Russofobia: il sintomo dell’implosione USA

 

IMG_0389Da Redazione Mar 30, 2017

di Finian Cunningham

C’è stato un periodo in cui la “russofobia” era un’efficace forma di controllo della popolazione, usata soprattutto dalla classe dirigente americana per motivare i cittadini statunitensi ad avere un sentimento di patriottismo. Non più. Ora la russofobia è un segnale di debolezza, di inarrestabile implosione della classe americana al comando per effetto di una decomposizione interna. Questa tecnica di propaganda ha funzionato bene durante i decenni della Guerra Fredda, quando l’Unione Sovietica poteva facilmente essere demonizzata come “comunismo ateo” e “impero del male”.

Questi stereotipi – non importa quanto falsi – si sono diffusi in modo capillare grazie al monopolio del controllo sui media occidentali esercitato dai governi e dagli enti ufficiali. L’Unione Sovietica non esiste da più di un quarto di secolo ma, tra la classe politica USA, la russofobia è più virulenta che mai. Questa settimana, dalle audizioni del Congresso a Washington sulle presunte interferenze russe nella politica statunitense, è stato evidente che una larga parte del governo e dell’establishment dei media americani sono “fissati” con la russofobia e con la convinzione che la Russia sia un pericoloso nemico esterno.
Tuttavia, rispetto all’apice della Guerra Fredda, la tecnica di propaganda russofobica sembra aver perso molto potere tra la popolazione. Ciò dipende soprattutto dalla pluralità di comunicazione globale, la quale mette a dura prova il monopolio occidentale del controllo dell’informazione e della percezione.

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La russofobia contemporanea – che demonizza il Presidente Vladimr Putin o le Forze Armate russe – non ha lo stesso potenziale per spaventare il pubblico occidentale. Anzi, grazie ad una maggiore pluralità di fonti di informazione, è possibile affermare che il ritratto “ufficiale” della Russia come nemico (affermando, per esempio, che sia sul punto di invadere l’Europa o che interferisca nelle elezioni politiche), è accolto con un salutare, se non ironico, scetticismo da parte dei cittadini occidentali.

Ciò che è sempre più evidente è la profonda spaccatura tra la classe politica e un pubblico più ampio sulla questione della russofobia. È vero per i paesi occidentali, ma soprattutto negli Stati Uniti. La classe politica (cioè i legislatori di Washington e i media ufficiali) parlano con esasperazione delle interferenze russe nelle elezioni presidenziali americane, e di una sorta di sinistra influenza sulla presidenza di Donald Trump. Ma questa esasperazione russofobica non si riflette tra il pubblico più ampio, composto da comuni cittadini americani. Le accuse rabbiose sulle intrusioni da parte della Russia nei computer di Hillary Clinton, la rivale di Trump, per diffondere informazioni dannose per la candidata dei Democratici; il presunto sabotaggio della democrazia americana come “atto di guerra”; il Presidente Trump colpevole di “tradimento” attraverso “una cospirazione” con una “campagna di influenza russa”: tutte queste rivelazioni sensazionali sembrano essere l’unica preoccupazione della classe politica. I cittadini americani più comuni, preoccupati di sopravvivere in una società pericolante, non solo non condividono le accuse ma le considerano chiacchiere inutili.
Russofobia nei giornali du USA e Occidente
Questa settimana il portavoce del Cremlino, Dimitry Peskov, ha rigettato le accuse del Congresso sull’interferenza nella politica USA. Ha inoltre chiaramente affermato che i legislatori americani e i media ufficiali sono “intrappolati” nelle loro stesse menzogne. “Stanno cercando di trovare delle prove per le teorie che loro stessi hanno inventato”, ha affermato Peskov.

Un’altra immagine che ben si adatta, è quella della classe politica americana in lotta coi mulini a vento, rincorrendo la propria coda o cercando di prendere la propria ombra. Sembra esserci un atteggiamento collettivo di delusione. Incapace di accettare la realtà che le strutture di governo USA abbiano perso legittimità agli occhi delle persone, che 1/3 dei cittadini si siano ribellati votando Donald Trump, cioè un estraneo nei panni del business man prestato alla politica, che il collasso della politica tradizionale americana sia dovuta all’atrofia della sua economia capitalista in fallimento da vari decenni, la classe dirigente ha essa stessa costruito le ragioni del proprio declino incolpando di tutto la Russia. La classe governante americana non può accettare o venire a patti con il fallimento del proprio sistema politico.

L’elezione di Trump è un sintomo di questo fallimento e della diffusa disillusione degli elettori verso il relitto dei partiti repubblicano e democratico. Ecco perché lo spettro dell’interferenza della Russia nel sistema politico americano è stato inventato ad arte, per necessità, come un modo per spiegare l’umiliante fallimento e la conseguente rivolta popolare. La russofobia è stata rispolverata dall’armadio della Guerra Fredda dall’establishment politico americano per distrarre dal lampante collasso della politica interna statunitense. La corrosiva autodistruzione sembra non avere confini: James Comey, il capo dell’FBI, questa settimana ha dichiarato al Congresso che la Casa Bianca è indagata per contatti illeciti con la Russia. Questa teatrale comunicazione fornita da Comey è stata salutata con generale approvazione da parte degli oppositori dell’amministrazione Trump, così come dai mezzi di informazione. Il New York Times ha affermato che l’FBI stava effettivamente svolgendo “un’indagine sulla soglia della Casa Bianca”; altre uscite stampa parlano apertamente di probabilità di impeachment del Presidente Trump.

A Washington la tossicità dell’atmosfera politica russofobica non ha precedenti. L’amministrazione Trump è paralizzata in ogni tentativo di condurre una normale azione politica a causa della nube tossica del sospetto, con l’accusa di essere colpevole di tradimento per collusione con la Russia. Il Presidente Trump è andato contro i Repubblicani al Congresso sulla sua proposta di riforma dell’assistenza sanitaria, in quanto molti repubblicani sono in disaccordo a causa delle note inchieste sulla Russia. Quando è stato reso noto che il Segretario di Stato di Trump, Rex Tillerson, avrebbe disertato un summit NATO previsto per il prossimo mese ma che stava pianificando di visitare Mosca nello stesso periodo, il nuovo programma è stato interpretato come un segno di influenza impropria della Russia.

Ciò che rende così senza precedenti lo spettacolo di questa lotta politica intestina è che ci sono poche prove dell’accusa di collusione di Trump con la Russia. È infatti basata in maniera preponderante su insinuazioni e fughe di notizie ai media, che sono quindi riciclate come “prove”. David Nunes, l’alto funzionario repubblicano dell’House Intelligence Committee, all’inizio di questa settimana ha affermato che non ha riscontrato nei documenti classificati nessuna evidenza che potesse indicare alcuna collusione tra la squadra elettorale di Trump e il Governo russo. Anche alti ufficiali dell’intelligence, James Clapper e Michael Morell (che non hanno alcun legame di amicizia con Trump), hanno recentemente ammesso che non ci sono prove. Tuttavia, il capo dell’FBI James Comey ha comunicato al Congresso che la sua agenzia stava svolgendo una indagine sull’amministrazione Trump, anche se al momento non poteva confermare o smentire l’esistenza di alcuna prova. Come già detto, questo spionaggio inconcludente sulla Casa Bianca è stato salutato con entusiastica approvazione dagli oppositori politici di Trump, sia al Campidoglio che nei media ufficiali.

Immaginiamo per un momento che l’intera storia della collusione Trump-Russia sia un falso, che sia senza fondamenta, un prodotto dell’immaginazione. Ci sono valide ragioni per pensare che sia questo il caso. Ma facciamo comunque l’ipotesi che sia un falso: ciò significa che l’establishment di Washington e la Presidenza USA si stanno facendo a pezzi in una inutile guerra civile. La vera guerra qui è una grande lotta all’interno degli Stati Uniti, nell’ambito dei partiti che governano e che però non hanno più la legittimità per governare. È un’implosione dell’America. Un collasso storico made-in-USA. E la russofobia è solo un sintomo del decadimento interno, nel cuore della politica americana.

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Articolo di Finian Cunningham

Fonte: Strategic Culture

Traduzione in italiano di Elvia per SakerItalia

Tratto da: controinformazione

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