L’Europa mediterranea si riunisce ad Atene: ira a Berlino

ΣΥΝΟΔΟΣ ΜΕΣΟΓΕΙΑΚΩΝ ΧΩΡΩΝ Ε.Ε. ΔΗΛΩΣΕΙΣ

I sette Paesi dell’Europa mediterranea si riuniscono ad Atene; anche la Francia si unisce a loro. L’ira di Berlino che teme il cambiamento degli equilibri.

Venerdì, i Paesi dell’Europa mediterranea si sono riuniti ad Atene ospiti di Tsipras; stavolta c’erano tutti: a Spagna, Portogallo, Italia, Grecia, Malta e Cipro s’è unita la Francia.

Due sono i fatti nuovi che danno all’evento un peso politico rilevante: il primo, e indiscutibilmente il più pesante, è la partecipazione della Francia. Parigi è sempre stata in bilico fra le posizioni mediterranee e l’ambizione di costituire con Berlino un asse che governasse di fatto la Ue. Così è stato per decenni, ma l’indebolimento della Francia da un canto, e il venir meno del contrappeso inglese, ha compromesso gli equilibri europei accrescendo a dismisura il potere della Germania e rendendo Parigi subalterna a politiche per essa suicide; di qui l’esigenza di una nuova via.

L’altro fatto è la partecipazione della Spagna e, cosa significativa benché sia dal dicembre scorso senza Governo, la sua acquiescenza al documento congiunto: Madrid, con i Popolari di Rajoy, è stata il più fedele scudiero della Merkel, pronta ad avallarne la politica di austerità ripudiando l’Europa mediterranea, in cambio dell’occhio di riguardo sul suo deficit e degli aiuti che hanno salvato il suo disastrato sistema bancario. Ma il prezzo pagato è stato ed è altissimo, di qui l’obbligato avvicinamento alle posizioni mediterranee.

Intendiamoci: il documento sottoscritto dai 7 Paesi dell’Europa mediterranea, che sarà portato al Consiglio Europeo che si terrà a Bratislava la settimana entrante, non è rivoluzionario né di rottura, e non potrebbe esserlo in questa fase. Insieme alla richiesta di attenzione per i problemi dei migranti ed il Mediterraneo, e di potenziamento del fantomatico piano Juncker mai decollato, contiene però un chiaro indirizzo su crescita e investimenti per superare la crisi, e sulla protezione dello Stato sociale, che sono urticanti per la Germania e i Paesi “rigoristi” del Nord.
Il pericolo che vi intravedono chiaramente è la formazione di un blocco, sia pur al momento di minoranza, capace di bloccare a Bruxelles i provvedimenti sgraditi, determinando di fatto la fine della lunga stagione dell’austerità imposta da Berlino. La reazione è stata immediata: il ministro delle Finanze tedesco Schauble è stato sarcastico sulla riunione e il Presidente dell’Eurogruppo Dijsselbloem è giunto a minacciare velatamente la sospensione dei prestiti attesi dalla Grecia.

La posta in gioco è la riforma di quello scellerato Patto di Stabilità che, ingessando l’Europa, è stato la rovina di molti Paesi e ne impedisce la crescita. Alla due giorni informale fra i Ministri dell’Economia se ne è già parlato, ma Berlino e i Paesi del Nord hanno fatto muro.

Il fatto è che il 2017 è un anno elettorale per la Germania e Angela Merkel, già incalzata dalle vittorie dei populisti, non può permettersi concessioni ai Paesi dell’Europa mediterranea, viste come fumo negli occhi dai suoi elettori. Ma è pur vero che, senza la possibilità di allentare le soffocanti regole di bilancio, e attenuare l’ossessione del “rigore” a tutti i costi, per l’Italia e gli altri paesi dell’Europa Mediterranea sarà un disastro sociale, prima ancora che politico ed economico.

In Europa sta andando in scena lo scontro finale fra due visioni opposte, reso ancor più aspro dal fatto che non è mediato da valori condivisi. Ad esso sono legati non solo i destini politici degli attuali Governi, ma anche il futuro delle popolazioni.

L’incontro di Atene è la reazione di Governi che sono ormai con l’acqua alla gola e si mettono insieme per darsi peso e tentare di salvarsi. Ma è pure un’occasione per frenare una deriva disastrosa per gli Stati. E (senza sperarci più di tanto) anche l’opportunità data all’Europa mediterranea di crearsi finalmente una propria politica.

Fonte: Il Faro Sul Mondo

Tratto da: informarexresistere

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