LA BREXIT E IL VAFFA INGLESE ALLA MERKEL: “L’UE? VERRÀ SCHIACCIATA IN PICCOLI PEZZI”

Ho la distinta impressione che, dopo il discorso epocale del premier inglese ieri su che cosa sarà in pratica la Brexit, la marea stia cambiando a favore della Gran Bretagna e della libertà e ai danni della Germania e della tirannia.

Questa è un’ottima notizia non solo per gli inglesi ma anche per ogni cittadino europeo che non sia tedesco. In parole povere, Theresa May ha detto «Vaffa!» a tutta la baracca dell’Unione europea «Made in Germany».

La Gran Bretagna lascerà non solo il santo mercato libero dell’Ue – ha promesso la May – ma anche la sua beata unione doganale e da non dimenticare certo la burocrazia di Bruxelles ma anche – grazie O Signore – la ficcanaso Corte europea. Fuori! Completamente.

Che donna! Così ha votato il 52% degli inglesi al referendum del giugno 2016 e così farà la May. Che bello vedere per una volta un politico che mette in pratica la volontà del popolo. Quei 17,4 milioni di inglesi non hanno votato per una versione soft della Brexit come cercano di far credere i Remainers (quelli che vogliono rimanere dentro l’Ue) inglesi e non. No signori.

E hanno votato per la Brexit perché vogliono riprendere il controllo del loro Paese e soprattutto dei suoi confini nazionali per fermare l’ immigrazione ormai così fuori controllo che – come la moneta unica – rappresenta una minaccia esistenziale.

In nome loro, la May ha deciso di fregarsene – a ragione – dei vantaggi sempre più opachi dell’ accesso «libero» al mercato europeo. Il prezzo pagato per il privilegio, in particolare quello della libera circolazione, è troppo alto.

La Brexit mi fa venire in mente la Battaglia d’ Inghilterra nel 1940 quando la Gran Bretagna si trovava sola contro la Germania nazista ma non si arrendeva e poi la Raf sconfisse la Luftwaffe nei cieli sopra la contea di Kent e le Bianche Scogliere di Dover.

Oggi, come ieri, la Gran Bretagna è un faro che brilla nelle tenebre teutoniche e mostra la via d’ uscita per tutti in Europa – tutti coloro che osano uscire. Mi chiedo: chi al giorno d’ oggi offre più speranza ai cittadini europei? Theresa May oppure Angela Merkel?

La luce in fondo del tunnel dove si trova? In Inghilterra, oppure in Germania? Nel suo discorso a Lancaster House la Premier inglese ha ammonito i leader dell’ Ue: mi dispiace ma tocca a voi adesso essere flessibili con noi, altrimenti l’ Ue sarà «schiacciata in pezzi piccoli».

Ha deciso di non cercare un accordo per rimanere dentro il mercato unico perché il prezzo richiesto dai leader desiderosi di punire la Gran Bretagna e di dissuadere altri Paesi membri da tentativi simili sarà sicuramente troppo alto.

Meglio nessun affare che un affare cattivo, insomma. Proprio in questi giorni il Fondo monetario internazionale ha pubblicato i dati più recenti sui Pil dei Paesi dell’ Ue. Quello inglese è cresciuto dal 2% nel 2016 – meglio di tutti (0,7% crescita in Italia ad esempio).

La crescita dell’ economia inglese è stata più forte nel 2016 – secondo l’ Ocse – di qualsiasi altro Paese del mondo sviluppato. Nel frattempo Donald Trump, che ha detto al Times lunedì «Sto per fare grande la Brexit», ha già promesso un accordo commerciale con la Gran Bretagna «entro sei mesi».

Ha detto: «Io credo che la Brexit dia una lezione – non solo alla Gran Bretagna – ma se lei ha voglia di avere successo anche per l’ Ue stessa – perché la grande forza del nostro continente è stata la sua diversità. E ci sono due modi per gestire gli interessi differenti.

Potete reagire cercando di tenere in piedi le cose con la forza, stringendo come una morsa che alla fine schiaccia in pezzi piccoli le cose che volete proteggere. Oppure potete rispettare la diversità, persino cullarla, e riformare l’ Ue in un modo che lo permette di affrontare meglio la diversità meravigliosa de suoi Stati membri».

Una risposta punitiva da parte dell’ Ue alla Gran Bretagna durante le trattative (che cominceranno entro marzo) sarebbe – ha ammonito – «un atto di autolesionismo» per il club di Bruxelles – perché la Gran Bretagna risponderebbe – ha promesso – con un taglio drastico delle tasse sulle società internazionali che trasformarla in un paradiso fiscale.

Gli inglesi, lo so, abitano su un’ isola nella periferia europea e hanno sempre guardato altrove e hanno sempre avuto un rapporto privilegiato con gli Stati Uniti.

Secondo me però ciò che stanno facendo in questo momento storico lo dovrebbe fare qualsiasi altro Paese europeo che non ne può più di un’ Europa dominata – e dominata male – dalla Germania.

Quando si trovano loro al comando l’ Europa soffre.

Fonte: liberoquotidiano

Tratto da: stopeuro

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