Il Suicidio dell’Informazione Main-Stream

tv-armadi J. Rappoport
Traduzione di Anticorpi.info

Ho indagato nel mondo delle frodi mediche per 29 anni. Sono stato sul pezzo centinaia di volte. Ho parlato con scienziati che lavorano per il governo e le università, ed anche con gli operatori dei media che li supportano. Conosco il gioco. Se il presidente Trump darà il via libera a Robert Kennedy Jr per istituire una commissione di indagine sulla sicurezza dei vaccini, ho idea che avremo bisogno di camion, catene e minacce per convincere i principali scienziati del CDC (Centers for Disease Control – ndt) a rilasciare delle dichiarazioni circostanziate.

Quasi certamente gli scienziati ripeteranno la versione consona alla linea di partito: “i vaccini sono sicuri; non vi è alcuna connessione con l’autismo o altri danni neurologici; la scienza lo ha già stabilito.” Kennedy potrebbe andare a sbattere contro un muro di silenzio eretto da gente che si rifiuta di parlare con lui per via della sua carenza di qualifiche accademiche.

In questo caso, credo che gli sarà utile ricorrere a qualche citazione.

Molti anni fa intervistai Jim Warner, analista politico presso la Casa Bianca durante l’amministrazione Reagan. Costui aveva cercato di ottenere alcune informazioni medico-scientifiche da parte dell’organo federale: National Institutes of Health. Mi riferì che fu come sbattere contro un muro di gomma: “Se mai sono stato tentato di credere nei principi del socialismo, la scienza mi ha fatto aprire gli occhi. Quella gente è convinta che siano solo affari loro e di nessun altro.”

Arroganza allo stato puro. Avevano snobbato la Casa Bianca con uno sbadiglio.

Fortunatamente, Kennedy è un investigatore implacabile. Ha compreso quanto la scienza sia corrotta e prezzolata. E l’asso nel suo mazzo è questo: esistono ormai prove sufficienti ricavate da studi indipendenti, che smentiscono definitivamente l’affermazione del CDC secondo cui i vaccini siano sicuri.

Trump durante la campagna ha attaccato frontalmente tutti i principali organi di informazione. Come ritorsione questi ultimi hanno diramato numerose storie false e stravaganti sul suo conto. E presto faranno nuove incursioni sul suo territorio.

In passato il modello era il seguente: un outsider entrava in scena ed accusava il governo di frode; gli operatori dei media mettevano insieme il loro consueto cast di sordidi personaggi deputati a respingere le accuse; infine ognuno andava a casa e la storia si chiudeva lì. Ma questo modello oggi non può più funzionare. La pomposità dei grandi organi di informazione ormai è riconosciuta per quello che è, cioè falsità. Milioni di persone vedono attraverso l’inganno. Il Re dei media è nudo. Può saltellare in giro e darsi tanto da fare, ma la sua nudità ne aggrava la posizione ad ogni tentativo di negarla.

Di pari passo con le loro posizioni finanziarie sprofondate nel rosso, la credibilità dei notiziari main-stream va sgretolandosi. Perché sta accadendo? Perché sono partner di criminali di alto livello che commettono veri crimini, ed il pubblico ha compreso quali siano i veri crimini e vuole essere informato sui veri crimini. Se i media rendessero conto agli ascoltatori dei veri crimini, con obiettività, profondità. giorno dopo giorno, probabilmente risorgerebbero. Ma non accadrà mai.

Ecco un esempio di veri crimini:

* La Federal Reserve è una società privata clandestina.

* La medicina può causare la morte.

* I vaccini sono tossici.

* Trilioni di dollari di proprietà del governo degli Stati Uniti spariscono nel nulla.

* Il rapporto esistente tra il governo e la Commissione Trilaterale.

* L’attuazione dell’agenda delle Nazioni Unite di distruzione nelle comunità locali degli Stati Uniti.

E altri cento problemi.

Basterebbe che i media esponessero questi temi seriamente ed in profondità, per indurre le persone a tornare ad acquistare i giornali proprio come continuano ad acquistare il caffè, la birra, i videogiochi, i telefoni cellulari, la benzina, la biancheria intima, la carta igienica, il rossetto, i panini dei fast food. Il Times di colpo dovrebbe raddoppiare la tiratura per far fronte alla nuova domanda. Il fondo finanziario a cui appartiene diventerebbe ricco ed appetito.

Uno potrebbe parlare con l’editore del New York Times e presentarglielo come un piano di risanamento finanziario che mira a tirare fuori dalle secche il suo giornale solo attraverso la trattazione di temi come quelli appena elencati. Ebbene non otterrebbe alcuna soddisfazione, perché non c’è niente di peggio che sbattere contro la Matrix.

Il Times, così come molti altri antichi organi di informazione, vive ormai secondo la regola implicita della rivelazione circoscritta. Nel linguaggio di intelligence rivelazione circoscritta significa lasciare emergere un piccolo frammento della verità, occultando il resto. “Vi mostriamo un albero nella foresta; non l’intera foresta.”

So come funziona perché da reporter l’ho vissuto sulla mia pelle. Ho offerto storie da prima pagina ad editori di vari organi d’informazione, ed ognuna di quelle storie è stata rifiutata. “Semplicemente non ci interessa”, mi è stato risposto. “Non ci occupiamo di questo argomento.” Oppure: “Beh, si tratta di un tema che abbiamo già trattato.” Ma in realtà non lo avevano mai trattato. Al limite avevano pubblicato un paio di cliché al riguardo; avevano accennato ad una storia che esponeva una minuscola goccia appartenente ad un mare di sangue.
(…)

Dieci anni fa un giornalista che lavora per un importante giornale mi disse: “Sappiamo quali storie non siamo in grado di coprire. Nessuno ha bisogno di dircelo. I redattori lo sanno; in caso contrario non occuperebbero il posto che occupano.”

Un manager di un gruppo no-profit una volta mi offrì un lavoro per un giornale sulla costa orientale. In modo indiretto mi fece capire quale fosse il profilo di cui erano in cerca: un reporter che si occupasse della politica in America Centrale e mettesse in buona luce i governi repressivi al potere. La copertura di base era la seguente: quei leader erano impegnati a combattere una buona battaglia contro il comunismo. Le squadre della morte che operavano in collaborazione con la CIA, erano combattenti per la libertà. E – naturalmente – non ci sarebbe mai dovuta essere alcuna menzione sugli affari a base di cocaina ceduta in cambio di armi.

Nulla di tutto ciò fu precisato esplicitamente, eppure il messaggio fu egualmente chiaro: volevano uno specialista nella propaganda. Se avessi deciso di giocare, avrei potuto risalire posizioni. Sarebbe stato necessario fare qualche viaggio, ma in generale avrei potuto scrivere articoli su articoli senza mai lasciare il mio appartamento, alla luce dell’approccio che mi si richiedeva. Inutile dire che rifiutai l’offerta.

Quel giorno per la prima volta mi resi conto di quanto possa essere facile il mestiere di reporter. Metti insieme un elenco di fonti attendibili (che supportino il punto di vista richiesto), aggiungi un gruppo ben addestrato di agenzie e think-tank, e sforna storie capaci di rafforzare l’idea che l’Impero americano sia realmente impegnato a “esportare la democrazia” nei luoghi meno fortunati. Una passeggiata nel parco.

Venti anni dopo riconobbi lo stesso schema in centinaia di grandi operazioni giornalistiche mediatiche, ma stavolta il punto di vista ed il mandato erano cambiati. Ora si trattava di globalismo. L’operazione segreta concerneva la destrutturazione dell’America al fine di eliminare le ultime vestigia di sovranità politica e facilitare l’integrazione nazionale all’interno di un “nuovo ordine economico.”

Tuttavia una nuova alba stava sorgendo: Internet. I mezzi di comunicazione indipendenti. La resistenza. Fu subito evidente che, a meno che qualcuno non avesse soffocato sul nascere questa nuova creatura, i principali media non avrebbero avuto scampo da quell’invasione. Le fonti di notizie indipendenti avrebbero gradualmente distrutto le risorse finanziarie dei notiziari main-stream.

Impegnati a fare fronte comune in favore dei principi globalisti, i grandi media iniziarono a scontrarsi di volta in volta con miriadi di fonti indipendenti che confutavano sistematicamente qualsiasi informazione essi diramassero. Il contraccolpo fu enorme.

Poi entrò in scena un populista di nome Donald Trump. Costui sapeva bene che i principali media stessero soffrendo grandi perdite. Era consapevole del fatto che i media online fossero in ascesa. Una rivoluzione era in corso. Trump aveva la stoffa giusta per sfruttare questa situazione. Era mercuriale, sconsiderato; opportunista (e molto probabilmente è anch’egli un burattino – ndt). Individuò dove e come, in America, i globalisti stessero causando gravi danni. E poi si diede da fare per accelerare il processo di detronizzazione dei grandi media. Persone di tutto il mondo, milioni e milioni, iniziarono a fare il tifo per lui. “Trump finalmente sta trattando i grandi media come meritano.”

Trattare i grandi media come meritano, è una forza da non sottovalutare, perché non esiste alcuna contromossa efficace. Niente funziona. Chi mai potrebbe condurre una battaglia in difesa delle notizie main-stream? Risposta: le notizie main-stream. La qual cosa non porta da nessuna parte, anche perché sempre più persone si rifiutano di esporsi alle notizie main-stream.

Avendo iniziato la carriera giornalistica nel 1980, una delle prime storie scottanti in cui mi imbattei riguardò alcuni documenti che testimoniavano come la sinistra politica fosse anche molto dedita al capitalismo. Gli attori di quella storia non lo avrebbero mai ammesso, ma in realtà si trattava di gente che operava sospinta da un delirio auto-indotto di fondamentalismo finanziario. Si tratta di una vecchia storia che racconta di socialisti che vogliono diventare ricchi.

Una simile contraddizione affligge oggi anche tutti i più grandi mezzi d’informazione. Queste persone affermano di servire l’interesse pubblico, ma allo stesso tempo vogliono essere ricchi. I giornalisti main-stream vogliono avere stipendi molto cospicui. E questa contraddizione finisce per fare il gioco del globalismo, il quale mira a mandare in bancarotta le economie e le popolazioni, per poi farle cadere nell’abbraccio degli ingegneri sociali della tecnocrazia. I conti non tornano. Non può funzionare.

Non c’è niente di male nel voler diventare ricchi e nel lavorare duro per riuscirci. Ma sostenere allo stesso tempo di stare vigilando sul governo e l’economia, è un scherzo di cattivo gusto.

Supponiamo di poter intervistare un giornalista ben noto e ben pagato del quotidiano progressista New York Times. E supponiamo di porgli una domanda del genere: “Per anni hai scritto i tuoi pezzi per supportare la causa dei meno fortunati e degli oppressi, l’umanitarimo e così via, quindi adesso ti chiedo se sei disposto a donare due terzi del tuo stipendio, per il bene dell’uguaglianza, a gente che ha realmente un bisogno vitale di soldi. Venderesti il tuo attico in centro per il bene dell’umanità?”

Gli ambigui e viscidi media main-stream sono ovviamente impegnati nel perpetrare una truffa di lunga data. Vogliono la loro fetta di torta, vogliono mangiare, ma al tempo stesso pretendono di essere considerati paladini di “un pianeta più umano.” In realtà questa gente si preoccupa di un ordine più umano come una formica potrebbe preoccuparsi di viaggi nello spazio. Si preoccupano solo di servire i loro padroni, i quali a loro volta servono padroni più grandi che stanno ingegnerizzando un futuro di miseria per tutti; condizione che faciliterà il funzionamento dei loro meccanismi di controllo. Ecco chi sta pagando lo stipendio a questi giornalisti.

Volete sapere quale aspetto abbia un ricco e stanco giornalista (finto socialista)? Ebbene, basta accendere il televisore sul telegiornale della sera. Nel corso degli anni ho avuto modo di parlare con alcuni di questi soggetti, ed ogni volta mi diedero l’idea di sapere di essere seduti su un barile di dinamite. Sono consapevoli di quanto precaria sia la loro posizione. Personalmente sono sorpreso che stiano durando così a lungo. Le loro grasse omelie suonano così convincenti. E allora cos’è andato storto? Quando è avvenuta la scissione delle loro personalità? Risposta: il giorno in cui accettarono il loro primo lavoro come reporter. Fu in quel momento che ebbe luogo la compravendita. Fu una decisione presa consapevolmente; l’assunzione di un impegno.

Costoro si schermiscono: “Sono affari. Non c’è niente di personale. Gli affari sono affari.” Mentre invece, naturalmente, c’è molto di personale. Tutto è personale. Ci sono in gioco vite, menti ed anime.

Questa fu la loro compravendita che si consumò in un remoto e perverso angolo del mercato. Scelsero il racket, la mafia dell’informazione, la legge dell’omertà, i più bassi sotterfugi per poter vivere nei più alti attici. E adesso, come prevedibile, stanno affondando. Potrei sforzarmi di provare compassione nei loro confronti, ma dopotutto perché preoccuparsi? Il danno è danno, e costoro hanno causato danni irreparabili.

Una confessione completa potrebbe essere un inizio, ma non accadrà mai. Proseguiranno a correre questa folle gara con se stessi, a sostenere l’illusione di svolgere un lavoro socialmente utile, mentre giorno dopo giorno la disillusione avanza.

E’ inevitabilmente personale. Lo è sempre stato.

La notte sta scendendo su di loro; troppa pioggia è venuta giù. Il loro mandato originario era di restare all’interno, ed invece sono passati all’esterno. Sono morti che camminano. Proseguiranno a camminare, ma niente sarà più come prima.

Articolo in lingua inglese, pubblicato sul blog di John Rappoport
Link diretto:
https://jonrappoport.wordpress.com/2017/01/21/watching-major-media-commit-suicide/

Traduzione a cura di Anticorpi.info

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