La vera eredità di David Rockefeller

La vera eredità di David Rockefeller
FONTE: MINTPRESS NEWS DESK

Spesso ricordato per la sua filantropia, l’ultimo nipote superstite del primo miliardario americano è morto oggi, lasciando dietro di sé un’oscura eredità, indicativa di come
la nobiltà americana spesso manipola la politica da dietro le quinte.

Nessuna persona incarna la figura dei “baroni ladri” dell’epoca industriale come David Rockefeller. Rockefeller, morto questa settimana a 101 anni, è stato l’ultimo nipote sopravvissuto di John D. Rockefeller, il magnate del petrolio che divenne il primo miliardario americano e il patriarca di quella che sarebbe diventata una delle famiglie più potenti e ricche della storia americana. David Rockefeller, un indiscutibile prodotto della nobiltà americana, ha vissuto tutta la sua vita negli alti gradi della società statunitense, diventando simbolo di quelle élite che dall’ombra prendono molte più scelte politiche di quanto la gente si renda conto.

Rockefeller ha chiarito che preferiva operare fuori dalla vista del pubblico, nonostante la sua grande influenza nella politica americana ed internazionale. Grazie al suo diritto di nascita, Rockefeller ha agito da consulente per ogni presidente sin da Eisenhower, ma quando gli sono state offerte posizioni di potere, come presidente della Federal Reserve e come segretario del Tesoro e ha rifiutato, dicendo di preferire “un ruolo privato”.

Come testimoniano i numerosi necrologi che lamentavano la perdita dell’ultimo dei nipoti di John D. Rockefeller, ha avuto grande successo nel nascondere le sue grandi malefatte agli occhi del pubblico, come dimostra la sua reputazione da generoso filantropo ed influente banchiere.

Ma, come spesso accade, la vera eredità di Rockefeller è oggetto di grandi controversie, molte più di quelle che importanti pubblicazioni sembrano disposte ad ammettere. Oltre ad esser stato a stretto contatto con ogni presidente americano negli ultimi 70 anni circa, Rockefeller – sempre operando da “dietro le quinte” – è stato determinante nel plasmare gli aspetti più deplorevoli della politica statunitense di quel periodo, oltre ad esser stato una forza importante nella definizione delle politiche bancarie che hanno portato alla crisi del debito nei paesi in via di sviluppo.

Rockefeller – capo della Chase Manhattan Bank dal 1969 al 1981 – ha lavorato con i governi e le multinazionali di tutto il mondo per creare un “ordine globale”, dominato in modo inequivocabile dall’1%, di cui la sua famiglia era una parte. Come notava il New York Times negli anni ’70, Rockefeller fu oggetto di polemiche, in quanto i suoi continui viaggi all’estero resero meno redditizia la banca, più concentrata sulla politica estera che sui propri rapporti commerciali.

Durante il suo periodo da CEO della Chase, Rockefeller ha contribuito a gettare le basi per regimi repressivi, razzisti e fascisti in tutto il mondo, così come per la disuguaglianza globale. Inoltre, Rockefeller ha contribuito a creare la crisi del debito del 1980, in parte direttamente tramite la sua banca, in parte indirettamente tramite Paul Volcker, suo ex dipendente poi diventato presidente della Federal Reserve. Due anni prima dello scoppio della crisi del debito, Rockefeller, Volcker ed altri importanti banchieri si incontrarono in occasione della Conferenza Monetaria Internazionale del 1980 per creare una “rete di sicurezza” per le grandi banche – tipo la Chase – che erano coinvolte in cattivi prestiti, concessi in larga misura ai paesi in via di sviluppo.

Dopo la crisi che portò alla rovina finanziaria l’America Latina ed altre aree in via di sviluppo in tutto il mondo, Rockefeller – insieme ad altri banchieri – creò programmi di austerità per “risolvere” la crisi del debito durante i successivi incontri IMC, provocando disuguaglianze tuttora persistenti. Tuttavia, grazie alla “rete di sicurezza” convenientemente istituita anni prima, Chase evitò le conseguenze economiche delle proprie azioni criminali.

Inoltre, Rockefeller sostenne le dittature sanguinose e spietate dello Shah di Persia e di Pinochet in Cile, oltre alla segregazione palestinese. Rockefeller fondò poi l’influente Commissione Trilaterale quando era anche un forte membro del Council on Foreign Relations che, assieme all’amico Henry Kissinger, avrebbe poi dominato.

Entrambe queste organizzazioni sono estremamente criticate per il loro voler realizzare un “governo mondiale”, governato da una potente élite di ultra-ricchi – accusa che David Rockefeller confermò come vera nella sua autobiografia. Ben lungi dall’essere il filantropo generoso che viene descritto, David Rockefeller merita di essere ricordato per la sua vera eredità – elitarismo, fascismo e riduzione in schiavitù economica.

Fonte: www.mintpressnews.com

 

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