Trump e l’opzione apocalisse

olycom_20170221000040_22256431Di: Davide Malacaria

Il nuovo consigliere per la sicurezza nazionale americana sarà Herold McMaster. Una scelta di compromesso, dal momento che i neoconservatori, che avevano determinato le dimissioni di Michael Flynn accusandolo di eccessivo feeling con Mosca, avevano puntato tutte le loro carte su personaggi del loro ristretto ambito, Petraeus o Bolton. Con l’intenzione di impostare la politica estera degli Stati Uniti sulla loro dottrina.

Nonostante tutte le pressioni e nonostante abbia dovuto sacrificare il suo braccio destro, Flynn appunto, Trump ha tenuto, non assecondando del tutto le ambizioni dei neocon, ma facendo una scelta di compromesso. McMaster non è un uomo di Trump, ma neanche dei neocon. È uomo d’apparato, dell’apparato militare appunto.

Guai per la Clinton Foundation
Così anche questa nomina sembra dare indicazioni sul futuro. Durante la campagna elettorale Trump aveva più volte ribadito la sua volontà di cercare un accordo con Mosca per stabilizzare le aree di crisi e contrastare il Terrore globale. Un completo ribaltamento della politica perseguita dagli Stati Uniti d’America dall’11 settembre in poi, basata sull’ideologia del regime change, sulla destabilizzazione (come fonte di nuove opportunità) e, infine, sul contenimento aggressivo delle potenze con aspirazioni globali (Cina e Russia).

Una politica che la Clinton aveva promesso di incrementare e portare a compimento, mettendo sul piatto l’opzione apocalisse, ovvero un confronto globale con la Russia.

Trump non è riuscito, almeno finora, a dare seguito a quanto si era ripromesso. La dimissioni di Flynn sono state di alto significato simbolico: la Russia resta una potenza nemica con cui non si negozia. Prova ne sia che prima e dopo tali dimissioni gli uomini di Trump, dal Capo del dipartimento di Stato al ministro della Difesa, hanno fatto a gara a rendere pubbliche dichiarazioni contro Mosca.

Peraltro la caccia alle streghe scatenata dalla Cia (e non solo) sui legami tra gli uomini di Trump e i russi, e i possibili aiuti di questi ultimi al neopresidente durante la sua vincente campagna elettorale, rendono la possibilità di un appeasement tra Stati Uniti e Russia ancora più remota, dal momento che ogni passo della nuova amministrazione in tal senso rischia di venire interpretata come conferma di tale accusa.

Molti quindi hanno interpretato le dimissioni di Flynn come una sorta di nuovo 11 settembre: oggi come allora i neoconservatori avrebbero approfittato delle circostanze per sequestrare il presidente alla loro causa. La nomina di McMaster indica che non è andata così.

Ed è questa la novità di questa amministrazione. Se è vero che essa non è riuscita a invertire la rotta che la vede in contrasto permanente con la Russia e con la Cina, tale conflitto è alieno dalle derive ideologiche proprie delle follie dei neocon, che infatti continuano ad avversare il neopresidente.

L’opzione apocalisse, almeno al momento, è stata eliminata dal novero delle possibilità. Insomma, forse Trump non riuscirà a porre fine alla Guerra fredda nella quale il mondo era stato precipitato negli ultimi anni della presidenza Obama, ma il rischio che questa Guerra fredda diventi calda, anzi caldissima, pare per ora scongiurato. Non è una novità da poco.

Fonte: occhidellaguerra

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