Così gli Stati Uniti pianificano una rivoluzione colorata in Iran

OLYCOM_20170614134321_23451807Con il lancio di sei missili a medio raggio contro le postazioni dello Stato Islamico a Dayr al-Zawr, in Siria, l’Iran ha voluto mostrare i muscoli e mandare un chiaro messaggio a Washington dopo le recenti prese di posizione del Segretario di Stato Rex Tillerson. Nei giorni scorsi, infatti, Tillerson ha ammesso che gli Stati Uniti lavorano per un cambio di regime a Teheran con l’obiettivo di «arrivare a una transizione pacifica di quel governo».

Il Segretario di Stato ha chiarito la strategia di Washington nei confronti della Repubblica Islamica davanti alla commissione Affari Esteri alla Camera, rispondendo ad alcune domande del senatore repubblicano Ted Poe: «Stanno facendo delle cose molto gravi in tutto il mondo in nome del terrorismo e calpestando i diritti umani – ha detto Poe, riferendosi alla Guardia rivoluzionaria iraniana – Sosteniamo una filosofia di cambiamento pacifico di quel regime? Ci sono iraniani in tutto il mondo. Alcuni sono qui. Altri sono in Iran e non sostengono lo stato totalitario».

Tillerson: “Sì a transizione pacifica”

«La nostra politica nei confronti dell’Iran è in fase di sviluppo – ha chiarito Tillerson – la loro presenza è destabilizzante nella regione per via del loro attivismo militare in Siria, Iraq, nello Yemen e a sostegno di Hezbollah. Ci stiamo muovendo per contrastare l’egemonia iraniana. Stiamo valutando l’ipotesi, anche dal punto di vista diplomatico, di inserire la Guardia rivoluzionaria iraniana nella lista delle organizzazioni terroristiche. La nostra politica – ha aggiunto – è quella di porre fine a quest’egemonia, contenendo la loro capacità di sviluppare armi nucleari e sostenendo quegli elementi all’interno del Paese che potrebbero condurlo verso una transizione pacifica. Elementi che conosciamo bene».

Dal gennaio 1979, quando milioni di persone scesero in piazza per reclamare la caduta del governo dello scià Muhammed Reza Pahlavi – gendarme degli Stati Uniti nell’area – e il ritorno nel Paese dell’ayatollah Kohmeini, fautore della rivoluzione islamica, i rapporti con la Casa Bianca sono sempre stati molto controversi e conflittuali. E la nuova, più aggressiva e determinata strategia degli Usa, in linea con gli interessi sauditi, rischia di alzare ulteriormente l’asticella dello scontro.

La replica di Teheran: “Washington fallirà”

Tocca al leader della rivoluzione, l’Ayatollah Seyyed Ali Khamenei, replicare alle parole del Segretario di Stato americano. «Questa rivoluzione  è stata vista con grande ostilità fin dall’inizio – ha osservato Khamenei, affermando che gli Stati Uniti hanno sempre cercato di arrivare a un cambio di regime in Iran, «ma i loro sforzi sono sempre stati fallimentari». Khamenei minimizza quanto affermato da Tillerson: «Non diamo troppo peso alle dichiarazioni di quest’uomo che si è appena insediato alla Casa Bianca. Questa politica anti-iraniana non è certo una novità. C’è dal primo giorno, il loro linguaggio e i loro toni non sono affatto cambiati. Ora dicono di voler cambiare la costituzione della Repubblica Islamica. Bé, quand’è che non l’hanno provato a fare? Gli Stati Uniti lo hanno sempre voluto e sempre hanno fallito. E continuerà ad essere così».

Dura replica anche da parte del portavoce del Ministro degli Esteri iraniano Bahram Qassemi, che ha definito le parole di Tillerson «inaccettabili e da condannare con forza poiché violano in maniera grave le regole del diritto internazionale».

Gli Usa sposano la politica di Riyad contro l’Iran

Sposando le istanze dei sauditi, l’amministrazione Trump ha posto sullo stesso piano la lotta a Daesh e all’Islam politico a quella nei confronti di Teheran e della Repubblica Islamica. Una sfida a tutto campo che si combatte sul campo di battaglia, in Siria: mentre i jihadisti perdono costantemente terreno e posizioni, infatti, si registrano pesanti scontri armati nei pressi di Raqqa tra i ribelli curdi-siriani (Sdf) armati da Washington e l’esercito arabo siriano del presidente Bashar al-Assad, sostenuto proprio dall’Iran e dalla Russia.

Ma le ostilità proseguono anche sul fronte diplomatico. Con 98 voti a favore e solamente 2 contrari, il Senato degli Stati Uniti ha appena varato nuove sanzioni economiche contro Mosca e Teheran: segnale che il sentimento anti-iraniano è trasversale agli schieramenti ed è pienamente supportato dallo Stato profondo.

Fonte:C

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