nino-galloni«Non si tratta semplicemente di un’ondata popular-populistica che ha riguardato tutte le tornate elettorali e i referendum in Eurasia e Americhe, ma di un vero e proprio sganciamento dei cittadini dai diktat dei padroni finanziari». L’economista keynesiano Nino Galloni, già fiero avversario della capitolazione dell’Italia di fronte all’imposizione catastrofica dell’euro gestita dall’oligarchia finanziaria che manovra Bruxelles, saluta con sollievo la vittoria di Donald Trump negli Stati Uniti. La legge come una ribellione di massa contro il dominio di un’élite pericolosa, bellicista, irresponsabile, colpevole della finanziarizzazione dell’economia e dell’imposizione di una “globalizzazione a mano armata” che impoverisce il tessuto socio-economico dell’Occidente. Gli elettori americani hanno respinto il piano. «Questo è molto positivo, ma vi corrisponde un aspetto molto preoccupante», avverte Galloni: «Il programma alternativo non è chiaro o, meglio, non c’è. Ci sono generiche richieste riguardanti il lavoro, la centralità dei valori umani, il ripristino della sovranità politica e monetaria, la giustizia sociale, l’etica». Manca, ovunque, una chiara traduzione politica. Una piattaforma democratica.

«Non si sa veramente cosa farà Trump, cosa proporrà il M5S, se la Brexit andrà avanti, se Renzi abbandona definitivamente un rigore insostenibile per costringere l’Europa in ginocchio, ovvero questa Europa, a cedere», ovviamente «con tutte le Donald Trumpconseguenze di scenario geopolitiche del caso», scrive Galloni su “Scenari Economici” all’indomani del voto statunitense che ha tramortito mezzo mondo. Ma attenzione: «Sarebbe ingenuo credere che la grande finanza registri sconfitte e si ritiri in buon ordine». Al contrario, «è pronta e agguerrita per riorganizzarsi a sfruttare qualsiasi cambiamento, soprattutto se quest’ultimo sarà generico e generativo di ulteriore confusione». La grande finanza, insiste Galloni, «cresce nel conflitto che essa stessa genera e nella confusione che deriva dalla consapevolezza della necessità di un cambiamento senza un piano preciso e realizzabile. Per questo – aggiunge l’economista – la priorità è il progetto, il programma, il piano, non le divisioni settarie».

Già allievo e poi collaboratore del professor Federico Caffè, eminente economista neo-keynesiamo, Galloni si batte da anni contro le politiche di rigore, dopo aver tempestivamente denunciato la mano dei poteri forti dietro al commissariamento dell’Italia affidato a Mario Monti per tramite di Giorgio Napolitano. In realtà, accusa Galloni, l’Italia fu volutamente sabotata già negli anni ‘80, con la perdita di sovranità finanziaria imposta dallo storico divorzio tra Tesoro e Bankitalia, operato da Andreatta e Ciampi. «Si sono create le premesse per la deindustrializzazione del nostro paese, che è alla radice della crisi di oggi», ha spiegato Galloni, riassumendo: «La Francia di Mitterrand impose l’euro sperando di frenare la Germania, che Nino Galloniaccettò la moneta a una condizione: smantellare la concorrenza industriale italiana». Seguirono Maastricht, il rigore imposto dall’Eurozona, la super-tassazione, i diktat della Bce puntualmente sottoscritti dal centrosinistra.

Ora, con Renzi alle corde e Trump alla Casa Bianca, siamo al giro di boa: «Dopo il referendum del 4 dicembre, dove dovrebbe vincere il No», per Galloni «occorrerà riunire le forze democratiche attorno al programma di un nuovo modello economico e sociale sostenibile, responsabile, capace di ridurre le ineguaglianze». Quello che manca, sostiene l’economista progressista, è infatti proprio un Piano-B convincente, una svolta – necessariamente sovranista – che ripristini il controllo democratico sulle grandi scelte, in un’epoca che oggi rivela l’imminenza di svolte epocali nella gestione del consenso, con la crisi dei tradizionali riferimenti dell’élite – dalla Clinton a Renzi – ma senza ancora un piano diverso, roosveltiano e keynesiano, per invertire la rotta – economia per il popolo, non contro – in modo il più possibile indolore.

Fonte: libreidee

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