Gli Usa sono convinti: la Russia vuole manipolare le presidenziali. Don’t worry, fanno tutto da soli

 

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DI MAURO BOTTARELLI

rischiocalcolato.it

La notizia non ha trovato spazio sui grandi media italiani ma mi pare che meriti invece attenzione. Parlando ai giornalisti a bordo dell’Air Force One, il capo ufficio stampa della Casa Bianca, Josh Earnest, ha dichiarato che “gli Stati Uniti daranno una risposta proporzionata alla Russia per gli atti di hackeraggio compiuti negli Usa” e che “questa risposta difficilmente verrà annunciata in anticipo”.

Insomma, Obama è convinto che dietro l’attacco informatico al Democratic National Committee, dopo il quale vennero rese note le mail dell’ex numero uno, Debbie Wasserman e di altri funzionari, ci sia il Cremlino e quindi intende reagire. Ancora Earnest: “Il presidente ha già parlato delle significative capacità che gli Stati Uniti hanno sia di difendere i nostri sistemi, sia di condurre operazioni offensive in altri Paesi. C’è un novero di risposte a disposizione e il presidente considererà quale appare la più appropriata”. Un cyber attacco Usa in arrivo? O forse una sorpresina in Siria?
Staremo a vedere ma quanto annunciato da Obama attraverso il suo portavoce, di fatto, è la versione politica e ufficiale della denuncia avanzata dall’ultimo numero del Time di cui vi ho parlato un paio di giorni fa. Vi ripropongo la copertina,

nel caso ve la foste persa: l’autorevole quotidiano edito da uno dei principali finanziatori di Hillary Clinton è convinto che i russi vogliano manipolare il voto presidenziali americano, ovviamente a favore di Donald Trump. Un’accusa grave, perché tentare la manipolazione e il broglio del voto popolare di un Paese terzo è un atto golpistico che potrebbe avere conseguenze imprevedibili. Gli Stati Uniti lo sanno bene, visto che lo hanno fatto recentemente in Ucraina ma posso tranquillizzarvi: non c’è alcuna possibilità che la Russia possa manipolare il voto dell’8 novembre, perché lo manipoleranno i Democratici stessi!

Torniamo un attimo indietro nel tempo. Nella notte tra domenica e lunedì scorsi si è tenuto il secondo dibattito tra Hillary Clinton e Donald Trump, a detta di tutti i grandi media vinto dalla candidata democratica. Ieri pomeriggio, un sondaggio congiunto di NBC e Wall Street Journal forniva la prima proiezione post-dibattito e lo faceva contestualizzando nel computo generale anche gli altri due candidati in corsa ma non presenti. Ecco il risultato,
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come vedete Hillary Clinton era in vantaggio di 9 punti su Donald Trump con il 46% dei consensi, il tycoon era al 37% e gli altri due candidati, Gary Johnson e Jill Stein, rispettivamente all’8% e al 2%. Questo altro grafico,
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invece, limita il campione demoscopico ai soli due big in corsa e come vedete il vantaggio della Clinton sale di un punto percentuale, arrivando a un netto 50% contro 40%. Questo sondaggio teneva conto solo dei dati ottenuti interpellando persone dopo il dibattito, mentre un altro sondaggio sempre di NBC e Wall Street Journal diffuso lunedì, il quale includeva solo intervista condotte prima del dibattito, vedeva la Clinton avanti di 11 punti su Trump nella corsa a quattro e addirittura del 14% nella corsa a due. Insomma, un po’ di discrepanza. Tanto che nel post dibattito la NBC stessa ha dovuto ammettere che “prima del dibattito, il 67% dei repubblicani pensava che il Partito e i suoi membri devono supportare Trump, percentuale ora salita al 74% incorporando il dato dell’83% ottenuto dai sondaggi a caldo del lunedì post dibattito”. Insomma, non solo Trump non è alla deriva ma il suo sostegno tra i repubblicani sta salendo.

Come mai tutta la stampa continua a dire che Hillary è in vantaggio di 11 punti e ha stravinto il dibattito? Una risposta potrebbe offrircela scoprire chi sta dietro il sondaggio NBC/WSJ che aveva sparato quella cifra prima del dibattito e questa prima immagine
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ci aiuta: si tratta della Hart Research Associates, alla cui guida c’è il fondatore Peter D. Hart ma che vede come presidente esecutivo Geoff Garin. E chi è quest’ultimo? Questa schermata
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ce lo spiega bene, soprattutto nelle ultime due righe, quelle sottolineate in rosso. Non vi pare che ci sia un lievissimo conflitto di interesse in atto? Ma non basta. Queste due immagini
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ci mostrano quali siano le connessioni finanziarie tra la Hart Research Associates e la Hillary Clinton’s Priority Usa, il Super-PAC democratico che deve rendicontare entrate e uscite. A pagina 118 scopriamo un pagamento da 178mila dollari verso l’istituto demoscopico a settembre, mentre a pagine 92 ne troviamo un altro, sempre del settembre scorso, di 42mila dollari. Soltanto il mese di settembre, quindi, il Super-PAC della Clinton ha pagato alla Hart Research Associates qualcosa come 220.500 dollari, azienda che ha condotto il sondaggio pre-dibattito che accreditava la candidata democrarica avanti di 11 punti e che ha come presidente Geoff Garin, il quale lavora per la campagna elettorale della Clinton. In effetti, c’è decisamente da preoccuparsi riguardo le potenziali manipolazioni dei russi.
Ma c’è dell’altro, perché questo video

HIDDEN CAM: NYC Democratic Election Commissioner, “They Bus People Around to Vote”

 ci mostra come il Commissario elettorale cittadino di New York City, non l’ultima cittadina del Montana o dell’Ohio, il democratico Alan Schulkin, sia stato registrato di nascosto, mentre denuncia come il programma municipale sulle identità voluto dal sindaco Bill De Blasio “contribuisce a qualsiasi tipo di frode, incluse quelle elettorali”. Ecco un sunto delle sue parole: “De Blasio ha dato queste ID cards, di fatto di valore come una patente ma puoi usarle per tutto. Ma non controllano davvero, chiunque può andare all’ufficio competente e dire di chiamarsi Joe Smith e ottenere un ID card con quel nome… E’ assurdo, ci sono frodi di ogni genere, elettorali e non. E’ per questo che sto diventando più conservatore invecchiando… I votanti? Certo, possono tranquillamente chiedere per una ID. Penso che ci siano e ci saranno un sacco di frodi elettorali.. I Democratici prendono la gente e la caricano sui bus, poi li portano a votare da un seggio all’altro. Basta chiedere al vicinato in tutte le aree di New York”. E quando il reporter sotto copertura chiede se si tratta di neri e ispanici, ecco la risposta: “Sì ma anche cinesi”.

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E con WikiLeakes che ha appena annunciato altre 1193 email della Clinton in pubblicazione, John Podesta, il collaboratore della candidata democratica di cui sono appena stata pubblicate mail compromettenti riguardo l’Isis, che attacca la Russia per l’hackeraggio (“Non confermo la validità delle mail, i russi potrebbero averle costruite ad arte e passate ad Assange”) e l’FBI che ha annunciato un’indagine in corso, prepariamoci a giorni bollenti. Ah, quasi mi dimenticavo. Questa tabella
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ci mostra plasticamente l’equidistanza e l’imparzialità dei principali media statunitensi nel trattare i temi caldi relativi ai due candidati presidenti: il nastro in cui Trump svelava al mondo che se sei ricco e famoso, scopi più facilmente ha una ratio di trattamento di 15 a 1 rispetto a quella bazzecola delle e-mail della Clinton svelate da WikiLeaks. Ma attenti, non fatevi trarre in inganno, sono i russi che vogliono manipolare il voto negli Stati Uniti.

Mauro Bottarelli

Fonte: www.rischiocalcolato.it

Tratto da: comedonchisciotte

 

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