L’Economista Alberto Bagnai: ”La disoccupazione è voluta e fa comodo alla finanza”. Ecco perchè

alberto-bagnai-la-disoccupazione-fa-comodo-alla-finanzaRIVELAZIONE SHOCK dell’economista Alberto Bagnai:”alla finanza fa comodo la disoccupazione”.Ecco perchè l’UE la vuole (come dimostrato in QUESTOarticolo) e le riforme servono solo a mantenerla invece di eliminarla (come vogliono farci credere).

Ora vi chiederete:”Ma perchè?”.Sembra assurdo vero??Invece no,è logico..
Come ci fa capire Bagnai,la disoccupazione assicura la stabilità dei prezzi e la riduzione dei salari (in quanto le aziende sono costrette a sottopagare i dipendenti perchè vedono ridotte le entrate) .
Lo scopo delle riforme strutturali del mercato del lavoro è proprio quello di garantire il livello di disoccupazione voluto dall’ UE,il tutto per favorire le banche.Chi ha un salario ridotto è costretto ad indebitarsi con le banche,quindi creare disoccupazione vuoldire al tempo stesso costringere la gente (lavoratori sottopagati e disoccupati) a rivolgersi a loro,le quali ampliano il loro “portafoglio” evitando che venga eroso dall’inflazione…

E’ il solito mantra delle famigerate “riforme strutturali”

, con cui si continua ad imporre al continente povertà diffusa, disoccupazione di massa e rinegoziazione dei diritti sociali acquisiti negli anni. Scrive Alberto Bagnai nel suo ultimo articolo per Goofynomics come sia esattamente

la stessa tecnica utilizzata dai” nostri amici delle istituzioni”

. Una strategia che come spiega bene l’economista italiano ha due precise tecniche consolidate e che gli permette di imporre il danno per poi dire che in effetti si erano sbagliati nel lassismo generalizzato. “Cari amici, lo vedete che perdere la propria dignità gettandosi ai piedi del potere non serve a nulla? Il potere vi si magna e vi rigenera in un attimo. Prima vi fa fare quello che vuole lui, e poi vi prende pure in giro, dicendovi che non serviva a niente e che lui lo sapeva (infatti l’aveva anche scritto a caratteri piccoli), lasciando così a vostro esclusivo carico la responsabilità politica la quale, in fondo, a ben vedere, non incombe su di voi strictu sensu, non più di quanto incomba sul cane per il morso che dà al passante.

Il responsabile del cane è il padrone, che, nel vostro caso, è la finanza. Quest’ultima però, come questo post e quello precedente sul Fmi dimostrano, ha ottimi metodi per tirarsi fuori, e gli sputi toccano a voi”.

Dal post di Bagnai su Goofynomics:

Lo abbiamo già visto con il Fmi, non ricordate? Nel momento in cui mentono sapendo di mentire, i nostri amici delle “istituzioni” si portano comunque avanti col lavoro usando due ben precise tecniche, che ritroviamo ogni volta, e che si distinguono solo per il corpo del carattere utilizzato:

1) a caratteri cubitali sparano una abominevole e ingiuriosa menzogna morale,ovvero che se le ricette che stanno propinando, su impulso dei rispettivi mandanti, non dovessero funzionare, la colpa sarebbe comunque delle vittime, che non hanno saputo appoggiare con il dovuto garbo e soprattutto la necessaria rapidità la testa sul ceppo;

2) a caratteri microscopici riportano, a tutela delle loro riverite terga, la semplice verità tecnica, ovvero che le ricette che stanno imponendo hanno fondamenta molto labili nella letteratura empirica, che i loro effetti sono difficili da stimare, ecc.

Tanto per rinfrescarvi le idee: il Fmi nel 2012 diceva che una “full and timely program implementation is critical” (come dire: se va a finire male la colpa è vostra perché non vi siete sbrigati, sottintendendo ovviamente che con una efficiente dittatura i problemi economici si risolverebbero meglio che con una esitante democrazia), ma al contempobasava il suo programma su un moltiplicatore pari a 0.5, sapendo benissimo che il valore era diverso e dichiarandolo a caratteri piccoli, con le conseguenze che vi ho spiegato a suo tempo (in buona sostanza, il massacro della Grecia era un fallimento annunciato, quindi voluto).

E, attenzione: cosa succede infallantemente non appena i politici eseguono la ricetta?

Succede che i mandatari della grande finanza li prendono per i fondelli, dicendogli chiaro e tondo:

“Bene, cari pupazzi, avete eseguito quello che ci e quindi vi era stato chiesto, complimenti. Peccato però che non servirà a niente. Cioè, precisiamo: serve a fare gli interessi dei miei mandanti. Ma i vostri, in teoria, dovrebbero essere gli elettori. Ecco, c’è un problemino: i due gruppi di interessi non coincidono. Alla finanza la disoccupazione fa comodo, assicura la stabilità dei prezzi, e lo scopo delle riforme del mercato del lavoro è appunto quello di assicurare la stabilità dei prezzi garantendo sufficiente disoccupazione,come disse un blogger che è anche stato mio allievo. Ma ai disoccupati la disoccupazione non fa comodo, come del resto non fa comodo ai loro fornitori: non so come spiegarvelo, perché voi non avete mai lavorato, cari politici, però, insomma, fate uno sforzo di immaginazione.

[…]

Quindi, quando Visco a maggio 2014 ci diceva che con le riforme strutturali saremmo cresciuti, o era spaventosamente ignaro delle basi della letteratura scientifica (e quindi non era al posto giusto), o mentiva sapendo di mentire (e quindi era al posto giusto). Io la risposta la so, e la sapete anche voi, quindi inutile dircela.

Concludendo: quella di Visco non è una grande scoperta, ma una banalità: le riforme del mercato del lavoro hanno effetti avversi sulla produttività perché alterano il rapporto ottimale fra capitale e lavoro (cioè disincentivano l’innovazione). Ci fa piacere che lui senta il bisogno di dire oggi quello che noi ci dicevamo tre anni fa. Vuol dire che la resa dei conti si avvicina, e che Visco sa già, come sappiamo noi, che quest’anno la disoccupazione non diminuirà. Non è buon allievo chi non supera il maestro, e io la sua previsione l’avevo data qualche mesetto fa.

Vorrei però aggiungere una parola per i politici che continuano a comportarsi da lacchè, ad avvalorare oggi la narraFFione che vorranno smentire domani, ad amplificare oggi il mantra che gli si ritorcerà contro domani, a commettere oggi gli errori politici che non vorranno aver commesso domani.

Fonte: stopeuro

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