Gli esseri umani e la Terra, Unità nella Dualità?

Come cambierebbe la nostra vita se ci risvegliassimo un giorno in un mondo che prima avevamo sempre considerato come fuori di noi, scollegato da noi, ma che ora riusciamo a percepire come se fosse un nostro prolungamento, o addirittura, dentro noi stessi… e che, più precisamente, rappresenta la realtà di ciò che siamo realmente?

principio-olografico-600x422Gli esseri umani e la Terra, Unità nella Dualità“Se la Terra avesse un diametro di poco più di un metro e galleggiasse a poca distanza dal suolo sopra un campo qualsiasi, la gente verrebbe da tutto il mondo per ammirare le sue grandi e piccole piscine d’acqua e le zolle di terra emergenti dalle acque.

La gente si stupirebbe del sottilissimo strato di gas attorno alla palla e delle minuscole particelle d’acqua in sospensione nel gas; si meraviglierebbe di tutte le creature sulla superficie e nelle acque.

E la palla sarebbe considerata preziosa perché unica e verrebbe protetta perché non si rovini. Sarebbe la più grande meraviglia conosciuta, fonte di ispirazione, saggezza e bellezza. La gente l’amerebbe e la difenderebbe con la propria vita, sentendo che non avrebbe più significato senza la sua esistenza. Se la Terra fosse grande solo poco più di un metro…” Olaf Skarsholt (ecopsicologo neozelandese)

Marcella Danon (anche lei ecopsicologa), scrive: “Bisogna sviluppare l’attenzione e il rispetto per tutto ciò che è vivo: a partire dalle proprie emozioni, sino ad includere gli altri esseri umani, ogni altro essere vivente, la natura nel suo insieme. Quando l’apertura diventa tale da accogliere il proprio mondo interno e quello esterno, la vita si rivela ai suoi livelli più alti e il singolo individuo può riconoscersi parte di un disegno molto più vasto e non si sentirà mai più solo, ma saprà di essere in connessione profonda con tutto ciò che è”.

Come cambierebbe la nostra vita se comprendessimo che noi e la Terra siamo una cosa sola, un unico organismo, un’unità nella moltitudine? Se questo succedesse, non potremmo più gettare una cartaccia per strada, uccidere un altro essere vivente senza esserne profondamente toccati, oppure ferire il nostro prossimo o danneggiare noi stessi, poiché sapremmo che la separazione tra noi e tutto ciò che esiste, è solamente illusoria.

Tutti noi facciamo molta fatica a concepire il concetto di unità nella moltitudine, poiché radicato nella nostra mente esiste l’ego, la cui funzione è quella di creare l’identità e quindi la separazione. Eppure ogni corpo umano è un perfetto esempio dell’unità nella moltitudine, cioè, di molti, piccoli elementi che ne vanno a formare uno più grande.

Provate a seguire questa riflessione: noi siamo costituiti da pelle, muscoli, ossa, organi, tendini, nervi, peli, capelli e così via; che a loro volta sono costituiti da cellule, globuli rossi, ecc… Eppure, abbiamo ben presente che questa moltitudine rappresenta il nostro corpo fisico. Forse facciamo fatica a capire il paragone, perché non abbiamo mai sentito parlare uno dei nostri globuli rossi con volontà, personalità e carattere propri. Ma se così fosse stato, cosa avremmo pensato? “Lui è parte di me e si considera un’entità separata, eppure è un frammento del mio corpo, perché non gli è evidente la connessione profonda che ovviamente esiste tra me e lui?”

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E se questo nostro globulo rosso un giorno avesse iniziato a gettare i rifiuti del suo pranzo negli angoli nascosti delle nostre vene, o peggio, ad uccidere gli altri globuli come lui, avremmo potuto dirgli “Hey, ma cosa stai facendo? Non ti rendi conto che se danneggi loro danneggi anche me; e che se io muoio, muori anche tu?” Forse il nostro pianeta, se potesse parlare, potrebbe rivolgerci le stesse domande, non credete?

Consideriamo il nostro corpo staccato dal mondo esteriore ma, in realtà, siamo anche ciò che mangiamo; provate, ad esempio, a nutrirvi abbondantemente di curry per qualche giorno, oppure di aglio e constaterete che il vostro sudore e la vostra pelle avranno un odore differente da quando mangiavate solo riso o formaggio. Se mangiamo molti cibi contenenti olio, i nostri capelli saranno più grassi. Oppure, se l’aria è inquinata i nostri polmoni ne soffriranno. Non vi è mai capitato di camminare in una città con molto smog nell’aria e sentirvi più sporchi del normale?

E’ possibile che la vita sia un continuo atto di separazione, dalla nascita fino alla morte; ma uno dei fini più alti dell’esistenza è la trascesa di tale separazione, ricollegandosi a ciò che è la nostra origine, la nostra casa e “nostra madre”, giungendo alla profonda consapevolezza che il mondo esterno è solo un riflesso del nostro mondo interiore, che siamo “briciole” di un organismo più vasto e che esso stesso non è altro che un granello di pulviscolo nella vastità dell’intero universo; ma, allo stesso tempo, per via del principio olografico che permea tutto ciò che esiste, in tutti gli atomi che compongono il nostro corpo, sono racchiusi i misteri di tutto il creato.

Rispetto a tutto ciò che sta al di fuori di noi siamo molto piccoli, è vero… quasi insignificanti si potrebbe pensare… ma in realtà le cose stanno diversamente; se riusciamo ad aprirci alla vita in modo profondo e sincero, ci rendiamo conto degli esseri magici che siamo e dalle possibilità illimitate che, volendo, si spalancano davanti a noi.

FrattaleScientificamente il principio olografico dice che “la più piccola parte rispecchia l’intero” (per esempio, una goccia del nostro DNA contiene tutte le informazioni necessarie per formarci in modo completo). Le forme frattali sono uno splendido esempio di questo. Prendete un cavolfiore romanesco… esso è un frattale! Osservate, infatti, come la forma di questo meraviglioso ortaggio sia composta da un’infinità di forme uguali, ma più piccole.

Abbiamo davanti una bella sfida ora: trovare un modo sostenibile per vivere e di conseguenza evolvere come individui e come specie. C’è una profonda crisi in atto, che può essere una bellissima opportunità di crescita e può fornire gli strumenti e lo slancio per dare un senso più profondo alla nostra esistenza, riscoprendo la profonda connessione presente tra noi e la natura ed allargando la nostra prospettiva all’eventualità che la separazione tra noi e lei non sia mai esistita e che, forse, lei è noi… e viceversa.

Il risveglio verso le nostre radici e la nostra natura spirituale, rispetto alla comprensione di essere un’unità nella moltitudine, se lo desideriamo, può essere una bellissima meta verso la quale protendere, che con l’impegno, il lavoro su di sé e la graduale apertura nei confronti del mondo, diviene sempre più evidente e sentita. Come un fascio di luce, che in un lampo squarcia l’oscurità e trasforma radicalmente la percezione di noi stessi nel mondo. Ma anche questo è solo l’inizio di un percorso ancora più vasto (e non il suo completamento) che, come un’iniziazione, ci spalanca le porte su un piano d’esistenza più armonioso.

In chiusura, dei brevi cenni sull’ecopsicologia, il cui fine è proprio quello di curare il “mal d’anima” insito nel mondo moderno. Di seguito un paio di estratti dalla voce “ecopsicologia” di wikipedia.

“La ‘brutta’ situazione ‘in’ cui mi trovo forse non riguarda soltanto un umore depresso o uno stato mentale ansioso; forse ha a che fare con il grattacielo per uffici, chiusi ermeticamente, nel quale lavoro, con il quartiere dormitorio nel quale abito, o con la superstrada sempre intasata sulla quale vado e torno fra i due luoghi”. James Hillman, “Politica della bellezza”.

“Insita nella natura umana c’è un amore per la natura e un senso di connessione con l’ambiente, un bisogno della vicinanza di altri esseri viventi che ha le sue radici nel nostro patrimonio genetico. I nostri antenati hanno vissuto per milioni di anni mantenendo uno stretto contatto con la natura che li circondava, e rispettandone i ritmi; non è pensabile che poche migliaia di anni – in termini evolutivi, un periodo di tempo brevissimo – siano bastati a fare piazza pulita di un’esperienza tanto radicata”. Edward Wilson, “Biofilia”
Fonte: notizielaterali

Rivisto da www.fisicaquantistica.it

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