Il nuovo asse Israele-Arabia Saudita appoggiato da Trump seguirà il vecchio copione di guerre e caos ?

img_0334
di Luciano Lago

A Monaco la scorsa settimana, nel corso della Conferenza sulla Sicurezza, si è ufficializzata la formazione di un nuovo asse di alleanza in Medio Oriente tra l’Arabia Saudita ed Israele in funzione anti iraniana, segnalando un crescente allineamento degli interessi fra questi due paesi, mentre l’Amministrazione USA ha promesso di varare nuove sanzioni contro l’Iran e di contrastarne la crescente influenza della potenza sciita nella regione.

Il ministro degli Esteri saudita, dopo aver sciorinato il suo elenco di accuse, ha richiesto che l’Iran venga sanzionato per il suo appoggio fornito alla resistenza della Siria contro l’aggressione USA-Saudita, per il suo programma di sviluppo di missili balistici a medio raggio e per aver sostenuto la resistenza delle forze yemenite all’aggressione dell’Arabia Saudita e degli USA contro il picolo paese arabo.

Le sanzioni contro l’Iran erano state ufficialmente tolte da circa un anno a seguito dell’accordo sul nucleare dei 5+1 patrocinato dalle potenze mondiali ma i senatori repubblicani neo-cons hanno dichiarato che avrebbero fatto pressioni per nuove misure punitive contro l’Iran per la questione dei missili e per le sue attività volte a “destabilizzare il Medio Oriente”.

Il ministro degli esteri saudita, Abel al-Jubeir, è arrivato a dichiarare che “Teheran è il principale patrocinatore del terrorismo globale ed una forza destabilizzatrice in Medio Oriente”.

Il ministro israeliano della Difesa, Avidor Lieberman, ha sostenuto nella conferenza che Teheran ha come suo obiettivo finale quello di affossare l’Arabia Saudita ed ha richiesto una alleanza di tutti i paesi sunniti (le Monarchie del Golfo) “per sconfiggere gli elementi radicali nella regione”. In pratica un sostegno al progetto di creare una NATO dei paesi sunniti in funzione anti iraniana.

Con queste affermazioni Israele ha sancito ufficialmente la sua alleanza, la comunanza di interessi e la stretta collaborazione con l’Arabia Saudita contro una presunta azione destabilizzatrice dell’Iran nella regione.

Questo fatto costituisce una svolta, per quanto fosse un fatto noto che già da anni che Israele aveva instaurato una stretta cooperazione militare con la Monarchia saudita, in particolare per fornire appoggio logistico e militare nelle operazioni conntro lo Yemen, che Riyad ha intrapreso da circa due anni e per l’appoggio sostanziale fornito da Israele ai gruppi jihadisti filo sauditi che combattono in Siria per rovesciare il Governo di Bashar al-Assad. attualmente l’Arabia Saudita pianifica di integrare sempre di più Israele nel suo dispositivo di difesa e questa evoluzione era stata preparata per tempo dai servizi di intelligence ed in particolare da da Yossi Cohen, divenuto nuovo capo del Mossad.

Le dichiarazioni fatte dai due ministri dei rispettivi paesi, Arabia Saudita ed Israele, sanciscono questo nuovo asse costituitosi in Medio Oriente che cerca alleanze con gli altri paesi, primi fra tutti il Qatar, l’Oman, gli Emirati Arabi, il Kuwait, la Giordania.

Evidente che il ministro israeliano Lieberman si sente le spalle coperte dalle assicurazioni fornite dalla Presidenza Trump circa il completo appoggio nelle politiche di espansione di Israele a spese dei palestinesi e nelle azioni contro l’Iran che viene visto come una “minaccia esistenziale” da parte del governo di Tel Aviv.

Facile pensare che l’argomento Iran sia stato anche al centro dei colloqui fra Trump e Netanyahu, nel primo incontro avutosi fra i due premier a Washington e che, nelle strategie di USA ed Israele ci sia al primo posto la questione di come neutralizzare la crescente presenza di forze filo iraniane e sciite in Siria, nel Libano (Hezbollah) ed in Iraq, dove la popolazione sciita è maggioranza nel paese.

La presenza di queste forze ed il potenziamento di Hezbollah in Libano, preoccupa notevolmente Israele che vede fallito il suo piano di ottenere il rovesciamento del Governo di Damasco e lo smembramento del paese. L’incubo di Israele è quello di avere adesso le forze iraniane direttamente ai suoi confini.

Per impressionare l’opinione pubblica occidentale, la propaganda di Israele definisce l’Iran come “il principale stato patrocinatore del terrorismo”, capovolgendo la realtà dove nei fatti risulta chiaro a tutti che l’Arabia Saudita è la principale potenza ispiratrice dell’ideologia wahabita/salafita professata dai gruppi terroristi come al Nusra e l’ISIS che hanno devastato la regione, nascondendo il ruolo evidente dell’Arabia Saudita (e del Qatar) nel finanziamento e nella fornitura di armi a questi gruppi terroristi.

Rijad ha sempre perseguito l’obiettivo (al momento fallito ) di creare un califfato islamico in Siria. Obiettivo sostenuto anche dalle strategie dell’Amministrazione Obama in Medio Oriente, come risulta da una quantità di prove, docuumenti, testimonianze e dichiarazioni degli stessi esponenti dell’establishment USA.

Contro questo progetto si è frapposta la Russia con l’ intervento diretto delle sue forze aeree, avvenuto nel Settembre del 2015, a supporto dell’esercito siriano e del governo di al-Assad e che ha mandato all’aria i piani sia dell’amministrazione Obama, sia dei Saud.

Attualmente l’Amministrazione Trump sta prendendo tempo in attesa di decidere, sulla base delle valutazioni che i suoi strateghi del Pentagono stanno preparando, per un possibile intervento di forze di terra USA in Siria. Tuttavia sembra chiaro che il tentativo di Trump sarà quello di rompere l’alleanza strategica Russia-Iran e questo sarà l’obiettivo dei prossimi colloqui previsti tra Trump ed il presidente Vlady Putin.

A giudizio di tutti gli analisti, sarà comunque molto difficile che la Russia possa decidere di rompere quella che, a tutti gli effetti, è una alleanza strategica ed una cooperazione che sta diventando sempre più stretta fra i due paesi e d’altra parte non si vede cosa possa offrire Trump a Putin in cambio di sacrificare tale alleanza: la Crimea Putin già la ha integrata nel suo territorio ed ha fatto capire che non è negoziabile, in Medio Oriente la Russia ha conquistato una posizione di forza ed altri grandi paesi, come Egitto ed Iraq, tendono ad aggregarsi all’alleanza Russia-Iran-Siria. Le sanzioni non hanno avuto quegli effetti dirompenti sull’economia russa che Washington e Riyad speravano.

Piuttosto i danni maggiori sono stati procurati alle economie di molti paesi europei ed in questi paesi esiste un forte fermento per un cambiamento nelle politiche verso la Russia. Se Trump riuscirà resistere alle pressioni dell’ala neocons al suo interno e riuscirà a prendere le distanze dal “cane pazzo” Natanyahu che vuole guerra e più guerra contro tutti i suoi nemici (Iran, Siria, ed Hezbollah), allora i rapporti tra Washington e Mosca saranno ad una svolta e si potranno stabilizzare le situazioni nell’area medio orientale. Al momento, fra le lotte interne negli USA, fra le pressioni di Tel Aviv e di Riyad sul loro alleato USA, regna una grande confusione mentre dall’altra sponda Vlady Putin guarda impassibile i movimenti confusi e contraddittori dei suoi antagonisti occidentali.

Fonte: Controinformazione

tratto da: complottisti

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...