Hollywood ci manipola davvero il cervello?

hollywood-600x445La domanda è retorica e la risposta ovviamente è… Sì! Ma spesso i metodi non risultano del tutto chiari, così come le modalità operative di questa manipolazione e la sua effettiva efficacia.

Il massiccio livello di manipolazione che stiamo subendo oggi, attraverso tutte le forme di comunicazione sociale in cui ci troviamo immersi; dal giornalismo alla TV, dalla comunicazione scientifica a quella medica, a quella dedicata al mondo del lavoro o di ogni altra attività è merito sopratutto di un uomo: quell’Edward Bernays che scrisse le prime regole dell’indottrinamento umano nei lontani anni venti, dimostrando con azioni concrete ed eclatanti, cosa era capace di fare e illustrando al mondo delle élites di potere (frequentava i salotti di Washington e tra le sue amicizie annoverava il presidente Wilson) che lo seguivano con avido interesse, come le sue idee potevano trovare una scientifica applicazione in quello che egli definiva: “Un necessario indottrinamento delle masse nei governi democratici”.

Oggi nella società c’è uno “Spin-Doctor” (letteralmente: Dottore del raggiro) o esperto di PR (Public Relations) per ogni cosa. Generalmente però, chi non approfondisce questo argomento complesso e vasto, è sempre portato a pensare che la propaganda sia un qualcosa di evanescente che non lo riguarda direttamente e questa idea è ancora più radicata, quando si parla di un prodotto da intrattenimento (cinema, videogiochi, etc.). C’è, infatti, un errato pensiero comune che assegna a queste categorie lo status di innocuità. Un film in fondo, è sempre e soltanto un film (pensa l’uomo medio), un’opera di finzione.

Ogni persona messa davanti a un film, si sente abbastanza matura da ritenersi non influenzata in alcun modo, sempre padrona dei propri pensieri e delle proprie emozioni, e se c’è qualcuno che si fa influenzare da un film (vedi solo a titolo di esempio, gli episodi di violenza ascritti a proiezioni di pellicole come “Arancia Meccanica” o di intolleranza religiosa come quelli scatenati dalla pellicola: “L’ultima tentazione di Cristo”) significa che ha una mente debole, è un fanatico, un estremista, oppure ha qualcosa che non va.

Anche se questo può essere vero per quelli che si piazzano fuori da un cinema a bruciare le pellicole, minacciando di distruggere il cinematografo, ci si dimentica comunque di vedere il quadro generale ponendosi una semplice domanda: “Perchè una persona arriva a quel punto? Quanti e quali stimoli o sollecitazioni ha subito e accumulato per tutta la vita, fino ad arrivare al momento in cui, preso da un’ideologia o da una serie di valori distorti, scatena i suoi comportamenti estremisti?”

propagandaSi fa fatica a comprendere inoltre, che lo scopo della propaganda non è quello di creare folle impazzite o gente violenta, ma di far passare idee, costruire opinioni, disegnare “valori morali”, indottrinare le preferenze e i gusti del pubblico.

Il più grande successo di un’operazione propagandistica, non è certo quello di creare un individuo che quando esce dalla sala, dopo aver visto “Rambo”, inizia a sparare con un M60 alla gente che trova per strada, ma lo è invece il riuscire a creare schiere di individui convinti del fatto che una guerra possa essere “giusta”, riuscendo perfino a considerarla una “Missione di pace”; cambiando quindi il significato di una definizione, senza che nel loro cervello arrivi alcun segnale contrastante.

Il cinema, grazie alla sua capacità di creare delle illusioni, è uno dei mezzi più potenti per veicolare i messaggi della propaganda e uno dei primi a comprenderne le potenzialità di indottrinamento delle masse, grazie agli studi di Bernays, fu proprio Adolf Hitler.

Che il cinema sia stato utilizzato come mezzo di propaganda non è una novità né un gran mistero; a parte quella nazista, dai tempi della seconda guerra mondiale la propaganda è stata utilizzata massicciamente anche nel cinema americano che ha reclutato i migliori artisti, da Walt Disney a Frank Capra fino ad arrivare ad Alfred Hitchock, che hanno prestato il loro talento (quindi la loro capacità di manipolare le emozioni e di conseguenza indirizzare i pensieri) alla propaganda di Stato.

Ma il potere del cinema come mezzo di persuasione occulta e orientamento delle masse, oltre alla sua non indifferente capacità di ridisegnare se non proprio di costruire concetti e valori morali, è pari a quello più noto e non meno inquietante attribuito alla televisione. Una considerazione a questo punto è d’obbligo: 100 anni di pellicole non possono non aver ottenuto alcun effetto sulla psiche delle masse e se appena ci si pensa, ci si rende immediatamente conto di quanti atteggiamenti, idee, gusti e perfino espressioni linguistiche, abbiamo trasferito dal buio delle sale cinematografiche alla nostra vita quotidiana.

Fonte: ilporticodipinto

Tratto da: complottisti

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