Donald Trump è in realtà solo un attore che preparerà gli Stati Uniti alla guerra ?

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Unz Review

Lasciatemi dire subito che nutro il massimo rispetto per F. William Engdahl e che lo considero una persona molto più esperta di politica americana del sottoscritto. Inoltre, voglio chiarire anche che non confuterò neanche una sola delle argomentazioni che Engdahl porta a sostegno della sua tesi, semplicemente perché sono dell’opinione che i suoi ragionamenti siano logici e basati sui fatti. Consiglio caldamente a tutti la lettura dell’articolo di Engdahl The Dangerous Deception Called The Trump Presidency[“Il pericoloso inganno chiamato Presidenza Trump”],sul sito New Eastern Outlook e di ponderare con attenzione tutte le sue argomentazioni. Naturalmente, Engdahl porta solo prove indirette e circostanziali, e solo il tempo farà veramente capire se ha ragione oppure no. Quello che mi propongo di fare oggi è di prendere in considerazione l’altra possibilità, cioè che, nonostante tutte le prove portate da Engdahl, Trump possa non essere un imbroglione ed un attore. Vedrete però che questa conclusione non è necessariamente più ottimistica di quella di Engdahl.

La mia argomentazione principale è molto più primitiva di quella di Engdahl e anche molto più circostanziale: io noto i segni inconfondibili di una *vera* lotta all’interno dell’elite americana e, se un confronto del genere è effettivamente in corso, la mia conclusione è che Trump non è un attore che è stato “selezionato” (per usare le parole di Engdahl) dall’elite americana, ma piuttosto il contrario, la sua elezione, per quelle elites, è un incubo.

La mia argomentazione secondaria è che, anche se Engdahl dovesse aver ragione, il piano delle elites americane per salvare l’Impero e prepararsi alla guerra è destinato a fallire.

Vediamole una alla volta:

La realtà dalla lotta all’interno delle elites americane

Francamente, non credo che lo “Stato Profondo” imperiale possa essere così contorto e sofisticato da ordinare ai media mainstream l’organizzazione di una campagna di odio lunga un anno contro Trump, solo perché lo “Stato Profondo” aveva calcolato che solo una demonizzazione del genere lo avrebbe reso popolare e lo avrebbe fatto eleggere. Come mai? Perché non credo che la macchina propagandistica americana sia così flessibile. Guardate dei fenomeni come Rachel Maddows o Martha Raddatz, e vedrete che sono genuine, nel senso che non sono mai state pagate per patrocinare una determinata linea politica, ma sono state assunte proprio perché erano l’incarnazione di una determinata linea politica. Certo, magari qualcuno sarà anche un cinico venduto, ma la maggior parte di loro proviene da quella che io chiamo la “tribù delle minoranze assortite”, che odia in modo viscerale tutto quello per cui Trump lotta. Il loro odio è sincero, è puro, proviene dalla loro stessa identità.

Allo stesso modo, quando vedo nei confronti di Hillary tutta quella servilità, che i media corporativi hanno amorevolmente alimentato, posso solo concludere che questo è il logico risultato di decenni di lavaggio del cervello da parte della macchina propagandistica liberale. Questa macchina è stata costruita sull’odio per l’Americano “comune”, i “deplorevoli”, come li chiama Hillary, e questa macchina non poteva fare nient’altro che adorarla 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana.

Perciò sono convinto che Donald Trump sia stato eletto nonostante, e non per merito del “Patriarcato dei vecchi disamorati come David Rockfeller o George Herbert Walker Bush”. Inoltre, quando vedo gli sforzi disperati di Soros & Compagni per organizzare una qualche sorta di “rivoluzione colorata” contro Trump, al grido di “non è il mio presidente” e gli sforzi, sempre di Soros & Compagni, per far sì che Jill Stein ottenga il riconteggio dei voti, solo negli stati dove Trump ha vinto, arrivo alla netta conclusione che i Neoconservatori non hanno ancora accettato la loro sconfitta e che stanno ancora cercando di impedire a Trump l’insediamento alla Casa Bianca. Per contro, Engdahl scrive che,

    Non dobbiamo immaginare neanche per un secondo che il Patriarcato, quei vecchi disamorati come David Rockfeller o George Herbert Walker Bush o altri non nominati, siano stati travolti dal genio politico del candidato Trump, che dopo ogni scandalo risorgeva più forte di prima, al punto da essere colti di sorpresa, battuti in astuzia e che, dopo essersi lamentati, abbiano lasciato che ciò succedesse. La presidenza Trump è stata pianificata, da loro e dai loro esperti, fin nel minimo dettaglio.

Non so voi, ma io non ho la sensazione che quanto sta accadendo oggi sia il risultato di un qualcosa accuratamente programmato. Sono pienamente d’accordo sul fatto che lo Stato Profondo americano non si è limitato a “lamentarsi e a permettere che ciò succedesse”. Ma, piuttosto che lasciare che ciò accada, io vedo che lo Stato Profondo americano combatte contro Trump con tutto quello che ha! Non credo assolutamente che l’isteria post-elettorale nei confronti di Trump sia stata pianificata da gente come Rockfeller o Bush. Quello che vedo sono i Neoconservatori che usano fino all’ultima cartuccia le “munizioni” di cui dispongono per cercare di contrastare e sabotare la presidenza Trump.

Engdahl porta anche argomentazioni molto solide e sfavorevoli alla nomina del Generale Mike Flynn, noto non solo per la sua retorica anti-Islam abbastanza rozza, ma anche per aver scritto un libro insieme al famoso Neoconservatore Michael Ledeen [in inglese].. Che un uomo come Flynn non potesse trovare un co-autore migliore di Ledeen dovrebbe far scattare un campanello d’allarme nella testa di tutti quelli che sanno chi è, e che cosa rappresenti, Ledeen. E Flynn è di gran lunga una delle persone migliori dell’entourage di Trump.

Infatti, un’occhiata più attenta alle persone che circondano Trump rivela numerosi Neoconservatori, Israeliani ed Ebrei in tutte le posizioni chiave. Molti di quelli di cui Trump si è circondato sono veramente in sentore di Likud. Questa argomentazione può però anche essere rovesciata: se Trump è davvero “assolutamente circondato” da Sionisti superbenpensanti allora perché tutto questo panico? Non potrebbe essere che questi Sionisti superbenpensanti abbiano delle preoccupazioni veramente molto grosse su ciò che Trump potrebbe fare da presidente, una volta assunto il potere?

Ultimo, ma assolutamente non meno importante: non solo è stata utilizzata Jill Stein per ottenere il riconteggio in alcuni stati, ma ci sono anche voci secondo cui verrebbero fatte pressioni  su alcuni Grandi Elettori affinché neghino il voto a Trump, come invece vorrebbe la legge. Che sia vero oppure no, indiscrezioni del genere indicano chiaramente che i Neoconservatori sono disposti a fare di tutto e di più per impedire a Trump di entrare alla Casa Bianca o, se ciò fosse impossibile, per indebolirlo al massimo, anche se questo metterebbe a rischio l’intera nazione.

Perché dico ciò?

Perché la cose hanno una capacità tutta loro di andare fuori controllo, e questo rende estremamente pericoloso quel continuo alzare la posta in gioco che i Neoconservatori mettono in pratica di continuo. Naturalmente, nessuno in questo momento si aspetta che il Collegio Elettorale si rifiuti di nominare Trump. Sembra però che in questi giorni succedano un sacco di cose inaspettate. E se capitasse una cosa del genere? E se qualche stato accettasse la vittoria di Trump e qualcun’altro no? E se lo slogan “non è il mio presidente” diventasse veramente virale e infettasse la mente di ancora più persone? O, anche peggio, se questa retorica assolutamente irresponsabile sfociasse in atti di violenza e venissero uccisi dei manifestanti o lo stesso Trump? Sappiamo che lo stesso Stato Profondo americano, che aveva pianificato ed eseguito l’11 settembre, aveva anche usato i cecchini a Vilnius nel 1991, a Mosca nel 1993 e a Kiev nel 2014 per fomentare l’insurrezione. Ci sono segnalazioni secondo cui i cecchini sarebbero stati utilizzati anche in Libia, Egitto e Siria. C’è qualche ragione logica per pensare che questa volta lo Stato Profondo non possa usare questi cecchini *all’interno* degli Stati Uniti?

Il piano

Secondo Engdahl, Trump sarebbe stato messo in carica per

    preparare l’America alla guerra, una guerra che le banche di Wall Street ed il complesso militare-industriale statunitense, economicamente, industrialmente o anche geopoliticamente in questo momento non sono in grado di vincere. Il suo compito sarà quello di riposizionare, per loro, gli Stati Uniti, al fine di invertire il trend disgregatorio dell’egemonia americana per, secondo quanto avevano scritto Dick Cheney e Paul Wolfovitz nel loro saggio del settembre 2000 “Un progetto per un nuovo secolo americano”, “ricostruire le difese dell’America” . Per attuare una tale preparazione, dovrà essere prioritaria una strategia che indebolisca fatalmente i profondi legami che si stanno instaurando fra Russia e Cina. E’ già incominciato. C’è stata una telefonata fra The Donald e Vladimir il Terribile a Mosca. I media russi sono euforici per la nuova era nelle relazioni USA-Russia, dopo Obama. Poi, all’improvviso sentiamo il guerrafondaio capo della NATO, Stoltenberg, usare parole rassicuranti nei confronti della Russia. Arriva la voce che la congressista californiana, nonché conoscente di Putin, Dana Rohrabacher potrebbe essere un possibile Segretario di Stato. E’ la classica geopolitica di Kissinger del bilanciamento delle forze: fai finta di allearti con il più debole dei tuoi due mortali nemici, la Russia, per isolarlo dal più forte, la Cina. Probabilmente Putin non è così ingenuo o così stupido da cascarci, ma questo è il piano dei manipolatori di Trump.

Se questo è davvero il piano, allora sono pienamente d’accordo con Engdahl: Putin non è così ingenuo o così stupido da cascarci. Infatti, un’eventualità del genere è stata discussa molte volte dagli esperti nei vari talkshows russi, e tutti concordano sul fatto che, se Trump fosse interessato a collaborare con la Russia, anche  la Russia dovrà alla fine abbassare i suoi toni critici nei confronti degli Stati Uniti; non c’è però la minima possibilità che Mosca permetta, in qualsiasi modo, agli Americani di indebolire, o comunque di interferire con l’ufficiosa, ma di grande importanza strategica, collaborazione fra la Russia e la Cina. In ogni caso, gli Stati Uniti non hanno nulla di veramente interessante da offrire ai Russi. Perché mai i Russi dovrebbero investire dei capitali in un Impero morente, quando hanno già un’alleanza assai vantaggiosa con una superpotenza in crescita? C’è qualcuno a Washington DC che crede veramente che vent’anni di rabbiosa russofobia siano stati dimenticati di colpo, o che qualcuno in Russia possa ancora avere fiducia nelle parole che escono dalla bocca di un politicante americano? Negli ultimi due anni la Russia si è affannata a prepararsi per una guerra contro gli USA e la NATO. Ora che il pericolo di avere Hillary come presidente è quasi sicuramente passato, certo, i Russi sono deliziati dal fatto che una guerra termonucleare è diventata assai poco probabile. Ma non dimenticheranno mai quanto ci siano andati vicino e sopratutto non fermeranno i loro preparativi. Al più, potranno forse rallentare alcuni programmi, ma niente di più. Fondamentalmente la Russia continuerà, a grandi passi, ad incrementare la sua forza militare e la cosa, considerando la situazione in Ucraina e in Medio Oriente, è la decisione giusta, indipendentemente da quello che gli Americani possono dire o possono fare.

Penso di poter prevedere con molta accuratezza quello che farà la Russia durante i prossimi quattro anni: Putin si incontrerà con Trump e cercherà di risolvere con lui il maggior numero possibile di problemi in sospeso fra Stati Uniti e Russia (dando però per scontato che i Neoconservatori che circondano Trump non sabotino tutto quanto prima ancora che cominci!). Se Trump vuole una soluzione ragionevole in Siria e in Ucraina, allora i Russi gliela offriranno. Se Trump è serio nel voler costringere CIA & Compagni a smetterla di servirsi di al-Qaeda & Soci, cioè, se Trump è veramente intenzionato a debellare il Daesh, allora anche i Russi lo aiuteranno. E se Trump vuole che i Russi gli diano una mano per cercare un accordo fra Israele e la Palestina, o aiutarlo nella mediazione di qualche concordato con il Partito Democratico della Corea del Nord, i Russi saranno ancora d’accordo. Ma tutto ciò non fermerà il massiccio riarmo delle forze armate russe, e gli sforzi della Russia per sganciare l’Unione Europea dagli USA. Questi per la Russia sono obbiettivi strategici, che non verranno in nessun modo influenzati dagli Stati Uniti. Inoltre, anche se nei prossimi quattro anni gli Stati Uniti dovessero spendere X miliardi di dollari per la “difesa”, la Russia spenderà molto meno, ma avrà un ritorno molto superiore a quello degli USA. Come mai? Perché l’intero complesso militare-industriale americano è corrotto fino al midollo, e le Forze Armate degli Stati Uniti sono in uno stato di degrado avanzato.

Contrariamente a quello che pensano alcuni patriottardi russi (e anche non russi), la Russia è ancora molto più debole degli Stati Uniti, ma sta recuperando terreno ad un passo che gli Stati Uniti, semplicemente, non sono in grado di tenere, con Trump o senza Trump, per cui, fra quattro anni, il rapporto di forze fra Russia e Stati Uniti sarà ancora più favorevole alla Russia di quanto non lo sia adesso. Se i Neoconservatori pensano veramente di poter in qualche modo ribaltare, o anche solo alterare in modo significativo, questo trend, si sbagliano. Gli Stati Uniti stanno andando giù e la Russia sta salendo, e niente può fermare questo processo.

L’argomentazione più forte a favore della tesi di Engdahl è questa: anche se i Neoconservatori sono sempre stati astuti e ben guidati, non sono molto intelligenti e non riescono a vedere se non la prospettiva a breve termine. Inoltre, quando si trovano a dover affrontare una crisi, la loro immensa arroganza li porta sempre alla stessa soluzione: raddoppiare la posta in gioco. E se non funziona, raddoppiarla ancora. E ancora. E ancora. Questo è il motivo per cui tutti i loro grandi piani all’inizio, più o meno, funzionano, ma poi, inevitabilmente, crollano, ogni volta.

In questo momento non c’è nulla di più stupido e di più autolesionistico per gli Stati Uniti che continuare ad insistere su tutti i propri fallimenti, sbagli ed errori di valutazione. La cosa furba da fare è proprio quella che ha promesso Trump: cambiare strada, “prosciugare la palude” [“drain the swamp”] di Washington DC e salvare gli Stati Uniti rinunciando all’Impero Anglo-Sionista. Spero che lo slogan “rendere l’America nuovamente grande” significhi proprio questo: renderla grande liberandosi dell’Impero.

La mia sensazione è che Trump sia, almeno parzialmente, sincero; come si potrebbe spiegare altrimenti il panico che attualmente serpeggia fra i Neoconservatori? Sembra che ci sia qualcosa che li terrorizza veramente. Non potrebbe essere che Trump ha tutte le intenzioni di ricacciarli tutti quanti a calci  nel sedere giù nel sottoscala, da dove erano usciti? [in inglese]. [

Detto questo, non pensate che io sia più ottimista di Engdahl. Perché non lo sono. Ho solo delle paure differenti dalle sue. Lui pensa che Trump sia fasullo, mentre io sono convinto che “The Trump”, molto probabilmente, non ha la giusta combinazione di intelligenza, forza di volontà, coraggio, abnegazione e patriottismo per purgare gli Stati Uniti dalla putredine dei Neoconservatori. In parole povere, non penso che Trump possa essere il “Putin americano”. Inoltre, credo che la scelta di Pence come vice-presidente indichi come Trump abbia la speranza, molto mal riposta, di poter (con questo) tranquillizzare i Neoconservatori.

Infine, cerchiamo di dare un senso alla assolutamente bizzarra, e francamente irrazionale, fobia di Trump per l’Iran. Non è forse un suo tentativo di dare un osso da rosicchiare ai Neoconservatori, nella speranza che lo possano lasciare tranquillo, se “concede“ loro l’Iran?

Una cosa è assolutamente certa: se gli Americani dovessero attaccare l’Iran, ogni riavvicinamento con la Russia andrebbe immediatamente giù per lo sciacquone. In nessun modo Trump potrebbe raggiungere un accordo, di qualsiasi genere, con la Russia minacciando allo stesso tempo l’Iran. Un’altra contraddizione di questo presunto piano neoconservatore.

Dio sa se spero di sbagliarmi. E, naturalmente, spero che anche Engdahl si sbagli. I miracoli accadono, e talvolta individui all’apparenza mediocri o esitanti finiscono con il mostrare una forza ed una decisione in grado di cambiare il corso della storia. Sono però convinto che Engdahl si ponga le domande giuste e faccia squillare i dovuti campanelli d’allarme. Anche se è legittimo aspettarsi un miracolo, non bisogna mai dimenticarsi che i miracoli capitano molto raramente, e che questo è molto più probabile della loro impossibilità.

The Saker

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Pubblicato su Thesaker.is il 2 dicembre 2016

Tradotto in italiano da Mario per Sakeritalia.it

Tratto da: comedonchisciotte

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