Chi Costruì la Luna? Intervista a Christopher Knight

costruttore lunadi D. Jones – New Dawn Magazine
Traduzione di Anticorpi.info

Molti lettori conosceranno lo scrittore britannico Christopher Knight grazie al suo primo libro, il best seller La Chiave di Hiram (1996), scritto in collaborazione con Robert Lomas. Rapidamente La Chiave di Hiram è diventato un libro di culto nel campo della storia alternativa, influendo su un’intera generazione di autori, tra cui Dan Brown, con il suo Codice Da Vinci.

Negli ultimi dieci anni Knight ha scritto sei libri, di cui quattro in coppia con Robert Lomas e due – tra cui il suo ultimo Who Built The Moon? (Chi Costruì la Luna?) con Alan Butler.

In Chi Costruì la Luna? Knight e Butler sollevano una serie di domande affascinanti ed impegnative circa la natura del nostro satellite. E’ possibile che la Luna sia artificiale? E’ possibile che sia cava? Si formò come conseguenza di eventi accidentali, oppure fu il frutto di un progetto intelligente, e nella seconda ipotesi, chi fu l’architetto? New Dawn ha intervistato Knight sugli argomenti e le conclusioni sorprendenti della sua ultima, controversa opera.

New Dawn: Tutte le spedizioni sulla Luna non sono riuscite a rispondere ad alcune delle domande più basilari sulle sue origini e funzioni. Il tuo nuovo libro punta il riflettore su alcuni dettagli della Luna ignoti ai più, ed argomenta una sconvolgente ipotesi in merito alla sua reale natura. Potresti parlarci di questi fatti poco noti?

Christopher Knight: La Luna si trova molto vicina alla Terra, eppure è ampiamente considerata come l’oggetto più strano dell’intero universo conosciuto. E’ un po’ come se uno vivesse in un mondo in cui tutto è normale, coerente, ad eccezione della propria moglie, la quale ha tre teste e si nutre di lamette da barba.

Tra le principali stranezze denotate dalla Luna, vi è il fatto che – al contrario di qualsiasi altro oggetto planetario conosciuto – non ha un nucleo solido. Dunque, o il suo nucleo interno è di densità estremamente bassa, oppure il suo interno è cavo. Stranamente, la sua massa è concentrata in larga parte in uno strato che si trova appena sotto la superficie, aspetto che ha creato parecchi grattacapi alle prime navicelle lunari. Il materiale di cui è fatta fu rimosso dalla superficie esterna del nostro pianeta, e ciò causò una profonda depressione che oggi chiamiamo Oceano Pacifico. Questa enorme roccia si separò dalla Terra circa 4,6 miliardi di anni fa, per poi trasformarsi molto rapidamente nel satellite che conosciamo.

La Luna non è solo anomala dal punto di vista geologico; anche astronomicamente è qualcosa di unico, di miracoloso. E’ esattamente 400 volte più piccola del Sole, ma è anche esattamente 400 volte più vicina alla Terra rispetto al Sole, e ciò fa si che se osservati dalla Terra, il Sole e la Luna sembrino essere esattamente delle stesse dimensioni. Il che dà luogo ai fenomeni che definiamo eclissi totali. Queste ‘coincidenze astronomiche’ sono ignorate o date per scontate dalla gente, mentre per molti addetti ai lavori rappresentano uno dei grandi misteri dell’universo.

Inoltre, dal nostro punto di vista la Luna replica esattamente il movimento del Sole nel cielo; sorge e tramonta negli stessi punti dell’orizzonte, seguendo apparentemente il ‘percorso’ compiuto dal Sole nel suo spostamento da un solstizio all’altro. Non vi è alcuna ragione logica per cui la Luna debba imitare con tanta esattezza il Sole, ‘coincidenza’ che nell’universo ha un significato solo per coloro che osservino dalla Terra gli ‘spostamenti’ dei due astri.

ND: Cosa ti ha ispirato a scrivere Chi Costruì la Luna? E quali elementi collegano questo ultimo libro alle tue precedenti ricerche, da cui traesti spunto per scrivere Civilization One e La Macchina di Uriel?

CK: I sei libri che ho pubblicato negli ultimi dieci anni fanno tutti parte di un’unica, lunga ricerca. Con Alan Butler decidemmo di scrivere Chi Costruì la Luna? subito dopo la pubblicazione di Civilization One, in quanto i nostri studi per quel saggio ci avevano condotto ad approfondire gli aspetti misteriosi del nostro satellite.

Scoprimmo un sistema di misurazione superbamente avanzato in uso più di 5000 anni fa, e basato sulla massa, le dimensioni ed i movimenti della Terra. Per curiosità provammo a verificare se le caratteristiche degli astri del Sistema Solare riflettessero quel modello. Ebbene, il modello era inapplicabile a tutti i corpi del Sistema Solare, eccetto che alla Terra, alla Luna ed al Sole. Fu come se avessimo trovato un progetto costruttivo della Luna, strutturato in funzione del rapporto tra la Terra ed il Sole.

ND: Che cos’è questo sistema, e gli antichi come potevano possedere una simile conoscenza?

CK: Il saggio Civilization One si basa sul lavoro di Alexander Thom, un brillante professore di ingegneria dell’Università di Oxford. Costui ha individuato un antico sistema di misurazione, che ha ribattezzato Yard Megalitica. Quel sistema fu alla base della costruzione di qualsiasi struttura europea occidentale dell’Età della Pietra, ad esempio Stonehenge. Molti archeologi hanno contestato le ricerche di Thom, tuttavia quelle obiezioni di fronte ad una analisi oggettiva dei dati, risultano essere prive di fondamento.

Alan ed io abbiamo dimostrato che questo sistema di misurazione ad elevatissima precisione fu improntato su elementi ricavati dai dati della rotazione terrestre, e che ogni nuovo sistema di misurazione del tempo, del peso e della grandezza – antico e moderno – fu sempre improntato sugli stessi elementi. Non abbiamo a che fare con adattamenti ed approssimazioni, ma con dati esatti. Come facessero gli antichi a conoscere quei dati, è un mistero. Tutto ciò che sappiamo è che i loro sistemi di misurazione fossero perfino più accurati di quelli odierni! Non è difficile verificare questa affermazione; è sufficiente una calcolatrice.

ND: Insomma, avete concluso che non si tratti di un corpo naturale, e che sia stata fabbricata per assolvere una funzione ben precisa.

CK: La Luna non solo è contraddistinta da caratteristiche apparentemente impossibili, ma è anche uno strumento indispensabile alla sopravvivenza degli esseri umani. E’ come una sorta di incubatrice biologica. Se la Luna non si fosse trovata esattamente dov’era nel corso dell’evoluzione della Terra, la vita intelligente non si sarebbe sviluppata. In campo scientifico c’è concordia nel ritenere che l’umanità debba tutto alla Luna.
La Luna agisce come uno stabilizzatore capace di regolare la successione delle stagioni e mantenere l’acqua allo stato liquido nella maggior parte del pianeta. Senza la Luna, la Terra sarebbe stata un pianeta arido e morto, come Venere.

ND: Se la tua ipotesi fosse corretta, e la Luna fosse artificiale, chi o che cosa la avrebbe costruita, e perché?

CK: L’unica conclusione plausibile, dopo aver studiato i dati, è che la Luna sia artificiale. Sul perché qualcuno l’abbia costruita, la risposta è piuttosto scontata: per supportare la vita, ed in particolar modo gli esseri umani. Per quanto riguarda chi lo avrebbe fatto, qui la domanda si fa molto più difficile! Le possibilità attualmente esaminabili sono 3, vale a dire: Dio, gli alieni o gli esseri umani. Tra questi, l’unico elemento scientificamente dimostrato al 100% è l’ultimo…

Articolo in lingua inglese, pubblicato sul sito New Dawn Magazine
Link diretto:
http://www.newdawnmagazine.com/articles/who-built-the-moon-an-interview-with-christopher-knight

Traduzione a cura di Anticorpi.info

Un pensiero su “Chi Costruì la Luna? Intervista a Christopher Knight

  1. NOTIZIE ASTRO-UFO DAL WEB:

    Progetto Genesi, così trasporteremo la vita dalla Terra a nuovi mondi disabitati
    Progetto Genesi, così trasporteremo la vita dalla Terra a nuovi mondi disabitati
    Scienza

    A idearlo un fisico teorico tedesco, Claudius Gros, della Goethe University di Francoforte, che lo ha illustrato sulla rivista “Astrophysics and Space Science”. Intervistato dalla rivista Science, il promotore del progetto precisa che “la sonda con a bordo i microrganismi terrestri da inviare su un esopianeta sarà accelerata da vele solari, come la missione Starshot”
    di Davide Patitucci | 14 settembre 2016

    Più informazioni su: Alieni, Terra, Universo

    In attesa di trovare risposta alla fatidica domanda “Siamo soli nell’Universo?”, potrebbe essere il genere umano l’alieno colonizzatore di nuovi mondi. C’è, infatti, un progetto, ambizioso, che si propone di seminare la vita al di fuori del Sistema solare, trasferendo microrganismi dalla Terra verso pianeti nei quali non è ancora sbocciata.

    Si chiama Progetto Genesi. A idearlo un fisico teorico tedesco, Claudius Gros, della Goethe University di Francoforte, che lo ha illustrato sulla rivista “Astrophysics and Space Science”. Intervistato dalla rivista Science, il promotore del progetto precisa che “la sonda con a bordo i microrganismi terrestri da inviare su un esopianeta sarà accelerata da vele solari, come la missione Starshot”.

    Il riferimento è alla missione volta a esplorare la stella Alpha Centauri, finanziata dal miliardario Yuri Milner e sostenuta da scienziati del calibro di Stephen Hawking. Proprio nelle scorse settimane un team internazionale di astronomi ha annunciato su Nature la scoperta di un esopianeta di tipo terrestre potenzialmente abitabile, in orbita intorno a Proxima Centauri, la stella più vicina al Sole, a una distanza di soli 4,2 anni luce. Un inezia in termini astronomici.

    Il Progetto Genesi prevede di inviare, nell’arco di 50 o 100 anni al massimo, tante piccolissime sonde. Ognuna di esse trasporta un carico di batteri, o addirittura micro-laboratori di biologia e genetica per sintetizzare microrganismi che non esistono sulla Terra, modellandoli in base alle condizioni presenti sul pianeta che si troveranno a visitare.

    “Questo progetto apre la porta alla possibilità di sintetizzare in situ sistemi biologici utili ai fini dell’esplorazione spaziale – commenta Sara Piccirillo, biologa dell’Unità Volo Umano e Microgravità dell’Agenzia spaziale italiana (Asi) -. S’inserisce, infatti, nell’ambito di ricerca della cosiddetta biologia sintetica, a cui la Nasa ha cominciato a lavorare già da alcuni anni, con l’obiettivo di sviluppare tecnologie in grado di espandere e sostenere la presenza dell’uomo nel Sistema solare. Tra i principali benefici di questa ricerca – aggiunge la studiosa dell’Asi – la possibilità di approfondire le conoscenze non soltanto sull’abitabilità degli esopianeti, ma anche sui processi coinvolti nello sviluppo di una biosfera in grado di autosostenersi”.

    I primi microrganismi a sbarcare su nuovi pianeti, in base al progetto, saranno quelli in grado di attuare fotosintesi. Lo scopo sarà arricchirebbe di ossigeno l’atmosfera dell’esopianeta. Consentendo così alla sonda madre, in orbita intorno al nuovo mondo, di far sbarcare una seconda capsula con nuovi microrganismi. Fondamentale accortezza: preservare i pianeti in cui la vita sia già presente. Pena, il rischio di una contaminazione esterna con microrganismi alieni. In questo caso terrestri.

    Il Progetto sull’archivio online di articoli scientifici arXiv.org
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    di Davide Patitucci | 14 settembre 2016

    NOTA OSSERVATIVA: ci sarebbe da chiedersi: se gli alieni la’ fuori sarebbero concordi con un simile progetto terrestre?!

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