Funerali del Mainstream occidentale

DI Giulietto Chiesa

E poiché esso si basa in gran parte sul tentativo demolitorio della figura di Vladimir Putin, ecco che l’aumento della popolarità internazionale del leader russo si trasforma nel termometro di una terrificante sconfitta, di un autodafé del giornalismo occidentale.

I centri occidentali di controllo degli orientamenti delle opinioni pubbliche occidentali mostrano segni di grande sconcerto e inquietudine. L’esercito invisibile di centinaia di migliaia di propagandisti dell’occidente non sembra più in grado di produrre e riprodurre tossine sufficienti ad avvelenare i pubblici europei. Il messaggio che arriva “dalla parte del nemico” sembra divenire sempre più accattivante.

Nonostante Putin sia definito apertamente assassino (e giù a ripetere l’elenco delle sue vittime: Politkovskaja, Litvinenko, Nemtsov, i morti del Boeing malaysiano, gli ospedali bombardati di Aleppo etc); ovvero corrotto (i suoi conti presunti nelle banche offshore); aggressore espansionista (per avere “occupato” l’Ucraina e “annesso” la Crimea); aggressore potenziale (per le sue intenzioni di soggiogare le repubbliche del Baltico), risulta che lettori e spettatori occidentali, l’uomo della strada europeo, provano piuttosto ammmirazione che avversione nei suoi confronti.

© REUTERS/ Brendan McDermid

Per esempio appare sempre più evidente, a un numero crescente di persone, che la Russia è stata il fattore decisivo per la sconfitta del cosiddetto Stato Islamico di Irak e Siria. Dunque che la Russia ha aiutato l’Europa nella lotta contro il terrorismo internazionale. Dunque che Putin è un amico e non un nemico. Gli assassini “commissionati” da Putin rimangono fissati nella memoria di molti lettori/spettatori, ma per molti altri (in crescita) appaiono invenzioni dei media, non suffragate da alcun elemento di prova, per giunta del tutto platealmente incongruenti con la realtà. La favola di una imminente aggressione russa al Baltico e alla Polonia funziona solo in parte perfino sulle popolazioni locali, ma appare ridicolmente inconsistente per milioni di europei.

Le sanzioni contro la Russia non le vuole nessuno in Europa e moltissimi non riescono a spiegarsi come mai i leaders europei le abbiano decise andando contro i loro stessi interessi economici.

Insomma i fatti smentiscono le congetture. Allora non resta che aumentare la dose propagandistica, fino all’ossessione di Joe Biden, il vice-presidente americano, che in tv accusa la Russia addirittura di poter e voler “modificare sostanzialmente” il risultato delle elezioni americane. Ma è un autogol, che mostra un’America addirittura vittima di un’aggressione tecnologica della Russia. Credibilità dell’accusa uguale a zero (tanto più perché tutti sanno che viene da un paese che ha inventato le “rivoluzioni colorate” in una dozzina di paesi).

I social network sono tutti americani, e lavorano incessantemente per la causa dell’occidente, ma portano ormai messaggi contraddittori. Esiste RT. Esistono ancora, in Europa, cervelli non condizionati. E’ finita in linea di fatto una situazione di monopolio informativo-comunicativo. Ed ecco il mainstream lanciare la nuova linea: “bloccare la propaganda” del Cremlino, visto che la nostra propaganda non funziona più come dovrebbe.

Dunque in primo piano rinforzare il dogma, secondo il quale tutto ciò che viene “da quella parte” è propaganda.

Secondo punto del piano: impedire ai canali del nemico di funzionare, frapponendo ostacoli tecnici politici, amministrativi, giudiziari, di polizia; fermando i giornalisti nemici (oppure ammazzandoli, come avviene in Ucraina); chiudendo i conti bancari a RT in Gran Bretagna; oscurando le reti radiofoniche e televisive dove si mettono in onda le eresie del Cremlino.

Assistiamo all’introduzione della censura in Occidente, là dove l’occidente vantava la propria libertà e il proprio pluralismo. Le parti si sono invertite. Il confronto delle idee, anche aspro, durissimo, ma utile per verificare le differenze, viene sostituito dal divieto. Entra in vigore in occidente l’orwelliano “Ministero della Verità” e, chi non ne fa parte dovrà essere fermato, impedito, eliminato, oscurato.

Ecco, appunto, il funerale da cui abbiamo preso le mosse e cui stiamo assistendo. Il funerale dei principi che resero forte l’occidente e che ora risultano impraticabili all’occidente.

Fonte:

E poiché esso si basa in gran parte sul tentativo demolitorio della figura di Vladimir Putin, ecco che l’aumento della popolarità internazionale del leader russo si trasforma nel termometro di una terrificante sconfitta, di un autodafé del giornalismo occidentale.

I centri occidentali di controllo degli orientamenti delle opinioni pubbliche occidentali mostrano segni di grande sconcerto e inquietudine. L’esercito invisibile di centinaia di migliaia di propagandisti dell’occidente non sembra più in grado di produrre e riprodurre tossine sufficienti ad avvelenare i pubblici europei. Il messaggio che arriva “dalla parte del nemico” sembra divenire sempre più accattivante.

Nonostante Putin sia definito apertamente assassino (e giù a ripetere l’elenco delle sue vittime: Politkovskaja, Litvinenko, Nemtsov, i morti del Boeing malaysiano, gli ospedali bombardati di Aleppo etc); ovvero corrotto (i suoi conti presunti nelle banche offshore); aggressore espansionista (per avere “occupato” l’Ucraina e “annesso” la Crimea); aggressore potenziale (per le sue intenzioni di soggiogare le repubbliche del Baltico), risulta che lettori e spettatori occidentali, l’uomo della strada europeo, provano piuttosto ammmirazione che avversione nei suoi confronti.

© REUTERS/ Brendan McDermid

Per esempio appare sempre più evidente, a un numero crescente di persone, che la Russia è stata il fattore decisivo per la sconfitta del cosiddetto Stato Islamico di Irak e Siria. Dunque che la Russia ha aiutato l’Europa nella lotta contro il terrorismo internazionale. Dunque che Putin è un amico e non un nemico. Gli assassini “commissionati” da Putin rimangono fissati nella memoria di molti lettori/spettatori, ma per molti altri (in crescita) appaiono invenzioni dei media, non suffragate da alcun elemento di prova, per giunta del tutto platealmente incongruenti con la realtà. La favola di una imminente aggressione russa al Baltico e alla Polonia funziona solo in parte perfino sulle popolazioni locali, ma appare ridicolmente inconsistente per milioni di europei.

Le sanzioni contro la Russia non le vuole nessuno in Europa e moltissimi non riescono a spiegarsi come mai i leaders europei le abbiano decise andando contro i loro stessi interessi economici.

Insomma i fatti smentiscono le congetture. Allora non resta che aumentare la dose propagandistica, fino all’ossessione di Joe Biden, il vice-presidente americano, che in tv accusa la Russia addirittura di poter e voler “modificare sostanzialmente” il risultato delle elezioni americane. Ma è un autogol, che mostra un’America addirittura vittima di un’aggressione tecnologica della Russia. Credibilità dell’accusa uguale a zero (tanto più perché tutti sanno che viene da un paese che ha inventato le “rivoluzioni colorate” in una dozzina di paesi).

I social network sono tutti americani, e lavorano incessantemente per la causa dell’occidente, ma portano ormai messaggi contraddittori. Esiste RT. Esistono ancora, in Europa, cervelli non condizionati. E’ finita in linea di fatto una situazione di monopolio informativo-comunicativo. Ed ecco il mainstream lanciare la nuova linea: “bloccare la propaganda” del Cremlino, visto che la nostra propaganda non funziona più come dovrebbe.

Dunque in primo piano rinforzare il dogma, secondo il quale tutto ciò che viene “da quella parte” è propaganda.

Secondo punto del piano: impedire ai canali del nemico di funzionare, frapponendo ostacoli tecnici politici, amministrativi, giudiziari, di polizia; fermando i giornalisti nemici (oppure ammazzandoli, come avviene in Ucraina); chiudendo i conti bancari a RT in Gran Bretagna; oscurando le reti radiofoniche e televisive dove si mettono in onda le eresie del Cremlino.

Assistiamo all’introduzione della censura in Occidente, là dove l’occidente vantava la propria libertà e il proprio pluralismo. Le parti si sono invertite. Il confronto delle idee, anche aspro, durissimo, ma utile per verificare le differenze, viene sostituito dal divieto. Entra in vigore in occidente l’orwelliano “Ministero della Verità” e, chi non ne fa parte dovrà essere fermato, impedito, eliminato, oscurato.

Ecco, appunto, il funerale da cui abbiamo preso le mosse e cui stiamo assistendo. Il funerale dei principi che resero forte l’occidente e che ora risultano impraticabili all’occidente.

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