Ivrea, tumore al cervello per uso eccessivo del cellulare: Inail condannata

Il tribunale di Ivrea ha riconosciuto il nesso causale tra uso eccessivo del telefonino e il tumore al cervello e ha condannato l’Inail a pagare una rendita perpetua per il danno sul lavoro a un dipendente ammalato

IMG_1282Un dipendente della Telecom si era ammalato di cancro a causa dell’uso eccessivo del cellulare: l’Inail viene condannata a pagargli una rendita perpetua per il danno sul lavoro.

La sentenza emessa l’11 aprile dal tribunale di Ivrea è destinata a far discutere. Roberto Romeo, 57 anni, ha contratto un neurinoma al cervello dopo aver usato il cellulare per più di tre ore al giorno per 15 anni. “La sentenza riconosce il legame causale tra un tumore al cervello e l’uso di un telefono cellulare” hanno spiegato gli avvocati Renato Ambrosio e Stefano Bertone che hanno vinto la causa.

Il dipendente della Telecom era obbligato a usare il telefono cellulare al lavoro in quanto non si trovava in ufficio, ma era spesso in giro. Finché nel 2010 si è accorto di non sentire più da un orecchio: la risonanza mostra un neurinoma, un tumore benigno, molto grosso che occupava buona parte del cervello. “Sono stato operato e, a causa delle dimensioni, mi hanno dovuto asportare il nervo acustico – ha raccontato Romeo – Oggi non sento più dall’orecchio destro, ho una specie di paralisi vicino alla bocca. In sala operatoria ho anche contratto la meningite, alla fine la convalescenza è stata molto lunga. Vivo non esattamente come prima, non posso prendere freddo né troppo sole e non riesco a chiudere bene un occhio, oltre a non sentire più come prima”.

Il tribunale gli ha riconosciuto un danno biologico del 23 per cento e ha condannato l’Inail a corrispondergli la rendita vitalizia da malattia professionale. “Non voglio demonizzare l’uso del telefono cellulare ma per evitare quello che mi è successo bisogna saperlo utilizzare in modo corretto”, ha spiegato il dipendente.

L’effetto cancerogeno delle onde elettromagnetiche del telefonino, riporta Repubblica, era già stato riconosciuto sin dal 2011 dalla Iarc che aveva inserito questo dispositivo nella categoria 2b. “Il fatto che nel 2017 i tribunali italiani riconoscano già in primo grado la causa oncogena insita nei campi elettromagnetici generati dal cellulare è il segno del continuo avanzamento delle conoscenze scientifiche” ha riferito l’avvocato Bertone.

“Abbiamo avuto difficoltà sul profilo medico e scientifico perché ci è stato detto che non c’erano prove che potesse creare un tumore, ma è stato detto che non si poteva anche dire il contrario – ha aggiunto l’avvocato Renato Ambrosio – Questa sentenza invece dice proprio che c’è un nesso causale ed è per questo che ora chi ci governa debba prendersi la responsabilità di fare qualcosa”.

Quella dei danni causati dall’uso eccessivo del cellulare è una campagna cara allo studio legale degli avvocati Ambrosio e Commodo, esperti in risarcimento del danno, che già alcuni anni fa avevano intentato una causa, “ancora giacente al Tar”, per imporre al ministero una campagna di informazione sui rischi legati al cellulare. Hanno anche creato il sito “neurinoma.info” dove sono raccolte tutte le informazioni utili.

“Sono soprattutto i bambini e le donne in gravidanza a essere più vulnerabili – avverte l’avvocato Bertone – La popolazione deve essere avvisata perché basta usare il telefono con l’auricolare o a una certa distanza per poter abbassare i rischi”.

fonte: ilgiornale

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