio approccio.

Gli Stati Uniti non l’hanno fatto, quindi il Nord ha lanciato un altro ICBM, un palese segnale. Tuttavia, altri bombardieri B-1 hanno sorvolato la penisola ed il Consiglio di Sicurezza ONU ha approvato nuove sanzioni” (CBS News).

Quindi il Nord era pronto a negoziare, ma gli U.S.A. no. Kim probabilmente ha sentito dire che Trump era un buon negoziatore ed ha pensato di poterci trovare qualche accordo. Ma non è accaduto. Trump si è rivelato una bufala più grande di Obama, il che non è cosa da poco. Non solo si rifiuta di negoziare, ma fa anche minacce bellicose quasi ogni giorno. Questo non è ciò che il Nord si aspettava. Loro si aspettavano un leader “non interventista”, aperto ad un compromesso.

La situazione attuale ha lasciato Kim senza molte opzioni. Può terminare il proprio programma missilistico, o aumentare la frequenza dei test e sperare che questi aprano la strada ai negoziati. Evidentemente ha scelto quest’ultima opzione.

Ha fatto una cattiva scelta?

Forse.

È una scelta razionale?

Sì.

Il Nord sta scommettendo che i propri programmi nucleari saranno preziose carte da giocare nei futuri negoziati con gli Stati Uniti. Non vuole bombardare la west coast. Sarebbe ridicolo! Non farebbe raggiungere alcun obiettivo. Quel che vogliono è salvaguardare il regime, procurarsi garanzie di sicurezza da Washington, sollevare l’embargo, normalizzare i rapporti con il Sud, cacciare gli americani dagli affari politici della penisola e (speriamo) porre fine all’irritante invasione yankee che dura da 64 anni.

In pratica: il Nord è pronto. Vuole negoziati. Vuole porre fine alla guerra. Vuole mettersi alle spalle tutto questo incubo e continuare con la propria vita. Ma Washington non glielo permette perché a lei lo status quo piace. Vuole essere permanententemente presente in Corea del Sud, per poter circondare Russia e Cina con i sistemi missilistici ed ampliare la propria presa geopolitica portando il mondo più vicino all’armageddon nucleare.

Questo è ciò che vuole e per questo continuerà ad esserci crisi nella penisola.

Mike Whitney

Fonte: www.counterpunch.org

Tratto da: comedonchisciotte

 

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