Il mondo di George Soros sta cadendo a pezzi e lui incolpa tutti tranni che se stesso

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DI BRIAN MCDONALD

rt.com

George Soros, il miliardario di origini ungheresi che per decenni ha imperversato nelle politiche europee e americane, è arrabbiato. E cerca disperatamente qualcuno da incolpare.

Secondo Soros, in tutto il mondo occidentale la democrazia liberale è fallita. Questo perché, a quanto pare, quella che lui definisce la “società aperta” è in crisi. Ora, si può anche avere ragione su questo punto, ma dare la colpa a Angela Merkel sembra un po’ bizzarro; soprattutto quando girano voci che lei sia – inavvertitamente – in combutta con Putin. Tuttavia, è proprio al cancelliere tedesco che Soros attribuisce la gran parte della colpa del fatto che l’elettorato ha perso ogni fiducia nella democrazia moderna.

In un articolo di Capodanno che ha avuto ampia diffusione, Soros ripercorre l’attuale crisi europea fin dal crollo del 2008. In esso si lamenta di come “la Germania, anche se affermatasi potenza egemone in Europa, non è stata in grado di assolvere i compiti che solitamente competono agli egemoni di successo, e cioè guardare al di là dei propri interessi, nell’interesse delle persone che da essi dipendono.”

Poi fa un salto indietro fino al 1940. “Mettiamo a confronto l comportamento degli Stati Uniti dopo la seconda guerra mondiale con quello della Germania dopo il crollo del 2008” – osserva. “Gli Stati Uniti lanciarono il piano Marshall, che portò allo sviluppo dell’Unione Europea; la Germania ha imposto un programma di austerità che serviva solo i suoi interessi”.

Un’osservazione molto ingiusta nei confronti di Berlino. La differenza è che il Piano Marshall è seguito alla guerra più distruttiva che l’umanità abbia mai conosciuto; e gli Stati Uniti con esso non hanno certo fatto solo beneficienza. Anch’essi agirono nei loro interessi, temendo che l’Europa diventasse completamente comunista. E nonostante il fatto che la Mosca Marxista aiutò gli Stati Uniti a vincere il conflitto mondiale, fu evidente da quel momento in poi che Unione Sovietica e Stati Uniti sarebbero stati in competizione per il dominio globale del nuovo ordine mondiale del tempo. Di conseguenza, gli Stati Uniti avrebbero creato una zona cuscinetto contro i sovietici e rafforzato gli alleati per la propria protezione e per il mantenimento del sistema capitalistico che promuovevano.

La situazione della Germania nel 2008, inoltre, era ben diversa: Berlino non stava tentando di diventare una superpotenza globale e nessuno stava spingendo perché lo diventasse. Inoltre, in gioco non c’era altra ideologia se non che tutti i paesi dovessero aspirare a vivere con propri mezzi e risorse. Inoltre, la Germania aveva portato a termine da poco una costosa riunificazione e la sua economia iniziava a riprendersi dopo un decennio di stagnazione. A quel momento, l’ultimo pensiero che poteva passare per la mente del cittadino medio tedesco era quello di diventare maggiore potenza Europea.

L’attacco di Soros alla Germania è probabilmente frutto di una sua frustrazione personale per una mancata ulteriore spinta da parte della Merkel verso una maggiore integrazione europea. Tuttavia, questa politica non è che il riflesso di quello che vuole l’elettorato. I Tedeschi sono stufi di dover continuamente sostenere finanziariamente quei ‘dissoluti’ dei paesi europei meridionali. Di conseguenza, il progetto dell’Euro, che il predecessore della Merkel – Kohl – fu praticamente costretto dalla Francia ad accettare, ha sempre avuto un futuro a lungo termine piuttosto discutibile.

Perché sto investendo 500 milioni di dollari per i migranti’ – #GeorgeSoros (Articolo di Sam Gerrans)

Che ci guadagna George?

Se crediamo alla storia precedente di Soros (e molti l’hanno messa in dubbio), egli spinge per la democrazia liberale per motivi perfettamente validi. “L’esperienza formativa più importante della mia vita è stata l’occupazione dell’Ungheria da parte della Germania di Hitler nel 1944″, scrive. Più tardi, naturalmente, questo regime fu sostituito da un sistema totalitario comunista, prima che fuggisse da Budapest nel 1947.

Nel suo editoriale, Soros scrive che le sue esperienze in Gran Bretagna e negli Stati Uniti gli hanno insegnato che le “società aperte” sono le uniche che possano garantire la sicurezza delle persone. In effetti, su questo l’Ungherese ha pienamente ragione. Tuttavia, continua a non comprendere i motivi per cui alcuni paesi non sono pronti per quel tipo di liberalismo che lui ha in mente.

Non dimentichiamoci che in Ucraina Soros ha bruciato milioni di dollari in movimenti filo-occidentali. Un uomo nato e cresciuto nella vicina Ungheria avrebbe dovuto comprendere quanto il paese fosse diviso e che le sue interferenze avrebbero causato serie turbolenze. Soprattutto considerando che la sua terra d’origine ha un’influenza importante nella parte sud-occidentale dell’Ucraina, dove si parla la lingua ungherese. Nonostante questo, è andato avanti come un tremo e le sue azioni hanno contribuito a distruggere il paese.

Ora il miliardario dice: “L’unica spiegazione che riesco a trovare (per il rifiuto della globalizzazione/liberismo da parte dell’elettorato) è che i leader eletti non siano stati capaci di soddisfare le legittime aspettative ed aspirazioni degli elettori, e che questo fallimento li ha condotti all’attuale sfiducia nelle prevalenti forme di democrazia e di capitalismo. Semplicemente, molte persone si sono sentite derubate dalle classi dirigenti della loro democrazia”.

Sì, è proprio George Soros che scrive, lo stesso Soros che ogni anno va a Davos. Perché, se proprio dobbiamo cercare un simbolo della distanza che intercorre tra le persone comuni e le classi dirigenti, lo troviamo proprio in questa località tra le montagne svizzere che ogni anno ospita il World Economic Forum. Quando cioè i governanti di tutto il mondo guardano noi comuni mortali dall’alto in basso dalla città più alta d’Europa (alt. 1.560 metri).

Davos é il problema, non la soluzione (articolo di @NeilClark66) https://t.co/bwKAWPhSx5pic.twitter.com/49L7oGSMKq

— RT (@RT_com) 25 Gennaio 2016

Angela Angst

Ma poi Soros decide di attribuire gran parte della colpa ad una figura che di Davos non è mai stata una grande fan: Angela Merkel. E in futuro prevede la scomparsa della stessa Unione Europea.

Con la crescita economica rallentata e la crisi dei rifugiati fuori controllo, l’Unione Europea è a un punto di rottura , ed è destinata a vivere un’esperienza simile a quella dell’Unione Sovietica nei primi anni ‘90”.

La ragione dell’imminente rovina dell’U.E. pare siano le consultazioni elettorali del 2017, dove saranno determinanti i risultati di Germania, Paesi Bassi, Italia e Francia. In quest’ultimo paese, secondo Soros “i due principali contendenti (Marine Le Pen e Francois Fillon) sono vicini a Putin e desiderosi di compiacerlo”.

I Francesi pronti a sacrificare i propri interessi per aiutare Putin a conquistare il mondo? (Op-Edge di @27khv) https://t.co/qctrsI5Dtn

— RT (@RT_com) November 24, 2016

Ed eccoci arrivati a Putin. Soros ritiene che sia che vinca Le Pen o Fillon “il dominio di Putin sull’Europa sarà un fatto compiuto.”

Scrive: Sono molto preoccupato per il destino dell’Unione Europea, poiché rischia di finire sotto l’influenza del Presidente Russo Vladimir Putin, il cui concetto di governo è inconciliabile con quello di una società aperta “.

Questo perché: “Putin non è un soggetto passivo negli sviluppi recenti: al contrario, ha lavorato molto perché si verificassero”.

Diciamolo chiaramente: l’idea che Putin abbia brigato perché in Francia si profilasse un confronto elettorale tra Fillon e Le Pen è assurda (tra l’altro, non è ancora certa). Ma sono questi gli incubi che oggi popolano il mondo di George Soros.  E continua con un’altra dichiarazione:

Con una mossa geniale, egli (Putin) ha sfruttato il modello di business delle società di comunicazione per diffondere disinformazione e false notizie, disorientando l’elettorato e destabilizzando le democrazie. E’ così che ha aiutato Trump ad essere eletto”.

In altre parole, Soros é convinto che Putin abbia manipolato Facebook e Twitter per far vincere le elezioni statunitensi a Trump.

Un argomento ridicolo che lo fa sembrare un idiota. E magari tra poco inizierà a piangere e a battere i piedi a causa di un paio di decisioni democratiche che si sono rivelate a lui contrarie. E ha bisogno di denigrare la Merkel e utilizzare Putin come spauracchio per deviare il fango da se stesso.

Ma ora torniamo ai fatti: Soros era fortemente contrario alla presidenza di George W. Bush. Ha messo in piedi il progetto “Move On” e ha riversato milioni e milioni di dollari nel Partito Democratico, con il risultato di allontanarlo dalla base originaria delle classe lavoratrici e trasformarlo in un partito globalista che oggi pare riesca a vincere solo nelle aree metropolitane costiere. Privati della necessità di raccogliere finanziamenti nella stessa misura che in passato, i democratici hanno utilizzato il denaro di Soros per concentrarsi sulla politica dell’identità, che li ha ulteriormente allontanati dalla classe lavoratrice bianca: quello stesso gruppo sociale che lo scorso autunno ha votato in massa per Trump.

A Davos 2016 – ironicamente – Soros aveva previsto che per Trump non ci fosse alcuna possibilità di diventare presidente. Si sbagliava. Ora, sembra che non riesca ad accettare la realtà. Forse perché per lui è come vedere distrutto il lavoro di tutta una vita.

 

Bryan MacDonald

Fonte: www.rt.com

 

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