Ma se vincerà il “Sì” l’Italia rischia l’arrivo della Troika

La tesi per cui la vittoria del “No” genererebbe instabilità, mentre quella di «Sì» darebbe stabilità al sistema Italia, si è rovesciata nel suo contrario

2013-01-fmi2Francesco Forte
La tesi per cui la vittoria del «No» genererebbe instabilità, mentre quella di «Sì» darebbe stabilità al sistema Italia, si è rovesciata nel suo contrario.

L’assist che il commissario europeo francese Pierre Moscovici sembrava aver dato a Renzi con un giudizio favorevole sul progetto di bilancio per il 2017 e sul referendum costituzionale, per la stabilità dell’Italia è svanito. Ora su questo progetto di bilancio pende la possibilità che l’Italia, subisca una bufera finanziaria e venga commissariata. Ciò perché esso comporta un aumento del nostro anomalo rapporto debito/Pil e un invito a speculare contro di esso e contro le banche. Moscovici ha precisato che Bruxelles ammette flessibilità per il bilancio per eventi eccezionali come terremoto e immigrati, ma che il disavanzo al 2,4% non è la cifra che ci si aspettava. L’Italia si era impegnata allo 1,8% per il 2017. Certo, si può trattare, aggiunge Moscovici, che si barcamena, ma si attesta al 2%. Le spese per terremoto o immigrati sono ammissibili in deroga alle regole sul deficit, se adempiono a una serie di condizioni. Inoltre c’è la regola sul rapporto debito pubblico/Pil, che dipende dal deficit e dal Pil. La crescita reale del Pil prevista per il 2017 è +0,6% soltanto e il tasso d’inflazione può crescere al massimo dello 1% in tutto, +1,6 di Pil nominale. Il rapporto debito/Pil è 132%. Un deficit del 1,32% del Pil mantiene invariato il rapporto debito/Pil. Il deficit al 2,4%, previsto nel progetto renziano per vincere il referendum, diviso per un Pil di +1,6% dà 1,50: ossia fa salire il rapporto debito/Pil. Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan sostiene che le misure del progetto di bilancio 2017, con deficit al 2,4%, fanno crescere il Pil di 0,4 punti portandolo all’1% che, con un +1% di inflazione, comporta un aumento di Pil di +2%. In tal caso il rapporto debito/Pil sarebbe 2,4/2=1,20 ossia meno di 1,32, sicché il rapporto debito /Pil scenderebbe. La Banca di Italia e l’autorità parlamentare di controllo del bilancio dicono che la stima di Padoan è troppo ottimista. Lui la difende. Ma se il deficit passa dal 2,4% al 2% e le misure propulsive vengono ridimensionate, la stima del +1% perde la sua base. Questa è l’osservazione che induce Moscovici a stimare che un deficit maggiore al 2% circa può portare a violare dell’obbligo di ridurre il debito/Pil. Tale violazione può condurre al commissariamento dell’Italia. E sembra fatta apposta per attirarci le speculazioni contro il debito mentre sta per attenuarsi la politica di Qe della Bce, che ha comporta l’acquisto di titoli del nostro debito. Ecco perché lo sforzo di Renzi per vincere il referendum con misure mirate ad attrarre voti, seppur giustificate come rivolte alla crescita e la vittoria del «Sì» possono generare instabilità finanziaria. Moscovici non si è espresso sul «Sì» o «No» al referendum, ai fini della stabilità. Si è limitato a ripetere che all’Europa preme che non si dia spazio ai partiti populisti, aggiungendo che l’Italia deve fare riforme strutturali. La vittoria del «No», facendo naufragare gli sbilanciamenti renziani, non darà affatto instabilità, ma fermando Renzi, servirà a guardare alla realtà, con i piedi per terra, non ci asservirà ai diktat europei, tutelerà il nostro futuro e i nostri risparmi.

Fonte: ilgiornale

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